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la Biennale di Venezia
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La Biennale

Annunciati i programmi dei settori Danza Teatro Musica

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06 | 04 | 2017

I programmi dei settori dello spettacolo dal vivo della Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, si svolgeranno quest’anno da giugno a ottobre, e precisamente:
- dal 23 giugno all’1 luglio si svolgerà l’11. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard e intitolato First Chapter; il Leone d’oro alla carriera per la Danza è stato attribuito alla danzatrice e coreografa statunitense Lucinda Childs, il Leone d’argento alla performer e coreografa canadese Dana Michel;
- dal 25 luglio al 12 agosto avrà luogo il 45. Festival Internazionale del Teatro, intitolato Atto primo: REGISTA, secondo il programma del direttore Antonio Latella; Leone d’oro alla carriera di questa edizione del Festival è la scenografa tedesca Katrin Brack; Leone d’argento è la regista polacca Maja Kleczewska;
- dal 29 settembre all’8 ottobre è programmato il 61. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, dal titolo Est!, sotto la direzione di Ivan Fedele; Leone d’oro alla carriera per la Musica è il compositore cinese Tan Dun; il Leone d’argento è stato attribuito al compositore giapponese Dai Fujikura.
 
Dichiara Paolo Baratta:
“I tre programmi sono ispirati a un indirizzo comune. Ciascuno è focalizzato su modi particolari di concepire la regia teatrale e l’impostazione coreografica della danza, mentre nel caso della musica ci si concentra in particolare su quella proveniente da una parte del mondo, l’Est, il grande Oriente. Per la Biennale si tratta di scelte importanti ai fini di una qualificazione del suo ruolo di luogo di ricerca.
Un particolar modo di intendere il festival, che mette in luce i partecipanti per l’interesse che ciascuno rappresenta, tanto da essere convocato con più di uno spettacolo; registi di cui si vuole cogliere l’evoluzione, coreografi di cui si vuole cogliere una linea omogenea applicata a diverse esperienze; mentre per la musica, al di là del focus particolare su una regione del mondo, si affianca una grande apertura nei confronti dei diversi generi musicali effettuata nel nome della qualità.
Molto interessanti – prosegue Baratta – gli sviluppi di Biennale College in ciascuno dei tre settori.
Il College si rivolge non solo ai danzatori ma per la prima volta anche ai coreografi, non solo agli attori ma anche ai registi, mentre per la musica è cresciuto l’impegno a proporre e produrre tre lavori di teatro musicale.
Sono tutt’e tre l’atto primo, il capitolo primo, il momento primo di un percorso che proseguirà seguendo la stessa metodologia e che segnerà, anche per coerenza di impostazione, un capitolo molto importante nella storia della Biennale”.
 
 
BIENNALE DANZA
Organizzato dal 23 giugno all’1 luglio, l’11. Festival Internazionale di Danza Contemporanea abbraccia 9 giorni di programmazione e prevede fino a 5 appuntamenti quotidiani; 26 sono le coreografie, di cui 9 in prima per l’Italia e 1 in prima europea, cui si aggiungono 3 brevi creazioni originali, frutto del lavoro dei coreografi di Biennale College – Danza e 1 nuova creazione di Benoît Lachambre ideata per i giovani danzatori di Biennale College; 15 sono gli artisti invitati, molti autori di più titoli; infine un ciclo di proiezioni e incontri degli artisti con il pubblico al termine di ogni spettacolo.
 
