Biennale Arte
Storia
Il dopoguerra: La Biennale del 1948 e gli anni Cinquanta
1940-1969
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Biennale riprese il discorso da dove l'aveva lasciato: l'Impressionismo francese, proposto da Roberto Longhi in una memorabile rassegna.
A rendere straordinaria la XXIV Biennale del 1948 fu anche la rivisitazione delle avanguardie, che fu resa possibile grazie anche all'impegno dei Padiglioni stranieri. Sensibile interprete di queste esigenze fu il Segretario Generale Rodolfo Pallucchini, che organizzò le prime cinque Biennali del dopoguerra (dal 1948 al 1956).
Fu un periodo di tempo che gli permise di ricostruire un quadro abbastanza completo delle avanguardie europee, dal quale però rimase ancora escluso il Dadaismo. Ma soprattutto, di creare anche in Italia un ponte tra pubblico e arte contemporanea.
I due eventi principali del 1948 furono la prima mostra retrospettiva di Picasso (sua prima apparizione alla Biennale all’età di 67 anni, presentato da Guttuso) e la mostra della collezione di Peggy Guggenheim che comprendeva 136 opere di 73 artisti, presentata da Giulio Carlo Argan. Negli anni seguenti vennero presentate altre retrospettive di artisti d’avanguardia. Ormai l’importanza del movimento era pienamente riconosciuta: furono premiati Braque (1948), Matisse (1950), Dufy (1952), Ernst e Arp (1954). L’edizione del 1950 fu un altro successo, con quattro importanti mostre su Fauves, Cubismo, Futurismo e Blaue Reiter. Una rivelazione fu la stupefacente violenza pittorica del Padiglione Messicano, che presentava i “quattro grandi”: Jose Clemente Orozco, Diego Riviera, David Alfaro Siqueiros e Rufino Tamayo.
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