la Biennale di Venezia
Visual Entry Page Architettura (new)

Architettura


Interventi dei Direttori di Cinema, Danza, Musica e Teatro

 
Cinema
Alberto Barbera
Medium sincretico per eccellenza, il cinema ha vampirizzato l’arte del Novecento, impadronendosi delle altre forme espressive per fonderle in un nuovo linguaggio. Ma se il rapporto con il teatro, la musica, la danza e le arti visive è stato ampiamente indagato, non altrettanto forse si può dire del rapporto con l’architettura che, pure, ne rappresenta uno dei legami più profondi. L’una e l’altro sono infatti arti dello spazio, in quanto tali destinate a esercitare una reciproca influenza, fatta di numerose implicazioni, scambi e sfumature. Non è un caso che alcuni dei più grandi registi della storia del cinema abbiano fatto studi di architettura (Sergej Ejzenštejn, Fritz Lang, Nicholas Ray, Michael Cimino...), o che molti architetti dichiarino di essere stati profondamente influenzati dalla visione di certi film al momento di progettare nuovi edifici, destinati a cambiare il volto dell’architettura moderna. È in virtù di questa molteplicità feconda che il cinema entra a pieno titolo nel progetto Monditalia della Biennale Architettura 2014 come una sorta di filo rosso che, con il concorso di oltre settanta film (in realtà, frammenti di film) disposti lungo il percorso dell’esposizione, offre al visitatore un mosaico di suggestioni a partire dalle quali riannodare una delle possibili narrazioni di questa suggestiva proposta. L’Italia e la sua storia si ritrovano in queste schegge che, in virtù del realismo ontologico dell’immagine cinematografica, restituiscono con un’evidenza straordinaria la testimonianza visiva della complessa evoluzione di strutture urbane e spazi naturali, scenografie sociali e industriali, prospettive economiche e politiche, aspirazioni individuali e collettive di un popolo e di un paese, assunto da Rem Koolhaas come modello di confronto e di riferimento per una profonda e irrituale riflessione sulla natura e gli sviluppi dell’arte architettonica. Al di là del valore di documento che gli storici da tempo hanno finito con il riconoscere ai film, la messa in relazione di questi frammenti audiovisivi con l’insieme eterogeneo degli altri materiali esposti contribuisce a quel cortocircuito produttore di senso che è nel disegno dei curatori della mostra.
 
 
Danza
Virgilio Sieni
Il 2014 è l’anno del dialogo tra il 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea/Biennale College Danza e la 14. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Rem Koolhaas, condividendo spazi e progetti. In questo dialogo, il corpo trova una radura dove disporre poeticamente un crocevia di esperienze e progetti, costruendo un luogo attraversato dalla memoria dei gesti e dalla nuova vita che lascia affiorare lo “spogliamento del corpo” del danzatore, demiurgo che ci indica un sentiero possibile, di adiacenza della danza alla vita. Una meditazione fuori dalle regole, attraverso la danza. Dal 7 al 29 giugno, la Polis Corderie_danza e architettura presenta un programma articolato di pratiche, visioni e performance alle Corderie dell’Arsenale. Gli spazi sono stati progettati per condividere il senso del passaggio, dell’agorà e della frequentazione: un continuum di accadimenti sull’abitare il corpo in cui coreografi, danzatori e artisti insieme a giovanissimi, madri, figli, anziani, comunità, gruppi e non vedenti danno luogo a una polis fondata sul gesto, alternando lo studio al laboratorio, la prova alla performance, per dar vita a cicli coreografici. Partendo dall’idea del work in progress e da un sistema di pratiche verso la creazione, emerge un’articolazione di proposte di vario formato, durata e dislocazione, che coinvolgono sia il 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea 2014 (19-29 giugno), sia i percorsi di formazione e creazione del Biennale College Danza oltre alle fasi di creazione dei quadri del progetto Vangelo Secondo Matteo. Un viaggio tra la trasfigurazione di Giochi popolari interpretati da giovanissimi danzatori e Ballate intesi come coreografie migranti nell’esposizione; dal concetto di folla, che dà luogo a improvvise Agorà di gesti stratificati, al progetto Prima danza che vede due giovani coreografe impegnate nel loro percorso di creazione, qui inteso come l’abitare un luogo nella sua frequentazione, tra sguardo dei visitatori e ricerca intima. Le Corderie sono anche il luogo dove dei danzatori non vedenti, insieme a danzatori vedenti, presentano delle forme coreografiche in progress (Danze leggermente diverse, Danze per capire) ricercando lo spazio della rappresentazione tra i visitatori della mostra. Allo stesso tempo i luoghi che quotidianamente si aprono grazie all’impostazione progettuale delle Corderie ospitano di volta in volta riflessioni e prove sui quadri del Vangelo Secondo Matteo, progetto di Virgilio Sieni che coinvolge duecento interpreti di ogni età e professione, unitamente alle onde coreografiche dei progetti di Cristina Rizzo, Roy Assaf, Michele Di Stefano e del gruppo Kinkaleri. Le performance e le pratiche verso la creazione presentate nella Polis Corderie_danza e architettura originano altrettante visioni e camminamenti in città secondo la costruzione di una geografia fragile fatta di sguardi, spostamenti e soste. Gli spazi della Polis San Marco (spazi al chiuso e campi), e quelli della Polis Arsenale ospitano a loro volta, durante il 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea le performance elaborate e presentate alle Corderie creando un sistema di risonanze ed echi, riflessioni sull’architettura e la geografia del territorio.
 