Gli spettacoli
Leone d’oro alla carriera 2017,la coreografa americana Lucinda Childs inaugura il Festival il 23 giugno (Teatro alle Tese) con tre classici del suo repertorio: Dance, titolo manifesto del minimalismo astratto di cui è pioniera e destinato a influenzare generazioni di danzatori. Lo spettacolo, frutto della collaborazione della Childs con Sol LeWitt e Philip Glass, verrà presentato per la prima volta in Italia con il film-décor in rigoroso bianco e nero che l’artista americano LeWitt aveva creato nel 1979. Gli altri due titoli della Childs saranno adattati allo spazio all’aperto di Campo S. Agnese: Katema e Dance II, originariamente due assoli che la Childs ha sviluppato in lavori d’ensemble.
Un altro trittico di spettacoli ha per protagonista Alessandro Sciarroni, performer e coreografo fra i più rivoluzionari della scena europea, interessato a tutte quelle pratiche del corpo – discipline sportive, arti circensi, mestieri – da cui parte per arrivare alla costruzione coreografica, spesso un atto di resistenza fisica in scena. A Venezia saranno in scena Chroma (24 giugno, Teatro alle Tese), in prima per l’Italia dopo il debutto a Parigi, Aurora (25 giugno, Teatro alle Tese) e Folk-s (25 giugno, Teatro alle Tese).
Arriva per la prima volta in Italia Clara Furey, nata a Parigi ma di origine canadese, un’artista che lavora a progetti che incrociano coreografia, musica e performance. Untied Tales (24 giugno, Sale d’Armi), in prima nazionale e realizzato con il danzatore e coreografo slovacco Peter Jasko, indaga il rapporto tra finzione e realtà, ma anche la coesistenza di due linguaggi artistici che si incontrano senza annullarsi.
Un ritorno alla Biennale è quello di Louise Lecavalier, per 18 anni formidabile interprete dei La La La Human Steps: questa volta è a Venezia nel duplice ruolo di coreografa e danzatrice con So Blue (24 giugno, Teatro Piccolo Arsenale), interpretato con Frédéric Tavernini. Al centro di questo vorticoso duo è il corpo “in perpetua ricerca, veloce come un pensiero, che trasgredisce i propri limiti per sorpassare se stesso; il corpo che muta in respiro, energia, luce… Il corpo che traccia il suo percorso, lotta, si arrende, rimbalza e svanisce nello spazio” (L. Lecavalier).
Negli spettacoli della belga Lisbeth Gruwez, formata al classico e poi con la compagnia di Jan Fabre, quindi cofondatrice del gruppo Voetwolk, suono e movimento sono interdipendenti. In It’s going to get worse and worse and worse, my friend (25 giugno, Tese dei Soppalchi), la Gruwez usa frammenti di discorso del tele-evangelista ultraconservatore americano Jimmy Swaggart, distorti dal suo complice artistico Maarten Van Cauwenberghe.
Prova esemplare della danza di Marie Chouinard, dove ogni gesto è un pensiero, è il recentissimo Soft virtuosity, still humid, on the edge (27 giugno, Teatro alle Tese) interpretato dalla sua  compagnia, un excursus sulle molte forme del camminare (affannoso, zoppicante, sfrenato, divertente, sulle punte o mezze punte…), un viaggio attraverso il palcoscenico e attraverso il mondo.
Considerata una promessa della danza olandese, attiva con Elisa Monte Co., Galili Dance e Charleroi Dance prima di approdare alla coreografia fondando la WArdWaRD nel 2000, Ann Van den Broek presenta The Black Piece (26 giugno, Teatro Piccolo Arsenale). Lo spettacolo mette in scena i 5 performer immergendoli in una quasi totale oscurità, inframezzata dai bagliori che la stessa Van den Broek orchestra per segnalare frammenti, presenze, prospettive, lasciando che lo spazio prende forma attraverso i suoni che lo spettatore percepisce.
Fra le figure più originali e che maggiormente stanno catalizzando l’attenzione della stampa internazionale, Dana Michel, afroamericana di Ottawa, Leone d’argento 2017, è per la prima volta a Venezia e alla Biennale Danza. Dana Michel è un’artista che fa della propria autobiografia motivo di ricerca:“lavorare attingendo alla propria esperienza personale è la strada migliore per raggiungere un’auto-consapevolezza e per creare una significativa connessione con gli altri”, dichiara. I suoi lavori si caratterizzano per una sorta di “bricolage post culturale” dove momenti live, manipolazione di oggetti, frammenti di storia personale, desideri, preoccupazioni del momento creano un centrifugato di esperienza empatico tra l’artista e gli spettatori. Come in Yellow Towel (27 giugno, Tese dei Soppalchi, 19.30), in prima italiana, in cui la Michel stigmatizza e capovolge gli stereotipi della cultura black.
Le radici meticce di Daina Ashbee (nata nel 1990 da padre nativo americano e madre olandese) influenzano il suo linguaggio coreografico, che attinge sia alla danza contemporanea che alla tradizione, affrontando tematiche dal forte impatto sociale, spesso legate al corpo femminile, con cui rompe tabù secolari. “L’arte della danza – afferma - mi avvicina al mio corpo, alla consapevolezza dei miei pensieri e dei processi”. Alla Biennale presenta in prima italiana Unrelated (29 giugno, Teatro alle Tese) e When the ice melt, will we drink the water? (29 giugno, Tese dei Soppalchi) in prima europea.
Sulla scena dagli anni ’70, Benoît Lachambre ha collaborato con molti artisti – Meg Stuart, Boris Charmatz, Sasha Waltz, Luoise Lecavalier, Marie Chouinard – e ha ricevuto commissioni dai maggiori ensemble di danza, fra cui il Cullberg Ballet. Lifeguarde (30 giugno, Sale d’Armi, 17.30) debutta in prima italiana per la Biennale: è uno spettacolo che mira a creare uno spazio intimo dove lo spettatore gioca un ruolo importante, un’azione performativa che cambia a seconda dello spazio e degli spettatori.
A un’altra figura importante della danza contemporanea, Xavier Le Roy, la Biennale riserva lo spazio di un importante assolo. È con Le Roy, campione dell’anti-coreografia europea, che la danza si fa spazio mentale, filosofico, ricerca scientifica. Frutto di un pensiero radicale che rifiuta il teatro di rappresentazione, l’anti-coreografia trova espressione in operazioni concettuali o si risolve in gesti ironici dove tutto è danza. Come accade nel lavoro solista Self Unfinished.
Su tutt’altro versante rispetto a Leroy opera Robyn Orlin, artista fra le più controverse e provocatorie, che ha ridisegnato la coreografia e l'arte performativa del Sud Africa, il suo palcoscenico è anche un luogo dove spesso gli universi dei bianchi e dei neri con i rispettivi stereotipi collidono, come nel suo ultimo spettacolo, una sorta di “cabaret politico”, And so you see… our honorable blue sky and ever enduring sun… can only be consumed slice by slice… (1 luglio, Tese dei Soppalchi) presentato in prima italiana.
Conclude l’edizione 2017 della Biennale Danza uno spettacolo ricco di echi: Gustavia (1 luglio, Teatro alle Tese), frutto della complicità tra Mathilde Monnier, capofila della danza francese, e La Ribot, performer madrilena trapiantata a Ginevra, nota per la serie dei “Distinguished Pieces”. Gustavia è un unico personaggio femminile portato in scena da due donne, un ritratto bifronte, giocato sui toni della comicità e dell’ironia.
 
