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Arte

Tintoretto e la Biennale: gli effetti di una nuova contestualizzazione

Sabato 22 ottobre 2011 - Teatro alle Tese, Arsenale, ore 15
Tintoretto e la Biennale: gli effetti di una nuova contestualizzazione
Relatori: Achille Bonito Oliva, Cecilia Canziani, Pericle Guaglianone, Roland Krischel e Haroon Mirza
 
Achille Bonito Oliva (1939) è critico d'arte e docente di storia dell’arte contemporanea alla Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato molti libri tra i quali L'ideologia del traditore dedicato al Manierismo. È stato il direttore della 45. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 1993.
Cecilia Canziani (1976) è curatrice e storica dell’arte. Da gennaio 2009 è co-direttore artistico di Nomas Foundation, Roma. È docente presso la Sapienza Università di Roma, l’Accademia di Belle Arti di Palermo e l'Istituto Europeo di Design. È stata coordinatrice della Biennale di Tirana del 2003 e ha collaborato con il British Museum nell’ambito del Contemporary Arts and Culture Programme, sotto la direzione di James Putnam.
Pericle Guaglianone (1971) è storico dell’arte, critico e curatore indipendente. Collabora con i periodici "Artribune", "Arte e Critica" e "Arte e Roma".
Roland Krischel è vice direttore del Museo Wallraf-Richartz e della Fondazione Corboud a Colonia, Germania. Ha dedicato a Tintoretto numerosi libri, saggi e articoli.
Haroon Mirza (Inghilterra, 1977) è un artista che realizza installazioni video e sonore, utilizzando dispositivi tecnologici obsoleti e altri elementi d’uso quotidiano. Partecipa alla 54. Esposizione con due opere all’Arsenale e al Padiglione Centrale. Ha vinto il Leone d’Argento per il miglior artista promettente in questa edizione.
 
Achille Bonito Oliva, “Gli Archi-scultori che fanno case per altri artisti”, La Repubblica¸ 1° giugno 2011
“Nella mostra ILLUMInazioni si conferma la natura epifanica dell'arte tra Rimbaud e Benjamin, la sua capacità di fondare nuove visioni del mondo, improvvise, inaspettate, sorprendenti. Viene celebrata la luce, valore specifico dell'arte, specialmente di quella Veneta. Elemento emozionale e mentale, svelamento di verità e di conoscenza. Tre quadri di Tintoretto aprono la mostra, affermando che l'Arte progetta il suo passato e restituisce attualità ad un artista che ha utilizzato la luce in maniera profetica. Squarci spaziali e lampi luminosi per rappresentare scene del sacro e corpi del profano, una lotta tra trascendenza e immanenza. Una turbolenza vitale necessariamente drammatica percorre tutta la mostra, dal Padiglione centrale all' Arsenale, tra stanzialità e nomadismo”.
 
Pericle Guaglianone, “Elementare, Curiger!”, Artribune¸ 27 giugno 2011
“Bice Curiger, […], a proposito della caratteristica ‘prestezza’ della pittura del Tintoretto, fa notare che in pieno Rinascimento il grande artista veneziano sceglie di rappresentare qualcosa di esorbitante come una tempesta (il riferimento è al Trafugamento del corpo di San Marco, uno dei tre teleri che a sorpresa aprono ILLUMInazioni), ‘con appena tre pennellate bianche’. Un particolare ritenuto pregnante, che la porta all’azzardo critico di assegnare al maestro del Cinquecento, piuttosto che il ruolo canonico di precursore del Barocco, quello di antesignano di Marcel Duchamp e Barnett Newman. Con fine provocatorietà, il telero in questione viene proposto all’ingresso del Padiglione Centrale ai Giardini, come esempio proto-concettualista di un’estetica del pensiero. Secondo la Curiger occorre rilevare l’esigenza palesata dal grande veneziano, di formalizzare in modo icastico e autoriflessivo il fatto stesso che vi sia luce”.
 
Roland Krischel, “La tensione tra cielo e terra”, Neue Zurcher Zeitung, 25 Giugno 2011
“ ‘Voglio che Tintoretto non esca mai dalla mia testa’, ha scritto alla fine del 1912 Max Beckmann dopo un viaggio a Monaco. Quasi cento anni dopo - grazie all'intuizione di Bice Curiger – Jacopo Tintoretto è al centro della vetrina internazionale della creazione contemporanea. La curatrice non ha proposto un’unica soluzione agli artisti del primo decennio del XXI secolo, ma ha individuato nel maestro veneziano una segreta fonte d’energia, un punto di riferimento storico per l’arte moderna (e post moderna)”.

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