la Biennale di Venezia
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Arte


Introduzione di Bice Curiger

ILLUMInazioni - ILLUMInations

Che cos’è una Biennale? Su quale pubblico si può contare? Qual è il ruolo della curatrice? Se la 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia reca il titolo ILLUMInazioni, la speranza è anche quella di gettare luce sull’istituzione stessa. In tale contesto si individuano punti di forza latenti e non riconosciuti, ma anche convenzioni che vale la pena sfidare. ILLUMInazioni si incentra sulla luce, un tema classico nell’arte strettamente legato a Venezia. Al contempo, mettendo in rilievo il finto suffisso “nazioni”, il titolo non subisce solo un’estensione semantica fino al mondo del reale e all’interno delle dimensioni sociopolitiche, ma sottolinea il rimando alla situazione particolare della Biennale di Venezia con i suoi padiglioni nazionali. Lontana dalla definizione conservatrice del concetto di “nazione”, l’arte ha il potenziale di sperimentare nuove forme di “comunità”, di negoziare differenze e affinità in maniera esemplare per il futuro.
 
Parlare di nazioni implica anche che si parli di frontiere, come mostra Omer Fast nei suoi sconcertanti lavori cinematografici, o Sigmar Polke che in Polizeischwein si prende gioco di una guardia di frontiera - emblema dell’autorità statale - con umorismo anarchico. In ILLUMInazioni ci si rivolgerà anche ad un altro territorio di frontiera, quello tra la modernità e la storia passata. Alla 54. Esposizione è stato inserito anche un grande maestro del passato: Tintoretto, il pittore della luce. La sua arte è sotto molteplici aspetti eterodossa e sperimentale, ma invece di indagare sulle analogie superficialmente formali che potrebbero sussistere fra Tintoretto e l’arte contemporanea, si fa riferimento a un’energia pittorica assolutamente “anticlassica”. Un’energia che si nutre anche della frizione provocata dal fatto che un pittore della tradizione sia finito in un contesto attuale. In ILLUMInazioni alcuni artisti si riferiscono direttamente a Tintoretto nelle loro opere, come ad esempio Nicholas Hlobo (che cita La creazione degli animali), Monica Bonvicini (che si è ispirata all’ampia scalinata della Presentazione della Vergine conservata a Venezia), James Turrell (nella colorazione) e Christopher Wool (i cui quadri mostrano che l’artista osserva da anni con attenzione i dipinti del Tintoretto). Con Urs Fischer viene aggiunto alla Biennale un ulteriore pezzo di storia dell’arte. L’artista ha infatti riprodotto la famosa scultura del Giambologna, Il ratto delle Sabine, sottoforma di una colossale candela per farla bruciare lentamente nel corso dell’esposizione e abbandonarla al suo annientamento.
 
Oggi la Biennale di Venezia è a ogni modo il luogo del mondo dove si incontrano sia le cerchie degli artisti sedentari che quelle degli artisti migranti, un teatro dove occorre negoziare che cosa dovranno essere in futuro la cultura e l’arte in un mondo globalizzato, quali valori meriteranno di essere difesi e da quali bisognerà prendere le distanze. Nuove comunità di artisti si sono costituite, come ad esempio Birdhead, un duo cinese che nelle foto sismografiche scattate in grandi quantità documenta la propria esposizione soggettiva in uno spazio urbano in rapido mutamento. Nei suoi lavori, Mai-Thu Perret ha inserito riferimenti continui a momenti storici di collettività femminile. La pittura di DAS INSTITUT (Kerstin Brätsch e Adele Röder) si presenta quale megainstallazione nella tonalità del pop iperattivo. Il gruppo artistico GELITIN ha progettato nel Giardino delle Vergini all’Arsenale un’azione di fusione del vetro come evento comunitario che coinvolge amici, pubblico e musicisti.