Biennale College – Danza
Nato per promuovere i talenti offrendo loro di operare a contatto di maestri per la messa a punto di creazioni, Biennale College – Danza presenta quest’anno, all’interno del Festival, l’esito di due percorsi intensivi e strutturati dedicati uno all’arte della danza eper la prima volta uno dedicato all’arte della coreografia; quest’ultimo offre a 3 nuovi coreografi l’occasione unica di realizzare una creazione originale della durata minima di 12 minuti. I 3 nuovi coreografi lavoreranno con danzatori professionisti di elevata esperienza, per la durata di un periodo di 6 settimane, che si concluderà con la presentazione al pubblico delle 3 creazioni originali in un’unica serata, nell’ambito dell’11. Festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia.
- Il 28 giugno al Teatro Piccolo Arsenale (ore 21.30) saranno presentate 3 brevi coreografie originali realizzate dall’italiana Irina Baldini, 29 anni; l’australiana Chloe Chignell, 24 anni;lo spagnolo Joaquín Collado Parreño, 26 anni.
I tre coreografi saranno a Venezia dal 16 maggio al 27 giugno e dopo una fase propedeutica sul processo creativo di William Forsythe, per 6 settimane lavoreranno ognuno alla propria creazione con 7 danzatori professionisti. Nelle diverse fasi di ricerca, elaborazione, realizzazione delle 3 creazioni Irina Baldini, Chloe Chignell, Joaquín Collado Parreño potranno confrontarsi con esperti come Elizabeth Waterhouse, formata all’American Ballet e per 9 anni attiva con il Ballet Frankfurt/The Forsythe Company; Hildegard de Vuyst, dramaturg per les ballets C de la B di Platel e poi per il Teatro Reale Fiammingo; Chaterine Schaub Abkarian, attrice, regista, danzatrice, a lungo attiva con il Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine.
- Il 26 giugno nelle Sale d’Armi (ore 19.30) debuttano i 15 danzatori selezionati, protagonisti di un estratto sul lavoro su Sider di William Forsythe e una nuova creazione che Benoît Lachambre ha ideato appositamente per Biennale College.
I danzatori selezionati (11 italiani, 2 statunitensi, 1 francese, 1 australiana) sono a Venezia dal 4 aprile al 26 giugno per seguire un percorso integrato di training e interpretazione. Il training è focalizzato sulla consapevolezza del corpo o approccio somatico, con Judith Koltai (Authentic Movement), Tom Koch (Tecnica Alexander), Nora Benian (Yin Yoga), Maria Raffaella Dalla Valle (Feldenkrais). Sul fronte del training si praticano tecniche di danza contemporanea, privilegiando il metodo Forsythe, e si sviluppa la ricerca del movimento con Katja Cheraneva, Frances Chiaverini, Josh Johnson, Roberta Mosca, David Kern, tutti ex danzatori di William Forsythe, garanzia della trasmissione da maestro ad allievo. Sul fronte dell’interpretazione i danzatori lavoreranno con Benoît Lachambre a un nuovo lavoro e con gli ex danzatori di Forsythe all’interpretazione di un lavoro di repertorio.
 
Eventi in Campo S. Agnese
“Desidero portare la danza nel cuore della città, ai passanti, ai turisti, offrire all’improvviso i danzatori, in movimento, durante una passeggiata, un tappeto da danza bianco steso a terra, al centro di una piazza, una ventina di minuti, senza musica, come un lampo di poesia spontanea recitata dal corpo che si dona.” scrive Marie Chouinard ai coreografi che ha invitato a partecipare agli “eventi” in Campo S. Agnese (Zattere).
Le sorprese saranno riservate al pubblico dagli interventi in campo di Dana Michel, Benoît Lachambre, dai danzatori e dai coreografi di Biennale College – Danza. In campo S. Agnese ci saranno anche i già citati Katema e Dance II di Lucinda Childs e la performance In museum della Compagnie Marie Chouinard.
 
