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Robert Storr
52. Esposizione Internazionale d’Arte  Riflessioni sulla 52. Esposizione Internazionale d’Arte 
di Robert Storr 

Roma, 6 marzo 2007
Da Platone in poi, in modo più o meno esplicito, i filosofi hanno separato e diviso in compartimenti stagni la coscienza umana, contrapponendo una facoltà all’altra: la mente al corpo, la ragione all’irrazionalità, il pensiero al sentimento, lo spirito critico all’intuizione, l’intelletto ai sensi, il concettuale al percettivo. Nel migliore dei casi, queste dicotomie sono servite ad affinare la comprensione delle diverse capacità a nostra disposizione per capire e collocarci nel mondo; nel peggiore, ci hanno deprivato di alcune di queste abilità, stabilendo false gerarchie che ci spingono ora a sottovalutare l’una in favore dell’altra, ora a diffidare di molte in favore solo di alcune.

Eppure, per quanto filosofi e ideologi abbiano persuaso con successo la gente non soltanto dell’utilità analitica, ma anche dell’intrinseca verità storica di queste categorie, le molteplici sfide poste dalla realtà alle nostre capacità di comprensione e il flusso vero dell’esistenza superano di gran lunga il potere di sistemi, teorie e definizioni volti a contenerle. L’immaginazione è come un bacino in cui questa eccedenza trabocca e si riversa, e l’arte scava i canali capaci di ricollegare tra loro parti della coscienza un tempo isolate e segregate, inondandola e riempiendola nella sua interezza come un fertile delta.

Pensa con i sensi – senti con la mente si fonda sulla convinzione che l’arte sia oggi, e sia sempre stata, il mezzo tramite cui gli esseri umani prendono coscienza del proprio essere in tutta la sua complessità. Questa affermazione non presuppone tuttavia che il risultato sia un tutt’uno indissolubile e duraturo, o che l’arte costituisca una risoluzione magica ai conflitti insiti nella nostra natura o nelle diverse culture e società e nelle loro relazioni reciproche. Quello è il campo della filosofia, delle scienze sociali e della politica.

Nondimeno, “dare un senso” alle cose in un dato momento o in una determinata circostanza significa coglierne la piena complessità sul piano intellettuale, emotivo e percettivo. Tale sforzo non implica che la nostra comprensione duri a lungo e neanche che duri molto più dell’istante nel quale realizziamo che questi aleatori poteri di concentrazione e trasformazione ci appartengono. Incidentalmente, per “dare un nonsenso” al mondo, come fanno l’arte grottesca, dadaista o dell’assurdo, si dispiegano questi stessi poteri attraverso una disparità esagerata. Invertendo l’ordine e la logica, l’opera creata paradossalmente mantiene sospesa la nostra coscienza frammentata e così facendo ci permette di afferrarne le contraddizioni.