La Biennale di Venezia  
La Biennale di Venezia
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Padiglione della Gran Bretagna, 1928
Biennale Arte  Storia  La Biennale tra le due guerre 
1900-1940 

Nel primo dopoguerra la Biennale manifestò una maggiore apertura verso le più innovative tendenze dell'arte, grazie anche alla sensibilità del nuovo Segretario Generale Vittorio Pica, che fin dal 1908 si era interessato agli impressionisti, a cui aveva dedicato numerosi studi. Nel 1920 il curatore del Padiglione francese Paul Signac, oltre a 17 proprie opere, espose Cézanne, Seurat, Redon, Matisse e Bonnard, mentre l'Olanda propose la retrospettiva di Van Gogh e la Svizzera quella di Hodler.

A Pica il merito di aver presentato la prima retrospettiva di Modigliani nel 1922, e di aver organizzato, nello stesso anno, una mostra di scultura nera, rivalutata dai post-impressionisti. Non mancarono le polemiche: per l'arte nera si usò in senso dispregiativo il termine "primitivo", mentre di Modigliani venne sottolineata la sua vita disordinata. Ma in occasione della seconda retrospettiva, nel 1930, non rimase traccia di queste riserve. Inoltre, Vittorio Pica seppe imporre la sua decisione di presentare sei acquerelli di Van Dongen, nonostante l'opposizione di parte del consiglio direttivo e dello stesso Sindaco di Venezia Davide Giordano.

Intanto Filippo Grimani nel 1920 aveva perso la carica di Sindaco e con essa la presidenza della Biennale. La Giunta Giordano, preoccupata dalla nuova ardita tendenza iniziata dal Segretario Generale Pica, gli affiancò un Consiglio direttivo di 7 membri (diventerano 8 nel 1924 e 13 nel 1926). Nel 1926 Pica fu costretto da motivi di salute a dimettersi, e il conte Pietro Orsi, divenuto contemporaneamente Podestà di Venezia e Presidente della Biennale, nominò il nuovo Segretario Generale, Antonio Maraini. Nel 1928 prese vita il primo Archivio della Biennale, denominato Istituto Storico d'Arte Contemporanea.