Proiezioni e incontri
Saper cogliere l’arte della coreografia in ogni espressione umana: questo è la linea rossa che collega la personale scelta di Marie Chouinard per le proiezioni di filmati proposti in questa edizione del Festival: da Mr Gaga a Ten Meter Tower, filmati uniti dalla sapienza con cui gli artisti hanno organizzato il tempo e lo spazio nelle loro opere.
Un ciclo di incontri con i coreografi invitati al Festival è previsto nel pomeriggio e a conclusione degli spettacoli dal vivo.
 
Si ringraziano l’Ambasciata del Canada/Focus Canada 150 e la Delegazione del Québec a Roma.
 
 
 
BIENNALE TEATRO
Il 45. Festival Internazionale del Teatro si svolgerà dal 25 luglio al 12 agosto secondo il programma ideato dal neo direttore Antonio Latella. Al centro la regia, con uno spaccato del panorama europeo attraverso 9 registe donne provenienti da Italia, Germania, Francia, Polonia, Olanda, Estonia, per la maggior parte intorno ai 40 anni, con un percorso artistico consolidato. A ognuna di loro il Festival dedicherà una sorta di ritratto, da 2 a 4 spettacoli, quasi tutti in prima italiana, tracciandone il processo creativo. “Quest'anno – dichiara Antonio Latella - l'accostamento di spettacoli, e quindi la creazione di mini-personali, ha evidenziato che soprattutto nelle registe donne è più facile, anche in un breve tempo, intravedere la nascita, o meglio, l'evoluzione dei linguaggi, e ovviamente questo ci ha stimolato a dare, per questa nostra prima Biennale, per questa nostra apertura di porte su un quadriennio, il passo di entrata alle registe donne. Molte di loro capaci di evolvere con grande naturalezza, ma al contempo con profondo senso critico, l'unione dei linguaggi che fanno da ponte tra il secolo scorso e questo. È proprio nella concentrazione di una ricerca del linguaggio che, soprattutto nelle registe donne, abbiamo riscontrato un'esigenza, una necessità mai gratuita, mai legata a un bisogno puramente carrieristico o di affermazione, ma da una sincera urgenza creativa.
 