La mostra stessa costituisce un’opportunità per fornire impulsi di avvicinamento tra gli artisti, chiamati a creare grandi strutture scultoree, i parapadiglioni. Song Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West sono stati invitati a dar forma ad un parapadiglione ciascuno, in modo da potere ospitare al suo interno le opere di altri artisti. In questo modo, nel percorso espositivo si incontrano condensazioni e intrecci di espressioni artistiche. A differenza della consueta “narrazione” additiva, che dispone una accanto all’altra le opere di singoli artisti nell’ambito di mostre collettive, i parapadiglioni mirano a dinamizzare la presentazione. Sono sorte così nuove forme di collaborazione tra gli artisti. Come nel caso del parapadiglione di Tuazon, che ospita al suo interno un’opera di Asier Mendizabal, mentre Ida Ekblad utilizza le pareti esterne come sfondo pittorico del suo intervento. Franz West presenta a Venezia la ricostruzione della cucina della sua casa di Vienna. Le opere dei suoi amici artisti che sono lì solitamente esposte compaiono ora sui muri esterni della struttura, mentre all’interno Dayanita Singh presenta la proiezione Dream Villa. L’avvicinamento reciproco degli artisti è stato ricercato attraverso un ulteriore intervento curatoriale, elaborando cinque domande relative alla tematica dell’identità che sono state poste sia agli artisti dell’Esposizione Internazionale, sia a quelli dei padiglioni nazionali. Le risposte sono state riprodotte nel catalogo, dove le voci degli artisti contribuiscono a formare un paesaggio mentale collettivo e contemporaneo.
 
Tornando al titolo, il richiamo alla luce è evidente in molte opere in mostra. James Turrell crea uno spazio luminoso, un mare di luce colorata in cui i concetti spaziali di vicinanza e lontananza si dileguano. Con Philippe Parreno e Jack Goldstein sono poi rappresentati in ILLUMInazioni quegli artisti di una generazione successiva che tramite il soggetto della luce si sono rivolti anche alla realtà dei mass media. Inoltre, è scontato che in ILLUMInazioni la fotografia rappresenti un tema particolare, con Luigi Ghirri, Annette Kelm o Elad Lassry.
 
Un gran numero di artisti in mostra attinge all’enorme bacino dei miti popolari o della cultura di massa che si sono impossessati di noi. Sulle opere di Katharina Fritsch, Loris Gréaud, Peter Fischli e David Weiss, Cindy Sherman, Rashid Johnson o Christian Marclay influisce forse anche quella “ispirazione materialistica, antropologica” che Walter Benjamin ha collegato all’“illuminazione profana” nel suo saggio sul surrealismo.
 
In ILLUMInazioni si incontrano a più riprese chiari rinvii alle origini e alla familiarità. Nicholas Hlobo ha aggiunto alle sue sculture una traccia sonora in cui egli stesso intona un canto di una tribù africana cantato da sua madre, mentre Song Dong porta a Venezia la casa ultracentenaria dei suoi genitori. Il tema della dimensione familiare si ritrova anche nei parapadiglioni, dove la casa, la cucina, è esposta in senso figurato a molteplici impulsi di rovesciamento, a una corrente d’aria che la apre all’ignoto. Si intitola Others l’intervento di Maurizio Cattelan che riproduce un’opera già esposta alla Biennale nel 1997. Dalle travi del Padiglione Centrale oltre duemila piccioni osservano i visitatori, un’immagine opprimente e minacciosa di cui ci si potrebbe accorgere solo dopo un po’ di tempo. Che cosa rappresentano questi piccioni incombenti sulla testa dei presenti? Di che tipo di intrusi o di estranei, si tratta?
 
Il tema dell’estraneità riveste infatti un ruolo non trascurabile nella mostra. Nella storia dell’arte non è stata forse assegnata una certa condizione di emarginazione già a Tintoretto, anche se riconosciuto come grande innovatore? Guy de Cointet, Jeanne Nathalie Wintsch, Gedewon e pure Llyn Foulkes sono in questo senso estranei interessanti. Gli emarginati ispiratori acquisiscono rilievo mettendo in discussione le certezze del discorso mainstream orientato al consenso. Eppure oggi, in una cultura che non ha uno, ma molti centri, non è proprio questo uno dei modelli di base che si delinea nella contrapposizione tra arte occidentale e non occidentale?
 
ILLUMInazioni presenta un’arte attuale, plasmata da gesti che tendono verso una collettività e riferiscono al contempo di un’identità frammentata, di relazioni temporanee e di oggetti in cui è inscritta la transitorietà. Se l’aspetto comunicativo è cruciale per le idee che sottostanno a ILLUMInazioni, esso è manifesto nell’arte che spesso dichiara e ricerca la vicinanza con la natura pulsante della vita. Tale aspetto è più importante che mai oggi, in quest’epoca in cui il nostro senso della realtà è messo profondamente in discussione dai mondi virtuali e simulati. Questa Biennale fa anche riferimento alla fede nell’arte e nel suo potenziale. Gli artisti lavorano senza reti di protezione, mettendo in dubbio le loro idee e cercando sempre di fare del proprio meglio, e chi lavora con loro non può evitare di esserne ispirato.
 
Bice Curiger, giugno 2011