la Biennale di Venezia
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Arte


Presentazione di Meetings on Art

Bice Curiger, Direttrice della 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia
 
L’obiettivo di Meetings on Art è aprire dei momenti di dibattito attorno ai temi, gli interrogativi e le risposte che le opere della mostra ILLUMInazioni suggeriscono al vasto pubblico della Biennale.
Quello che accomuna questi incontri è la volontà di creare una tensione positiva, una dialettica produttiva tra elementi che nel comune discorso sull’arte vengono considerati opposti o, addirittura, contrastanti: l’eredità del passato rappresentata da Tintoretto e la produzione contemporanea; il ruolo del curatore e quello dello storico nel mondo dell’arte di oggi; la globalizzazione e l’identità nazionale; il lavoro del curatore in una Biennale d’Arte e la sua funzione in un museo.
 
Per far questo abbiamo voluto coinvolgere personalità diverse, per provenienza e cultura, che animano il mondo accademico, la creazione contemporanea, il dibattito filosofico e culturale. L’arte contemporanea, infatti, non è più una sfera isolata che ha bisogno di essere difesa da minacce esterne. Il suo ruolo nel discorso quotidiano è ormai indiscusso e, per questa ragione, il “pathos” con cui i curatori del secondo dopoguerra difendevano il loro campo d’azione appare ormai obsoleto e anacronistico. Il contemporaneo si apre sempre più al confronto con la storia e la tradizione, senz’alcun tipo di complesso d’inferiorità o, all’opposto, senza alcuna pretesa di maggiore “attualità” rispetto all’arte antica. Da qui nasce la discussione intorno al gesto di esporre un maestro del passato come Tintoretto al centro della manifestazione più importante per l’arte contemporanea, e del significato che questa scelta vuole esprimere. Se l’intento era quello di cancellare la frontiera tra creazione attuale e tradizione, gli effetti di questa operazione sono tutt’altro che scontati e vanno valutati in profondità.
 
Altro territorio di confine ancora da esplorare è il complesso rapporto tra gli stati-nazione e le comunità, in senso etnologico e culturale. Viene da chiedersi perché in un mondo sempre più caratterizzato dall’internazionalizzazione dei sistemi di comunicazione e dalla globalizzazione economica, il criterio nazionale rimane una fonte identitaria così forte. Il concetto di comunità può essere applicato anche alla cerchia degli artisti contemporanei. Per loro “stanzialità” e “nomadismo” rappresentano due condizioni e due risposte estreme a un fenomeno socio-politico che rischia di ridurre l’arte e la cultura in una poltiglia uniforme e inutile.
 
Gli ultimi appuntamenti di Meetings on Art si focalizzeranno sulla funzione del curatore, una figura sfuggente, a metà strada tra l’autodidatta e l’accademico. Si tenterà d’individuare quali sono i punti di riferimento per una professione priva di una tradizione ben definita e di una storia scritta e condivisa. La discussione si concentrerà, in particolare, sulla dialettica che esiste tra l’istituzione museo e le Biennali di Venezia. Se in un museo si assiste a un’eccessiva valorizzazione delle opere e degli artisti, ciò che toglie loro l’energia positiva, nelle Biennali si rischia una strumentalizzazione delle opere per illustrare delle teorie. Inoltre, entrambe le realtà - museo e Biennale - devono affrontare con diversi mezzi e risorse una sfida cruciale: bilanciare i grandi numeri con una proposta culturale di alto livello e scongiurare il rischio di un’arte populista e non semplicemente popolare. Se si crede nell’arte e nel suo potenziale conoscitivo ed emozionale, bisogna chiedersi, infine, quali siano le basi su cui poggia questa “fede” in un mondo aperto a stimoli, impulsi e idee che provengono da culture e realtà molto lontane tra loro. Meetings on Art vuole tentare di fornire alcune delle possibili risposte a un interrogativo cruciale per il presente, ma anche per il nostro futuro.