la Biennale di Venezia
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Arte


Che cosa abbiamo combinato?!

Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia
 
La Mostra va verso la sua conclusione con un gran finale. Ecco i Meetings on Art – un ricco e articolato programma di discussioni che iniziano il 1° ottobre.
Oltre ad affrontare temi suggeriti dalla Mostra abbiamo deciso di metterci tutti in gioco nell’ultimo incontro, quello del 26-27 novembre, intitolato: Cosa abbiamo combinato?! chiamando a raccolta curatori delle Biennali precedenti e loro illustri colleghi per discutere intorno a quel che s’è fatto e a quel che si potrà fare in avvenire.
La Biennale ha attraversato fasi diverse nel corso dei suoi 116 anni di vita, e diverso di conseguenza è stato il ruolo svolto dai curatori. Il nuovo corso – iniziato nel 1999 quando da Presidente appena nominato scelsi come curatore Harald Szeemann – è stato in questo senso segnato da una profonda ridefinizione della Forma della Mostra che diventò, per la prima volta, mostra internazionale, nettamente distinta dalle partecipazioni nazionali, autonoma e svincolata dalla selezione del padiglione italiano.
Si delineavano così i tre pilastri che ancora oggi caratterizzano la Biennale d’Arte.
Il curatore (la curatrice) dell’Esposizione Internazionale è chiamato espressamente a realizzare una mostra “senza confini”. La Biennale non nomina comitati o commissioni, né diversi curatori per diverse aree, ma si affida alla responsabilità di un singolo curatore.
Tra scelte dei curatori dei padiglioni nazionali e scelte del curatore della Biennale, tra mostra internazionale del curatore e mostra internazionale dei padiglioni, si determinano così liberamente scelte condivise o scelte diverse. Il rapporto dialettico tra queste diverse scelte rappresenta un elemento qualificante il suo carattere internazionale: una mostra dai molti occhi, dai molti punti di vista. Il curatore deve avere occhio esperto, spirito indipendente, generosità verso gli artisti, severa capacità di selezione, grande fedeltà a quella misteriosa dea che è la qualità. Sguardo libero sul mondo.
Secondo pilastro, i Paesi. I Padiglioni nazionali sono una caratteristica molto importante della Biennale di Venezia. Una formula antica di presenza degli Stati eppure viva e vitale più che mai. Preziosa in tempi di globalizzazioni, perché ci dà il tessuto primario di riferimento sul quale possono essere osservate e meglio evidenziate le autonome geografie degli artisti, sempre nuove, sempre varie. Ci si può chiedere in che misura questi padiglioni portino con sé, per quanto ampia sia l’autonomia lasciata ai curatori, anche desideri di rappresentazione del paese che li organizza. Ognuno ha la sua storia e il suo stile. Possiamo senz’altro dire che in essi i paesi rivelano il ruolo attribuito all’arte contemporanea quale messaggera del loro presente e della loro ricchezza culturale. Ma dai padiglioni vengono anche rivelazioni su realtà e ricchezze più profonde di quelle delle pretese o consuete immagini ufficiali e stereotipe.
Terzo pilastro, il pubblico, a cui i Meetings on Art sono espressamente dedicati e con cui si vuole confermare il ruolo della Biennale di Venezia quale istituzione aperta alla conoscenza e allo spirito di ricerca, degna di un pellegrinaggio. In un’epoca nella quale l’arte ha da tempo cessato l’enfasi sulla provocazione dell’anti-arte, cerchiamo le vie del colloquio tra l’opera dell’artista e il nostro sguardo e il nostro spirito, vogliamo capire e sentire quel di più che l’arte con generosità ci dona e ci sussurra, desideriamo illuminazione come visitatori, come amanti dell’arte, come individui e come membri della comunità umana.
In conclusione della 54. Esposizione Internazionale d’Arte abbiamo quindi chiamato curatori e critici da tutto il mondo per aprire un tavolo di discussione su quanto realizzato dalla Biennale – di cui alcuni sono stati peraltro curatori – nel corso dell’ultimo decennio, sul diverso ruolo assunto dalla figura del curatore, sulla sua formazione, sul suo rapporto con le istituzioni (Biennali, musei, gallerie) e con il pubblico.
La Biennale è un grande pellegrinaggio dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori si incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro. L’arte è qui intesa come attività in continua evoluzione.
Se un museo si qualifica principalmente per le opere che possiede, una istituzione come la Biennale si qualifica piuttosto per il suo “modus operandi”, per i metodi seguiti, per la natura dei soggetti che vi partecipano, per le scelte sul metodo e per i principi e le regole che ispirano la sua organizzazione, per gli spazi di cui dispone, ecc.: insomma per la Forma dell’Istituzione che si riflette nella Forma data alla Mostra che vi si tiene ogni due anni. Ed è dalla qualità di questa Forma che dipende il raggiungimento del principale nostro obbiettivo: ottenere la stima del mondo. Cosa combineremo in futuro?!