La Biennale
Storia della Biennale di Venezia
Dagli inizi alla II Guerra Mondiale (1893-1945)
1910 Il 27 aprile il futurista Marinetti organizza un lancio di manifestini anti-Biennale in piazza San Marco. Si registrano le prime presenze internazionali di grande rilievo, una sala dedicata a Klimt, una personale dedicata a Renoir, una retrospettiva dedicata a Courbet. Fradeletto fa togliere dal salone spagnolo nel Palazzo centrale un'opera di Picasso, temendo che con la sua novità avrebbe potuto scandalizzare il pubblico. L'artista spagnolo avrà il suo primo quadro esposto alla Biennale nel 1948.
1914 Viene rinnovata la facciata del Padiglione Pro Arte. Con l'inaugurazione del padiglione della Russia, diventano sette i padiglioni nazionali dei Giardini oltre al Padiglione Italia: si tratta di quelli del Belgio (1907), dell'Ungheria (1909), della Germania (1909), della Gran Bretagna (1909), della Francia (1912) e della Russia (1914). Nel periodo 1916-1918, a causa della prima guerra mondiale, la Biennale non si tiene.
1920 Per la prima volta vi è distinzione tra le cariche di sindaco di Venezia e di presidente della Biennale: il commissario governativo Nunzio Vitelli designa presidente Giovanni Bordiga, mentre il nuovo segretario generale è Vittorio Pica. Prime presenze delle avanguardie alla Biennale (Impressionisti, Postimpressionisti, Die Brücke). Le promuove Pica, che fin dal 1908 si era interessato agli Impressionisti.
1922 Viene presentata la prima retrospettiva di Modigliani, e una mostra di scultura di artisti africani. Sono scelte che provocano critiche e diffidenze, ed è proprio per contenere l'"audacia" di Pica che la giunta comunale gli affianca un Consiglio direttivo (in parte consiglio di amministrazione, in parte controllore delle scelte culturali), composto allora da 7 membri (che diventeranno 8 nel 1924, 13 nel 1926 e 9 nel 1928; il Consiglio sarà soppresso nel 1930).
1927 Pica trova una sede autonoma per la Biennale in un magazzino al pianoterra di Palazzo Ducale.
1928 L'8 novembre viene inaugurato l'Istituto Storico d'Arte Contemporanea, il primo nucleo delle raccolte archivistiche della Biennale. Nel 1930 l'Istituto cambia nome in Archivio Storico d'Arte Contemporanea.
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