Gli spettacoli
43 anni, da Cracovia, Maja Kleczewska, considerata una delle figure più rilevanti del teatro polacco, lungo una linea che da Kantor arriva a Lupa e Warlikowski (di cui è stata assistente), è il Leone d’argento 2017. A Venezia inaugura il Festival con The Rage (25 e 26 luglio, Teatro Piccolo Arsenale), dall’omonimo testo teatrale di Elfriede Jelinek, che comincia a scriverlo dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi.
“Pericolosa eroina di performance rituali e video incentrati sul corpo, (…) il cui fascino si basa sulle reazioni fisiche provocate nell’osservatore”: è Ene-Liis Semper, nata a Tallin nel 1969, acclamata video artista, performer e regista che ha rappresentato l’Estonia alla Biennale Arti Visive 2001. Il suo lavoro interdisciplinare è stato cruciale per lo sviluppo di Theatre NO99, fondato nel 2005 con Tiit Ojasoo, co-autore della maggior parte delle produzioni teatrali della compagnia, invitate ai festival di tutta Europa, da Avignone alla Ruhr Triennale, dal Wiener Festwochen al Golden Mask di Mosca. Alla Biennale Teatro è invitata con due spettacoli. Filth (26 luglio, Teatro alle Tese) e El Dorado, the Clowns’ Raid of Destruction (27 luglio, Tese dei Soppalchi).
Un percorso in quattro spettacoli è affidato alla francese Nathalie Béasse (Angers, 1971), che come la Semper ha una formazione pluridisciplinare, legata alla sperimentazione del mondo delle arti plastiche e delle performing arts, prima di portare avanti la sua ricerca con la propria compagnia, fondata nel 1999, interrogandosi sui rapporti tra corpo e oggetto, sulle strutture della narrazione, sui confini tra teatro e danza. Il retaggio della sua formazione artistica si evidenzia nell’attenzione al teatro come materia manipolabile, vettore di sensazioni e immagini, in uno slittamento continuo tra reale e immaginario. Le bruit des arbres qui tombent (28 luglio, Teatro Piccolo Arsenale), Tout semblait immobile (30 luglio, Tese dei Soppalchi), Roses (29 luglio, Teatro alle Tese), Happy Child (31 luglio, Teatro Piccolo Arsenale) sono i titoli in programma.
Copre un arco creativo di oltre 30 anni la trilogia firmata da Maria Grazia Cipriani, fondatrice del Teatro del Carretto con il costumista e scenografo Graziano Gregori, con cui ha portato in tutto il mondo l’unicum del suo teatro, nato sotto il segno della metamorfosi, della fusione tra il mondo della fiaba e il reale, tra gli attori in carne e ossa e la maschera. Con le sue storie che attraversano i secoli, dal mito alla fiaba alle origini del teatro, Maria Grazia Cipriani ha costruito perfette macchine teatrali svelando di queste storie risvolti inaspettati e facendo del teatro “un gioco molto serio” (M. Grande). La trilogia prevede lo spettacolo-manifesto Biancaneve (1 agosto, Tese dei Soppalchi), quindi Pinocchio (1 agosto, Teatro alle Tese), visto come un sogno di Geppetto, un viaggio nelle zone oscure della coscienza, infine Le mille e una notte (2 e 3 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), che racconta la storia interminabile, elaborata e complessa come una scatola cinese della figlia del Visir.
Ha esordito con titoli originali - Ti auguro un fidanzato come Nanni Moretti, Sex Workers - Livia Ferracchiati, trentunenne, studi di regia alla Paolo Grassi di Milano dove si diploma nel 2014, oltre a una laurea in drammaturgia all’Università La Sapienza di Roma. Sono titoli che tracciano un percorso “a temi”, temi che vengono facilmente mistificati, poco conosciuti, che richiedono anche documentazione, inchieste sul campo. Todi is a small town in the center of Italy (2 agosto, Tese dei Soppalchi), per esempio, è un’indagine sulla provincia italiana, sui limiti che il controllo sociale pone alle libertà individuali. A Venezia si vedranno anche i primi due capitoli della Trilogia sull’identità, un percorso a tappe che racconta l’esperienza della dicotomia fra corpo e mente in fatto di identità di genere, mettendo a fuoco diversi aspetti del disagio di vivere in un corpo che non è percepito come proprio: Peter Pan guarda sotto le gonne (3 agosto, Tese dei Soppalchi), semifinalista al Premio Scenario, e Stabat Mater (4 agosto, Tese dei Soppalchi).
Regista di prosa e regista d’opera, la trentottenne tedesca Anna Sophie Mahler residente a Zurigo, fonda nel 2006 la propria compagnia CapriConnection, con cui sperimenta un’originale idea di spettacolo-partitura che si caratterizza per l’utilizzo di materiale documentaristico intrecciato a musica e immagine, ospitata nei maggiori teatri di area germanica. Tristan oder Isolde (4 agosto, Teatro alle Tese) è dichiaratamente un pastiche, elaborato a partire dai resti della scenografia di Anna Viebrock per l’opera wagneriana diretta da Marthaler del quale la Mahler era stata assistente. Il secondo spettacolo della Mahler, Alla fine del mare (5 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), basato sul film di Fellini E la nave va, mette in scena un gruppo di stelle della lirica ormai decadute in viaggio su un piroscafo.
Quarantaduenni, dall’Olanda, Suzan Boogaerdt & Bianca Van der Schoot lavorano insieme dal 2000 dopo aver entrambe terminato la stessa scuola di teatro di Amsterdam. Dal 2011 lavorano a una serie denominata Visual Statements, performance dedicate alla “società dello spettacolo” e al ruolo dell’immagine nella cultura odierna. A questa serie appartengono anche i due spettacoli presentati alla Biennale: Bimbo (5 e 6 agosto, Teatro alle Tese) e Hideous (Wo)men (8 agosto, Teatro alle Tese). I loro lavori sono stati presentati alla Ruhr Triennale e al Theatertreffen; attualmente hanno in lavorazione una nuova produzione per la Volksbühne di Berlino.
Ha costruito una solida carriera di regista Claudia Bauer, classe 1966, nata a Landshut, Baviera, non solo realizzando spettacoli per i maggiori teatri dei paesi di lingua tedesca, ma anche rivestendo ruoli di direzione artistica, come al Theaterhaus di Jena dal 1999 al 2004. Alla Biennale presenta Und Dann (8 agosto, Tese dei Soppalchi), dal testo di Wolfram Höll, drammaturgo dell’anno 2014 per la rivista Theater Heute, e Der Menschen Feind (9 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), riscrittura del Misantropo molièriano. Sono spettacoli in cui la grammatica del teatro si scompone per ricomporsi in una nuova prospettiva, “scatole magiche dove acidità e incubi grotteschi consegnano uno sguardo di impietoso post modernismo sulla società di oggi” (A. Latella).
Lungo l’arco del Festival – dal 25 luglio al 12 agosto – una installazione di Katrin Brack, figura importante della scenografia europea e Leone d’oro alla carriera, sarà nel foyer del Teatro alle Tese. Aria, luce, tempo sono le tematiche del lavoro della Brack, “tematiche che valorizzano lo spazio scenico rendendolo vivo, in continuo movimento, aggiungendo al luogo un valore performativo che, grazie a piccole variazioni offerte dal contesto, lo rendono ogni sera irripetibile” (dalla motivazione).
 
