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illumiNAZIONI: l'arte e la comunità, un dialogo filosofico

Sabato 1 ottobre 2011 - Sala delle Colonne, Ca’ Giustinian, ore 15
illumiNAZIONI: l'arte e la comunità, un dialogo filosofico
Relatori: Carlo Sini e Tommaso Tuppini
 
Carlo Sini (1933) è stato professore di filosofia teoretica all'Università di Milano. Allievo di Enzo Paci, si è inizialmente interessato al pensiero fenomenologico. Successivamente ha approfondito i temi del pragmatismo, del quale ha privilegiato in particolare gli aspetti semiotici nella riflessione di Charles Sanders Peirce. Il rapporto tra semiotica e filosofia ermeneutica costituisce un rilevante e originale sviluppo della riflessione successiva di Sini. È autore di molti saggi tra i quali: Introduzione alla fenomenologia come scienza (1965); Il pragmatismo americano (1972); Semiotica e filosofia (1978); Passare il segno. Semiotica, cosmologia, tecnica (1981); Il silenzio e la parola (1989); Il simbolo e l'uomo (1991); Filosofia e scrittura (1994); Scrivere il silenzio. Wittgenstein e il problema del linguaggio (1994); Teoria e pratica del foglio-mondo. La scrittura filosofica (1997); Idoli della conoscenza (2000); La scrittura e il debito. Conflitto tra culture e antropologia (2002); Il gioco del silenzio (2006). Sini è membro dell'Accademia dei Lincei e dell'Institut International de Philosophie di Parigi.
 
Tommaso Tuppini insegna filosofia all’Università di Verona. Ha insegnato a contratto presso l’Università Statale di Milano (in cui si è laureato con Carlo Sini) e il Politecnico della stessa città. È autore di Deleuze e il cinema francese (Milano 2002, con M. Bertolini et al.), Ludwig Klages. L’immagine e la questione della distanza (Milano 2003), Kant. Sensazione, realtà, intensità (Milano 2005), Essere uno, essere due. Eros e bellezza (Verona 2009). Attualmente ha in preparazione un libro sul pensiero di Jean-Luc Nancy.
 
Bice Curiger, “ILLUMInazioni”, testo del catalogo della Biennale Arte 2011, Marsilio Editori “La più importante, vasta e antica ‘inter-nazionale’ di tutte le biennali d’arte è a tutt’oggi improntata a uno slancio di salvaguardia delle frontiere nazionali in un periodo in cui anche gli artisti sono diventati migranti e turisti culturali attenti e diversificati. Nell’arte odierna, le questioni dell’identità e del retaggio culturale costituiscono da anni un tema di rilievo cruciale e potrebbero ampliarsi e approfondirsi ulteriormente. Lontana dalla definizione conservatrice del concetto di ‘nazione’, l’arte ha il potenziale di sperimentare nuove forme di ‘comunità’, di negoziare differenze e affinità in maniera esemplare per il futuro. Il concetto di ‘nazione’ si può riferire a livello metaforico alla comunità, in special modo agli ambienti dell’arte odierna di tutto il mondo composti da individui, gruppi e collettivi di dimensioni più o meno grandi i quali si sovrappongono e allo stesso tempo sono sempre rappresentanti di scene familiari diverse, con i loro contesti e le loro mentalità. Un’Organizzazione delle Nazioni Unite d’altro genere, in un’interpretazione aperta, nel sottolineare le possibilità di cambiamento e sviluppo”.
 
“Segni attraverso il fuoco”, dialogo tra Jean-Luc Nancy e Tommaso Tuppini pubblicato nel catalogo della Biennale Arte 2011, Marsilio Editori
Tommaso Tuppini: "Perche l’identità nazionale rimane un paradigma di riconoscimento e orientamento cui rimaniamo cosi affezionati, nonostante non vi sia più alcuna corrispondenza tra i nomi della nazione e la cosa designata? Si tratta dell’ineschivabile fenomeno per cui il linguaggio e sempre in ritardo sull’accadimento o in questa singolare resistenza dei nomi della nazione c’è qualcosa di più significativo?"
Jean-Luc Nancy: " […] C’è una contraddizione evidente tra l’internazionalizzazione (che noi chiamiamo 'mondializzazione') dei circuiti di produzione, di scambio, d’informazione, di ideazione – in tutti gli ambiti, le forme e le materie – e il permanere dei nomi delle nazioni, che al giorno d’oggi diventa spesso rivendicazione di identità nazionali. […] Sicuramente per quel che riguarda l’etichettatura – se posso esprimermi così – della nazionalità è vero che sul paese si riflette parte della luce che emana dall’opera. E però altrettanto vero che il termine 'nazione' mette insieme ibridandole due realtà distinte. Da una parte lo Stato-nazione, questa forma politica che risale al Rinascimento e che al giorno d’oggi (sembra) sta andando incontro a trasformazioni radicali. Dall’altra l’insieme di ciò che siamo abituati a chiamare una ‘cultura’ nella sua accezione etnologica: il complesso di lingua, usi, simboli, forme e gusti dentro il quale si sviluppa il carattere singolare di ciò che potremmo forse definire un 'popolo', se questo termine non fosse dopotutto troppo limitante. […]. È impossibile che ci sia una cultura sola. Essa non avrebbe alcun 'fuori' verso cui inviare il messaggio del proprio idioma. Essa sarebbe una cultura autistica. Le nazioni diventano autistiche quando cominciano a pensare se stesse come sole".

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