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la Biennale di Venezia
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Architettura

La strada che ha attraversato l’oceano

I Sabati dell'Architettura
 
Paolo Portoghesi
Direttore della Biennale di Architettura 1980 e 1982
Sabato 11 settembre 2010, ore 14.00
Spazio Esedra, Giardini della Biennale
Intervengono: Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, Claudio D’Amato Guerrieri, Frédéric Migayrou, Franco Purini, Hans Kollhoff, Roberto Pirzio-Biroli, Slobodan Danko Selinkic
 
Cogliere allo stato nascente quello che sta avvenendo nel campo dell’arte: questo, secondo me, è il compito specifico della Biennale di Venezia, un’istituzione alla quale ho dedicato con entusiasmo undici anni della mia vita, dal 1979, quando fui nominato direttore del settore Architettura, al 1992, quando ebbe fine il mio secondo mandato di presidente, sempre tenendo fede a questo principio.
 
La Via Novissima nacque alla fine del 1979 come un modo per evitare la formula dominante utilizzata tra le mostre di architettura e risultata poco adatta al grande pubblico, ovvero quella di mostrare fotografie e modelli, rinunciando alla percezione dello spazio, matrice fondamentale di ogni architettura con l’A maiuscola. Il successo della realizzazione del Teatro del Mondo, accolto favorevolmente dai veneziani e pubblicato su centinaia di riviste, mi incoraggiò a continuare sulla strada di esporre non solo idee, ma anche architetture vere e proprie a tre dimensioni. Inoltre, una fiera berlinese, nella Alexander Platz non ancora ricostruita, con dei padiglioni che imitavano le case di un piccolo borgo, mi suggerì il modo in cui realizzare il mio sogno. A venti architetti provenienti da ogni parte del mondo venne chiesto di progettare delle facciate di piccole case in scala umana, da allineare nello spazio, appena conquistato, delle Corderie dell’Arsenale, una galleria lunga quasi trecento metri che il Ministerro della Difesa e l’Ammiragliato di Venezia concessero alla Biennale, per mio personale interessamento, liberandola dagli ingombranti residui della prima Guerra Mondiale che ancora la occupavano.
 
Tra i venti architetti, scelti tra le figure emergenti in campo internazionale - Venturi, Gehry, Koolhaas, Hollein, Isozaki, Graves, Stern, Krier, Bofill, Ungers, Dardi, Purini, Anselmi, Gordon-Smith, Moore, Tygerman, Greenbereg, Scolari, Kleihues e Portzamparc - molti sono stati i protagonisti di ciò che è avvenuto nel mondo dell’architettura negli ultimi decenni. La defezione di Portzamparc costrinse poi alla sostituzione dell’autore della ventesima facciata, progettata da me insieme a Francesco Cellini e Claudio D’Amato. Insieme agli architetti della Via Novissima, protagonista dell’evento fu Aldo Rossi con il Teatro del Mondo, che durante la mostra ospitava i suoi progetti e le quattro torri realizzate nel campo prima del grande ingresso allo spazio delle Corderie.  
 
La Via Novissima era preceduta da mostre – omaggio rivolte a tre maestri dell’architettura: Philip Johnson, Mario Ridolfi e Ignazio Gardella e seguita da un padiglione affidato ai critici Charles Jencks e Christian Norberg Schulz.
 
Uno spazio attiguo ospitava la mostra «L’Oggetto Banale», curata da Alessandro Mendini. Al piano superiore delle Corderie, oltre a un omaggio retrospettivo a Ernesto Basile, erano esposte le opere di 50 giovani architetti, a ciascuno dei quali era stato chiesto un autoritratto simbolico. Anche in questa sezione appaiono, per la prima volta, nomi che avranno un ruolo importante nell’architettura degli ultimi decenni. La mostra venne poi trasferita a Parigi nell’ambito del Festival d’Automne, nell’antico ospedale della Salpêtrière, con l’aggiunta, in questa occasione, delle facciate di Portamparc e, successivamente, fu trasportata a San Francisco, nel padiglione di Fort Mason, per il generoso intervento di una locale associazione di Amici della Biennale, presieduta allora da Virginia Westhover.
 
L’incontro dell’11 settembre, accompagnato da una piccola mostra,  è servito a fare un bilancio, a trenta anni di distanza, del significato culturale di un evento che riproponeva, come attuale, il tema del confronto di diversi architetti all’interno dello scenario della città in uno dei grandi archetipi della antropizzazione della terra: la strada, come matrice dello spazio urbano. Durante l’incontro è stato anche rievocato l’ampio dibattito seguito alla mostra sul post-moderno, al quale parteciparono intellettuali di spicco di varie discipline.
 
All’incontro dell’11 settembre sono stati invitati, accanto a tutti gli organizzatori come Francesco Cellini e Claudio D’Amato, alcuni degli architetti che disegnarono le facciate della Via Novissima.
 
Paolo Portoghesi
 
 
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