Una riflessione sta alla base dell’ideazione di questo Simposio: l’Arte, nel nuovo Millennio, si sta trasformando ben più velocemente di quanto imponga il classico biennio della nostra Esposizione Internazionale d’Arte.
Più dell’arte, infatti, si trasforma l’informazione sull’arte, resa velocissima dai nuovi scambi, dall’accelerazione delle tecnologie, dal proliferare dei media, dai musei globali, dalle megamostre, dagli appuntamenti del mercato, dalla vivacità di critici e curatori perennemente in cerca di nuovi movimenti.
Per questo ci è sembrato indispensabile far precedere la prossima Biennale da questo Simposio, che potesse fare il punto sullo stato della creatività, dell'organizzazione e dell'economia dell'Arte contemporanea, affrontando il tema centrale dell’identità futura delle grandi Esposizioni.
Assolvendo, con ciò, a quel ruolo di osservatorio privilegiato su questi fenomeni, che la Biennale ha sempre avuto e continua ad avere.
Ma torniamo, solo per un momento, indietro di un secolo.
Una recente ricerca ci ha permesso di recuperare i documenti che testimoniano di un convegno promosso dal Circolo degli Artisti (diretto dal Presidente della Biennale – allora anche Sindaco della città, Filippo Grimani - e dal segretario della Biennale Antonio Fradeletto) a Venezia nell’autunno del 1905, sullo stato e le prospettive dell'arte contemporanea. Più di cento anni fa, quando l'allora Esposizione d'Arte Internazionale aveva appena presentato le sue prime edizioni, già si cercava di prevederne gli sviluppi, definirne i criteri di valore, misurarne i gradi di modernità. Rileggendo oggi alcune delle pagine ingiallite dei quotidiani dell’epoca, colpisce quanto più che al dibattito si dava particolare spazio alla presenza del Re e della Regina a quello che era stato titolato “Congresso Artistico Internazionale”, anche se spicca l’omaggio che quel Congresso fece al genio di John Ruskin, che a questa città e alla sua arte aveva dedicato pagine intense.
Il simposio che cento anni dopo abbiamo chiesto a Robert Storr di curare, si colloca, dunque, in un paesaggio radicalmente diverso rispetto a quello di allora, mutato più e più volte dall'inizio del secolo scorso.
La Biennale da quegli inizi è anch'essa radicalmente mutata, più e più volte, pur mantenendo inalterata, da quell'epoca, la matrice internazionale degli esordi.
Configurata a modello oramai ripetuto in tutto il mondo, per tutto il secolo e ancora oggi, la Biennale ha mantenuto centralità, autorevolezza e riferimento costante per il mondo dell'arte.
Certamente aiutata dalla sua interdisciplinarità, la Biennale ha attraversato e dato conto di tendenze, scuole, movimenti, individualità, dando a Venezia e all'Italia una oggettiva leadership mondiale nel dibattito artistico e culturale sulla contemporaneità.