 
Teatro
Àlex Rigola
171144R sembrava non credere a quello che vedeva. Qualcosa gli sfuggiva e la sua percezione non poteva incontrare parallelismi tra le coordinate spazio-tempo. Controllò un’altra volta i dati per verificare che si trattava di Venezia e che effettivamente era nel periodo di massima esposizione solare dell’anno 2014. Conosceva personalmente le difficoltà provocate da queste temperature e in qualche modo si era abituato alle condizioni climatiche. Non erano nemmeno così dure. La città aveva diversi spazi freschi e l’Arsenale sicuramente continuava a essere un luogo con temperature gradevoli idoneo alla contemplazione, al dibattito e alla riflessione. Estetica e contenuto a portata di mano. Per fortuna, nemmeno questo era cambiato nella città, nonostante la distanza temporale. La città era allo stesso tempo un museo classico architettonico per conservare i più preziosi contenuti contemporanei. Era l’evoluzione dell’arte e dell’essere umano in uno spazio da sogno. Quando 171144R arrivò alla base atomica del trasporto prese il vaporetto verso l’Arsenale e i Giardini della Biennale. La brezza del viaggio era gradevole e il tragitto gli permise di riflettere e ripassare le motivazioni di questa missione. Che cosa era accaduto nell’Arsenale durante quella Biennale Architettura, per mandarlo ora, dall’anno 3014, a indagare? Varcata la porta principale dell’Arsenale, notò la frescura dell’edificio: era la stessa; anche lo spazio della libreria era lo stesso. Quando entrò nella prima sala, che in futuro avrebbe assunto il nome di sala Baratta, iniziò a capire il perché di quel viaggio. C’era qualcosa in quel luogo che sfuggiva alla sua ragione e che aveva molto a che fare con il credere nell’essere umano, nelle sue possibilità, nel dono, nell’offerta, nell’apertura agli altri. Architettura, teatro musica danza si erano uniti per regalare sensibilità. La Biennale si era messa a disposizione di artisti internazionali perché potessero provare, sbagliare e non aver timore di raggiugere gli abissi. Uno spazio di prova, direttamente dalla generosità della Biennale Architettura, in cui il maestro Koolhaas e il suo gruppo avevano ideato spazi per il gioco scenico. Spazi molto differenti che creavano una grande varietà di relazioni tra spettatori e artisti. Gli artisti avevano accettato il regalo con generosità. E con questa stessa generosità pensavano di donare alla città il risultato di una intensa settimana di creazione. Non era così importante il risultato ma la sperimentazione e l’idea di condividere la conoscenza. Conoscenza che sarebbe potuta arrivare anche attraverso le conferenze di grandi maestri della scena. 171144R godette di quella settimana nel Biennale College del settore Teatro. In alcuni momenti si emozionò addirittura. Non c’era nessun’altra attività simile nel resto del pianeta. Faceva di Venezia uno spazio speciale per la conoscenza. Ritornato nel 3014 a Venezia, 171144R si riunì con il sindaco Delmercato23 per esporre tutto ciò che aveva visto. Il sindaco lo ringraziò per il resoconto e fu allora che 171144R realizzò la domanda: davvero l’agosto del 2014 a Venezia fu un momento cruciale per l’essere umano? “Caro 171144R” – rispose Delmercato23 –, “qualsiasi intento di creazione, di conoscenza, di bellezza o di generosità è un momento cruciale per l’essere umano.”
residenze artistiche – workshop – incontri – work in progress performance
Il progetto Biennale College – Teatro ha lo spirito di un laboratorio artistico: un luogo di ipotesi e confronto, uno spazio aperto all’incontro e alla sperimentazione. La Biennale Teatro vuole porsi come momento utile per artisti, studiosi, spettatori, appassionati. Un vero e proprio centro di idee attorno alle possibilità del teatro affidato a maestri ed esperti di tutto il mondo per condividere e sperimentare. Biennale College – Teatro si svolgerà dal 30 luglio al 10 agosto 2014. Drammaturghi, registi, attori, scenografi, teorici, personalità di primissimo piano condivideranno la propria conoscenza con oltre 200 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Prestigiose compagnie internazionali svilupperanno i loro progetti futuri. Si potranno incontrare maestri e artisti impegnati in conversazioni e performance. Dodici giorni di intensa attività teatrale alla portata dei visitatori di Venezia.
 
 
Musica
Ivan Fedele
Il contributo del settore Musica della Biennale di Venezia al progetto Monditalia si articola in due proposte di spettacolo strettamente legate al tema dell’allestimento, con due particolari riferimenti alla storia recente del nostro paese. Kater I Rades, opera da camera del compositore albanese Admir Shkurtaj realizzata in collaborazione con i Cantieri teatrali Koreja di Lecce diretti da Salvatore Tramacere, ha come soggetto un altro drammatico evento della nostra storia recente: l’affondamento, nel canale d’Otranto, della motovedetta Kates I Rades carica di centoventi profughi in fuga dall’Albania in rivolta, speronata dalla nostra motovedetta Sibilla che ne contrastava il tentativo di approdo sulla costa italiana. In quel venerdì santo del 1997 perirono oltre ottanta persone. Una vicenda poi diventata tragico simbolo dei boat people alla ricerca di un paese che restituisca loro la libertà e la dignità di esseri umani. Infine Compasso de navegare propone il tema storico del Mare nostrum, il Mediterraneo. Si tratta di un concerto della GEO (Galata Electroacoustic Orchestra) composta da musicisti provenienti da università e conservatori di Istanbul, Barcellona, Cagliari e Genova diretti da Roberto Doati e Tolga Tüzün, in cui musica etnica e improvvisazione si fondono in un ambiente elettronico che ne moltiplica ed elabora le seducenti sonorità.
 
Elements of Architecture
Elementi fondamentali utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo e in ogni luogo
Monditalia
41 installazioni che attraversano il territorio italiano da Sud a Nord, e oltre
Absorbing Modernity 1914-2014
Le partecipazioni nazionali alla 14. Mostra