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Macchina di visione. Futuristi in Biennale

In occasione della 53. Esposizione Internazionale d’Arte, e del centenario del "Manifesto del Futurismo", è stata aperta al pubblico dal 7 giugno al 22 novembre a Ca’ Giustinian - rinnovata sede della Biennale di Venezia - la mostra Macchina di visione: futuristi in Biennale, dedicata ai futuristi presenti nelle Biennali dal 1926 al 1942, e alle retrospettive e omaggi loro dedicati dalla Biennale fino al 1995.
 
Curata dal Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia (LISAV) - Università IUAV di Venezia, in collaborazione con la Biennale di Venezia - Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC), la mostra ha esposto lettere, prefazioni ai cataloghi, manifesti, fotografie, filmati, nastri audio, frutto di una ricerca svolta presso l’ASAC con il contributo diretto di personale e ricercatori dell’ASAC stesso.
Allestita presso il piano terreno di Ca’ Giustinian, la mostra ha avuto la sua vernice in coincidenza con la vernice della 53. Esposizione Internazionale d’Arte e dell’inaugurazione della rinnovata sede istituzionale della Biennale di Venezia (2-6 giugno). Si è trattato della prima delle iniziative che hanno concorso a identificare Ca’ Giustinian sede ideale della Biennale e centro di vita culturale della città.
 
Macchina di visione: futuristi in Biennale ha previsto inoltre uno studio-catalogo sul rapporto politico e culturale tra i futuristi e la Biennale, nonché un convegno che ha avuto luogo al Teatro Piccolo dell’Arsenale il 3 luglio, per ricostruire criticamente il senso politico ed estetico dell’impegno futurista a Venezia. Del progetto è stato responsabile scientifico Paolo Fabbri, Direttore del Laboratorio Internazionale di Semiotica dello IUAV; la consulenza è stata di Beatrice Buscaroli; lo studio-catalogo è stato a cura di Tiziana Migliore e Beatrice Buscaroli; l’allestimento della mostra è stato a cura di Tiziana Migliore.
 
La storia del Futurismo alla Biennale di Venezia non era stata ancora scritta. Macchina di Visione. Futuristi in Biennale è stato pertanto un progetto che finalmente indaga la partecipazione di artisti, idee e opere futuriste all'Esposizione Internazionale d'Arte. La Biennale ha inteso così segnalare il suo ruolo storico di istituzione che ha progressivamente costruito la fortuna critica del movimento. Macchina di visione è stato un excursus dal 1910 al 1995, e che ha svelato il ruolo giocato nell’accoglienza, nella sollecitazione e nella promozione del pensiero originale e della multiforme attività artistica dei futuristi, ricostruendo, con un occhio contemporaneo, gli estremi di un dialogo ora polemico ora conciliante, comunque cruciale per comprendere i valori e i gusti di un periodo importante della nostra storia. Le eredità culturali non si trasmettono, si conquistano. Con questa iniziativa, la Biennale ha voluto affermare che la ricerca sul primo gruppo italiano di avanguardia non si è esaurita, e trasmettere un lascito leggibile – e spesso sorprendente – del consenso e del dissenso tra avanguardie e istituzioni culturali, nella storia delle arti moderne e contemporanee.
 
La mostra è stata riconosciuta quale evento significativo da parte di Futurismo 1909/2009 - Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario del Manifesto futurista.

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