Biennale College – Teatro
You know I’m No Good, famoso singolo di Amy Winhouse, è il titolo della maratona finale in scena l’11 e il 12 agosto che raccoglie in un unico spazio (Sale d’Armi) e senza soluzione di continuità gli esiti dei laboratori di Biennale College – Teatro, tutti ispirati a un tema proposto da Antonio Latella.
Latella ha chiesto ai maestri dei laboratori “di identificare un'artista, donna, operante dalla seconda metà del Novecento misteriosamente scomparsa, e di mettere una lente di ingrandimento là dove si possa vedere qualcosa che per troppo tempo è rimasto nascosto, o volutamente tenuto sotto silenzio. Che nasca un confronto vero e necessario perché quel punto fine possa essere anche un punto e a capo, aprire nuove domande, mutarsi in territorio fertile di ricerca fortemente generativo… Sono convinto che in un Festival dove il filo rosso resta il processo creativo degli artisti, il loro percorso, la loro ricerca, sia anche importante avere il coraggio di fermarsi a riflettere su coloro che volontariamente, e, aggiungo, molti di loro lucidamente, hanno scelto prima del tempo di dare addio alla vita o di rifiutare la carriera artistica”.
Ogni maestro ha quindi scelto un’artista come tema del proprio laboratorio: Simone Derai di Anagoor ha scelto di lavorare attorno alla figura di Norma Jean Baker (Marilyn Monroe), Nathalie Béasse su Jean Seberg, Franco Visioli e Letizia Russo su Unica Zürn, Anna-Sophie Mahler su Aglaja Veteranyi, Maria Grazia Cipriani del Teatro del Carretto su Amy Winehouse, Katrin Brack su Charlotte Posenenske, Suzan Boogaerdt e Bianca Van der Schoot su Lee Lozano.
Un laboratorio sarà dedicato alle diverse strategie di comunicazione legate alla critica teatrale sotto la guida della saggista e critica Roberta Ferraresi.
Gli attori, i cantanti, i drammaturghi, i performer, i danzatori, i musicisti, gli scenografi che saranno selezionati per Biennale College - Teatro saranno a Venezia per tutta la durata del Festival, dal 25 luglio al 12 agosto, e lavoreranno con i maestri prendendo parte a un autentico processo creativo. I workshop avranno la durata di 10 giorni, preceduti da una sessione di lavoro, che coinvolgerà la totalità dei partecipanti, condotta dal Direttore Antonio Latella, prevista dal 26 al 30 luglio.
Il bando di partecipazione alla selezione per i laboratori di Biennale College – Teatro sarà pubblicato sul sito della Biennale www.labiennale.org a partire dal 6 aprile (scadenza 22 maggio).
 
Una sezione di Biennale College – Teatro è, inoltre, dedicata esclusivamente alla figura del regista. “In un periodo storico dove è evidente la frattura tra le passate e le nuove generazioni impegnate nella scena, la Biennale Teatro s’impegna a valorizzare il lavoro di chi non ha ancora raggiunto una vasta visibilità, per età e/o per oggettive difficoltà d’ingresso nel panorama teatrale. (…) Il bando è per il primo anno indirizzato soltanto a registi italiani; questa scelta nasce dalla constatazione della difficoltà incontrata dai nostri giovani artisti nel proporre le proprie opere a un vasto pubblico e alle istituzioni” (A. Latella).
Ai registi italiani di età compresa tra i 18 e i 30 anni si è chiesto di proporre un proprio progetto inedito o che non sia stato rappresentato in forma completa. Questa sezione si articola in diverse sessioni di lavoro: dopo una selezione di non più di 30 registi, ne verranno scelti 5 per presentare il 10 agosto al Teatro alle Tese la prima parte del proprio progetto – della durata di circa 30’ – alla presenza degli allievi e dei maestri che parteciperanno alle attività del 45. Festival e del relativo College, oltre che di operatori del settore. Da questa prova uscirà un unico regista che realizzerà, con un premio di produzione, il suo spettacolo, definendolo e sviluppandolo in tutti i suoi aspetti con il supporto del Direttore artistico Antonio Latella per debuttare nell’ambito della Biennale Teatro 2018.
 
Gli incontri
Spazio aperto alla conoscenza e al confronto, il Festival organizza un ciclo di incontri con le registe ospiti - Maja Kleczewska, Ene-Liis Semper, Nathalie Béasse, Maria Grazia Cipriani, Livia Ferracchiati, Anna Sophie Mahler, Suzan Boogaerdt e Bianca Van der Schoot, Claudia Bauer, Katrin Brack - condotto dalla critica di teatro e direttrice della rivista “Hystrio” Claudia Cannella.
           
 
 
BIENNALE MUSICA
In programmazione dal 29 settembre all’8 ottobre, il 61. Festival Internazionale di Musica Contemporanea quest’anno guarda a Oriente. “Il tema dell’Oriente è un importante filo rosso che lega tra loro molti dei concerti del programma – dichiara il Direttore Ivan Fedele. Un filo rosso che si snoda tra i solchi profondi delle pratiche di una tradizione sempre viva che irrora i sentieri della creatività di molti degli autori più rappresentativi di quella ampia regione del continente asiatico che include Cina, Corea e Giappone. Autori che, peraltro, hanno un rapporto di frequentazione se non addirittura di coniugazione con l’Occidente”.
 
