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Arte


Tintoretto e la Biennale:
il pittore della luce e la Biennale delle Illuminazioni

Sabato 29 ottobre 2011 - Teatro alle Tese, Arsenale, ore 15
Tintoretto e la Biennale: il pittore della luce e la Biennale delle Illuminazioni
Relatori: Paolo Baratta, Renato Barilli, Melania Mazzucco, Giandomenico Romanelli e Abate Norberto Villa
 
Paolo Baratta è il Presidente della Biennale di Venezia dal 2008, dopo aver ricoperto lo stesso incarico dal 1998 al 2002.
Renato Barilli (1935), critico e storico letterario e d’arte, dirige la Scuola di specializzazione in Beni Storici Artistici dell'Università di Bologna. Ha pubblicato Maniera moderna e Manierismo edito da Feltrinelli nel 2004.
Melania Mazzucco (1966), vincitrice del Premio Strega nel 2003, ha scritto un romanzo sugli ultimi giorni di Tintoretto dal titolo La lunga attesa dell'angelo edito da Rizzoli nel 2008. Nel 2009 ha pubblicato anche una biografia del pittore dal titolo Jacomo Tintoretto e i suoi figli.
Padre Norberto Villa è l’Abate dei Padri Benedettini della Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia da cui proviene l’Ultima Cena di Tintoretto esposta al Padiglione Centrale nell’ambito della mostra ILLUMInazioni.
Giandomenico Romanelli (1945), professore e storico dell’arte, è stato dal 1979 al 2011 direttore dei Musei Civici di Venezia. È autore di molte opere tra le quali Tintoretto: la Scuola grande di San Rocco edito da Electa nel 1994.
 
Bice Curiger, “ILLUMInazioni”, testo del catalogo della Biennale Arte 2011, Marsilio Editori
“Alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è stato inserito nell’esposizione qualcosa che normalmente resta escluso: un grande maestro del passato, Tintoretto, il pittore della luce. […] L’arte di Tintoretto è sotto molteplici aspetti eterodossa e sperimentale e si distingue per un marcato trattamento della luce e per una composizione movimentata che lo rendono un predecessore del Barocco. Tintoretto fu uno dei primi artisti a dipingere su tela con un fondo scuro. La sua tecnica è rapida, ripresa dalla pittura di affreschi, sicché il ductus delle pennellate è spesso abbozzato e resta sul quadro privo di levigatura, con un effetto di lontananza tuttavia precisamente calcolato. Se in passato il pittore è stato spesso rimproverato di ‘eccessiva rapidità’, oggi risulta particolarmente affascinante la maestria con cui l’arte di Tintoretto media apertamente fra due realtà, quella (illusoria) dell’immagine e quella della pittura. Nei suoi quadri la pennellata si rende ‘autonoma’, si emancipa dalla sua funzione di servizio e da un’esistenza subordinata alla rappresentazione. Le sue composizioni sono audaci e infrangono le regole del Rinascimento. Nell’arte di Tintoretto la luce non è né fresca né legata in maniera armonica, bensì ‚esaltata? e talora febbrile. […] La presentazione di Tintoretto alla Biennale non mira in alcun modo a postulare un’’eternità classica’. Invece di indagare sulle analogie superficialmente formali che potrebbero sussistere fra Tintoretto e l’arte contemporanea, si fa riferimento a un’energia pittorica assolutamente ‘anticlassica’. Un’energia che si nutre anche della frizione provocata dal fatto che un antico pittore ardito sia finito in un contesto attuale”.
 
Paolo Di Stefano, “L’ultimo rimorso di Tintoretto - Una figlia sacrificata al genio”, Corriere della Sera, 12 novembre 2008 (intervista a Melania Mazzucco)
“Ho voluto raccontare il rapporto con ciò che si crea. Leggendo le teorie estetiche del tempo, ho tratto parecchi insegnamenti: invenzione è dare una luce, ‘destacare’, separare gli oggetti dallo sfondo, decidere da che distanza guardarli. Tintoretto è un maestro dell’inquadratura, ha un modo folgorante di guardare da molto vicino. Infatti qualcuno gli rimprovera che guardando da troppo vicino i personaggi importanti che ritrae finisce per mettere a nudo i loro difetti: sono questioni che toccano anche la letteratura”.
 
Lettura di Melania Mazzucco allo Spazio Esedra, Giardini, Jo Jacomo Tentoreto pitor contento (4 giugno 2011) Video >>


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