la Biennale di Venezia


Musica

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

lunedì 28 settembre ore 20.00
Teatro alle Tese – Arsenale
Verrando / Jarrell / Nieder / Donatoni

- Giovanni Verrando Tryptich per grande orchestra (2005-2006, 15’)
- Michael Jarrell Instantanés per grande orchestra (1985, 16’)
- Fabio Nieder Lieder von der Liebe zur Erde per soprano e due orchestre (1996-2006, rev. 2009, 10’) prima es. ass.
- Franco Donatoni Duo pour Bruno per orchestra (1974-75, 18’)

soprano Barbara Hannigan
direttore Zoltán Peskó
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
 
Il secondo concerto che ha per protagonista l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta nuovamente da uno dei suoi artefici principali, Zoltán Peskó, presenta nomi affermati della scena musicale contemporanea – Giovanni Verrando, Michael Jarrell, Fabio Nieder – affiancati dall’indimenticato Donatoni, uno degli autori più radicali, animato da una tensione etica e da un rigore ideologico rimasti ineguagliati.
 
Apre la serata Triptych, di Giovanni Verrando (1965), che appartiene a un ciclo di opere dedicate all’esplorazione del rapporto con la musica elettronica e si costituisce di tre movimenti: Filtering, Heterophonic #3, Filtering #3. La genesi del brano si rintraccia in uno studio elettronico, originariamente da trascrivere per un organico strumentale acustico, da cui sono nati Filtering e Filtering #3. Nella trascrizione per orchestra “ho utilizzato – spiega Verrando - tutte le tecniche presenti nello studio elettronico originario (rumori bianchi, filtraggi, spettri a sviluppo periodico, etc.), e la trascrizione di questi fenomeni mi ha spinto a sviluppare un'orchestrazione specifica e adeguata, facendo anche uso di strumenti non propriamente tradizionali (percussioni che producono rumori bianchi di altezza diversa, campionatore, basso e chitarra elettrica, etc.)”.
Heterophonic #3 è, invece, descritta da Verrando come “un'allucinazione prodotta dalla memoria; l'eterofonia in esso contenuta consiste nella contemporanea presenza di gesti generati da una sola sorgente (la memoria, appunto), i quali non producono necessariamente un insieme sonoro omogeneo. Ognuno di questi gesti fa riferimento a tecniche orchestrali e stili che si sono sedimentati nel mio immaginario, che hanno influenzato il mio modo di scrivere, e che ora trascrivo senza mediazioni. Ho riportato questi frammenti mnemonici (tecniche spettrali, parallelismi, canoni, suoni elettronici, etc.) senza produrre citazioni specifiche, poiché mi interessava trasmettere l'interpretazione un poco allucinata che la mia memoria mi offriva di quelle stesse tecniche. I frammenti, i gesti, non seguono una successione logica, ma sono sovrapposti e disposti formalmente come fossero il frutto di una libera, un po' violenta espressione di mondi musicali più o meno eterogenei, ingabbiati e messi a confronto nello spazio dell'orchestra”.
 
Instantanés, con cui Michael Jarrell (1958) ha vinto il premio Gaudeamus, è stato eseguito la prima volta nell’86 a Ginevra dall’Orchestre de la Suisse Romande diretta da David Shallon. Un brano sul concetto di tempo, che si può compendiare, come ha scritto il musicologo Peter Szendy, nella frase di S. Agostino: “Il tempo presente reclama che non può essere lungo”. “Neanche l’istante è mai semplice, non si lascia trattenere. Ora, gli istanti e le istantanee si confondono, rinviano gli uni alle altre, le linee dell’orizzonte e i poli rispuntano dove non ce li aspettavamo più, già nella terza istantanea, poi nella quarta, la quinta, la sesta. Anche nella settima, che, per il momento, sarà l’ultima. E ancora conto. Ma contare non serve a niente quando si incontra un paesaggio segnato dallo sdoppiamento” (P. Szendy).
 
È la passione per il canto di tradizione tedesca, che il compositore italo-tedesco Fabio Nieder (1957) eredita da una formazione in ambienti culturali mitteleuropei, a ispirare Lieder von der Liebe zur Erde (Canti d´amore alla terra), dedicati a una delle voci più incisive di questi anni, Barbara Hannigan, e trascritti per orchestra in occasione della Biennale Musica.
“Il primo Lied, O Erd, su testo di Hölderlin è luminoso e sospeso, implacabilmente oscillante fra le altezze si bemolle e si naturale (in tedesco e in lingue slave: B e H). Dopo che l´invocazione della voce O Erd (O Terra) risuona ancora nel moto pendolare del pianoforte, dal silenzio della sua solitudine la voce intona pianissimo la parola Erde (Terra), questa volta nel testo della nona elegia di Duino di R. M. Rilke. Il secondo Lied si intitola Verwandlungslied (Canto di trasformazione). La voce si inarca purissima mentre il pianoforte smuove correnti sottomarine scure e indecifrabili. La voce si specchia nelle profondità del suono del pianoforte e (si) interroga senza ottenere risposta. I due mondi sono complementari ma non si toccano. Solo alla fine si riconosce nel Verwandlungslied la parte oscura del primo Lied O Erd, ma la apparente risposta risuona nella domanda e il pezzo non ha fine...!” (F. Nieder).
 
Dedicato a Bruno Maderna poco dopo la sua scomparsa, Duo pour Bruno non è semplicemente un gesto commemorativo verso un amico compianto, ma anche l’impulso – per Franco Donatoni (1927-2000) – a cercare nuovi nessi con l’opera del Maestro veneziano. “In un passo del Venetian Journal, ascoltato due anni or sono al Festival di Royan, - racconta Donatoni - Maderna citava la notissima canzone veneziana La biondina in gondoleta e fu proprio a quella breve citazione melodica che la mia memoria ritornò quando pensai di dedicare un lavoro a Bruno e alla sua ‘venezianità’. D’altra parte, già da alcuni anni praticavo un metodo compositivo fondato sulla trasformazione di materiali musicali già esistenti. L’assunzione di un frammento esiguo di carattere ‘popolare’ e, pertanto, assai estraneo alle mie consuetudini di pensiero, poneva tuttavia difficoltà del tutto nuove…”.
 
Cerca nel sito
Inserisci la parola chiave
European Network of Performing Arts
visita il sito del progetto ENPARTS
Aura
nell’ambito del progetto ENPARTS - giovedì 1 ottobre a Venezia