I concerti
Il Festival si inaugura con il viaggio spirituale di Inori (29 settembre, Teatro alle Tese), immaginato da Karlheinz Stockhausen come una grande preghiera musicale per danzatore-mimo e orchestra, dove la partitura di gesti del primo, attinta al vocabolario devozionale di varie religioni, fa da ambiente di risonanza alla musica spazializzata dell’orchestra. Inori è eseguito dall’Orchestra di Padova e del Veneto sotto la direzione di Marco Angius. Un secondo concerto dell’Orchestra patavina (7 ottobre, Teatro alle Tese), diretto da Yoichi Sugiyama, è interamente dedicato alla musica dell’estremo oriente, in un dialogo tra tradizione e avanguardia che offre prospettive sempre diverse. Con il cinese Guo Wenjing (1956), uno dei protagonisti – insieme a Tan Dun, Chen Yi, Zhou Long, Chen Qigang e altri – di quella generazione di musicisti, oggi nota a tutto il mondo della musica contemporanea, cresciuta durante la Rivoluzione Culturale; e con la nuova generazione di autori giapponesi, Malika Kishino (1971) e Dai Fujikura (1977), Leone d’argento 2017. Nativo di Osaka ma fin da giovanissimo residente a Londra, Fujikura ha avuto una carriera fulminante e oggi la sua musica è eseguita da Caracas a Oslo, Lucerna e Parigi, riceve commissioni dalle migliori istituzioni musicali e ha lavorato con direttori come Pierre Boulez, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös.
Il Leone d’oro alla carriera del 61. Festival è invece attribuito al cinese, da anni residente a New York, Tan Dun, uno dei pochi compositori del panorama contemporaneo a diventare fenomeno popolare, con 15 milioni di visualizzazioni su You Tube per la sua Internet Symphony. Sarà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai a eseguire Secrets of Wind and Birds, The Tears of Nature e Concerto for Orchestra sotto la direzione dello stesso Tan Dun. Tre brani mai eseguiti in Italia che esprimono il suo ideale di musica organica “in simbiosi con l'ambiente, nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell'orchestra, rendendolo un personaggio unico nel panorama mondiale”, come recita la motivazione del premio.
Assume profondità storica l’accostamento tra Unsuk Chin (1961) e Isang Yun (1917-1995) proposto dal Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista (1 ottobre, Teatro alle Tese). Entrambi originari della Corea del Sud per poi risedere a Berlino (anche se Yun costretto dagli eventi storici), il concerto mette in luce radici e sviluppi del rapporto tra oriente e occidente, mettendo in dialogo Unsuk Chin, figura affermata nel panorama internazionale, con un personaggio chiave come Isang Yun, fra i primi a esplorare sotto il profilo filosofico ed estetico tradizione orientale, taoismo cinese e avanguardia occidentale.
Nato a Hiroshima nel 1955, Toshio Hosokawa, a cui il Festival dedica un ritratto che copre un arco di oltre vent’anni con il Takefu Ensemble (7 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale), fonda la sua musica sui principi del buddismo zen e l’interpretazione simbolica della natura, in cui suono e silenzio rivestono uguale importanza, perché le note nascono e muoiono come il respiro in un continuo divenire. “Il silenzio è pieno del suono se solo sapessimo ascoltarlo”, afferma Hosokawa, che paragona la sua musica alle pennellate del calligrafo, il cui gesto artistico inizia nell’aria e solo successivamente si posa sul foglio.
Le culture extra europee hanno contribuito ad allargare l’instrumentarium del percussionista nel momento in cui la storia della musica contemporanea ha cominciato a fluire anche attraverso questo strumento. È un’eccellenza come il percussionista Thierry Miroglio, per capacità tecniche, estro creativo e interesse per la sperimentazione che ne fanno un protagonista della musica contemporanea, a offrire un altro spaccato tra oriente e occidente. Con il giapponese Ichiro Nodaira (1953), i cinesi Shuya Xu (1961) e Zhang Xiaofu (1954), quest’ultimo considerato il più importante compositore di musica elettronica in patria, cui si aggiunge il cileno José Miguel Fernández (1973), impegnato anche nel live electronics del concerto (2 ottobre, Teatro alle Tese).
Michele Marco Rossi, Séverine Ballon e Arne Deforce (3 ottobre, Sala delle Colonne)sono i protagonisti di un focus sul violoncello, un altro strumento diversamente declinato dalla sperimentazione con l’elettronica: i programmi dei tre solisti – che presentano 8 prime italiane e 2 assolute con Rebecca Saunders, Chaya Czernowin, Liza Lim, Iannis Xenakis, Sofia Avramidou, Arturo Fuentes, Raphael Cendo, Franck Bedrossian, Richard Barrett, Thierry Blondeau, Gabriele Cosmi, Lucia Ronchetti - ci introducono “in un mondo sonoro che trasfigura il suono familiare di uno strumento-simbolo della nostra tradizione occidentale come il violoncello in un universo di nuove dimensioni acustiche e di approcci creativi davvero stupefacente per originalità e novità” (I. Fedele).
Sul versante dei dispositivi e delle tecnologie, ma con una connotazione “vintage”, operano i musicisti di Tempo Reale, il centro fiorentino di ricerca sul suono, insieme al compositore russo Alexander Chernyshkov (1983), autore dell’originale Trascrizione di un errore, presentato per Biennale College lo scorso anno. Per questo esperimento Chernyshkov “è alle prese con una partitura che unisce strumenti-dispositivi della quotidianità (relè di ascensore, stampanti ad aghi, floppy disk obsoleti, ecc.) con l’apporto di due poli-strumentisti fuori da schemi convenzionali. Il tutto in un quadro di utilizzo dello spazio che cerca ancora una volta di superare il concetto di concerto tradizionale a favore di una fruizione immersiva e di prossimità, sempre più imprescindibile nelle più emergenti esperienze musicali elettroniche” (Francesco Giomi, Tempo Reale).
Musica strumentale, elettronica, video, danza e pittura dal vivo entrano in gioco nelle visual performance dell’ensemble Hanatsu miroir,come La vallée des Merveilles (4 ottobre, Teatro alle Tese), che l’autore delle musica Maurilio Cacciatore (1981) definisce “una scrittura a metà tra musica da camera e teatro che segna a mio avviso uno spazio nuovo nella creazione contemporanea”, o come Lost in Feedback (5 ottobre, Sale d’Armi), sempre di Maurilio Cacciatore, qui affiancato a una nuova creazione della giapponese Kenji Sakai (1977).
 
