la Biennale di Venezia


La Biennale

Intervento del Presidente della Biennale di Venezia,
Paolo Baratta

Sono trascorsi 30 anni da quella Biennale del 1979 che presentò il Teatro del Mondo di Aldo Rossi. Presidente era Giuseppe Galasso, Direttore del Settore Architettura era Paolo Portoghesi. Il Teatro del Mondo è la più famosa tra le opere precarie del secolo scorso ed è rimasta nel ricordo di architetti, di uomini di teatro, di artisti, di quanti l’hanno vista o ne hanno sentito parlare.
 
Un’opera precaria è un gesto: un gesto di libertà, un gesto forse anche polemico, ma un gesto che conserva una sua viva attualità. Può essere stato polemico persino nei confronti della stessa città di Venezia, che aveva negato a grandi architetti moderni la possibilità di esprimersi in opere permanenti. È certo un gesto di attualità se ricordiamo la scorsa edizione della Mostra Internazionale di Architettura (curata da Aaron Betsky) che invocava segni di creatività, anche precari, per quelle realtà infinite ed impossibili rappresentate dalle immense periferie delle grandi città del mondo.
 
In quest’opera precaria era nascosto un piccolo teatro che Maurizio Scaparro fece luogo di incontro tra artisti di qualità. Mi ha ricordato Paolo Portoghesi che la mostra del ’79 era dedicata agli spazi scenici “quegli spazi che nei secoli passati venivano realizzati sulle acque della laguna in occasione di celebrazioni e grandi eventi”. Venezia ha sempre amato fare teatro sull’acqua: dal Bucintoro alle regate storiche, dai rondò decorati da colonne, statue e allori, agli spazi scenici chiamati per l’appunto “teatri del mondo”. Fu idea di Aldo Rossi quella di realizzare, quasi in contro misura, questo Teatro del Mondo che nella sua modernità differiva in quasi tutto dagli spazi scenici tradizionali: quelli erano bassi, questo era alto; quelli erano aperti, questo era chiuso… A 30 anni da quella data Maurizio Scaparro ha ripreso, raccolto e riordinato alcuni importanti documenti che provengono in parte dall’ASAC, in parte dalla Fondazione Aldo Rossi e dal MAXXI_Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in parte dalle Teche RAI e da privati, che qui ringraziamo tutti. La mostra infatti è stata anche l’occasione per fare il punto sullo stato della documentazione intorno a quest’opera. Un’opera effimera non può essere rivissuta pienamente.
 
Rimangono le testimonianze di chi c’era, i disegni, le splendide fotografie sulla laguna che qui abbiamo raccolto, una riproduzione dell’edificio e la sfera di rame originale che stava sulla sua cuspide. Per godere la mostra occorre avere la stessa curiosità e la stessa immaginazione che ci animano quando andiamo a uno spettacolo teatrale. Questa mostra è il terzo degli appuntamenti programmati al Portego di Ca’ Giustinian. Un vivo ringraziamento a quanti vi hanno collaborato.
 
Paolo Baratta
Presidente della Biennale di Venezia
 
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