23 Open
Anche quest’anno il Festival abbraccia generi diversi sempre nel segno della sperimentazione e della ricerca: “si è voluto allargare ulteriormente la sezione 23 Open con l’intento di valorizzare gli aspetti innovativi in termini di linguaggio e di nuove sonorità che anche le musiche più contigue all’area del mercato sono in grado di esprimere nei loro rappresentanti più originali e convincenti” dichiara Ivan Fedele.
Si potrà ascoltare l’elettronica dei Demdike Stare (29 settembre, Teatro alle Tese), oscillante tra ambient, industrial e noise più cupo, ma ispirata anche a free jazz e house; il rock sincretico della band “ecowave” JoyCut (5 ottobre, Teatro alle Tese), per l’impegno in campagne di sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente; l’originalità del contrabbassista Ferruccio Spinetti, ex Avion Travel, e della vocalist Petra Magoni, una delle migliori cantanti jazz, uniti in Musica Nuda, che a Venezia porteranno un nuovo spettacolo ispirato ai temi del viaggio e degli scritti di Fosco Maraini (4 ottobre, Sala delle Colonne); infine il nuovo quartetto del mitico Enrico Rava, ispirato a un progetto realizzato nell’autunno scorso in Giappone (8 ottobre, Sala delle Colonne).
 
Biennale College – Musica
Alla sua quarta edizione, Biennale College – Musica presenta quest’anno tre atti unici, brevi opere di teatro musicale da camera a micro budget, selezionate tramite bando internazionale. I tre lavori, presentati in un’unica serata il 6 ottobre al Teatro Piccolo Arsenale, sono: Orpheus momentsdel compositore tedesco Ole Hubner (1993), con libretto di Tassilo Tesche, video e scene di Jakob Boeckh, regia di Friederike Blum; Apnea del compositore Leonardo Marino (1992), con libretto e regia di Alice Lutrario, scene di Lucia Menegazzo; La stessa barca di Raffaele Sargenti (1980), libretto composto insieme ad Antonello Pocetti, che firma anche la regia, scene di Antonino Viola, video di Rosario Di Benedetto. Le musiche saranno eseguite dall’Ex Novo Ensemble diretto da Filippo Perocco. Il cast dei cantanti è stato selezionato tra i giovani più promettenti del panorama europeo.
Ole Hubner, Leonardo Marino e Raffaele Sargenti, ognuno insieme al proprio team - librettista, regista, scenografo, video artista - stanno seguendo già da marzo le varie fasi di tutoraggio e di produzione culminanti nel periodo di prove, previsto dal 18 settembre al 6 ottobre, che porteranno alla realizzazione dei loro progetti. A seguirli nell'articolazione delle diverse fasi sono: il compositore Alessandro Solbiati per la musica; il musicista, poeta e saggista Umberto Fiori per la drammaturgia; il regista di teatro musicale, a lungo condirettore dell’Atem di Georges Aperghis, Antoine Gindt per la regia.
 
Fra le collaborazioni del 61. Festival Internazionale di Musica Contemporanea si ricorda il centro informatico di Firenze Tempo Reale. 
 
Si ringraziano il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il suo importante contributo e la Regione del Veneto per il sostegno accordato ai programmi dei Settori Danza Musica e Teatro della Biennale di Venezia.