La Biennale
Aldo Rossi descrive il Teatro del Mondo, 1979-80
Non so se e come questo teatro o teatrino veneziano sarà costruito ma esso crescerà nei miei e negli altri disegni perché ha come un carattere di necessità: la sua limitata capienza permette la possibilità di spettacoli diretti, di tipo vario e soprattutto con un luogo centrale della città. La sua struttura non poteva che essere in legno e non certo solo per il tempo della costruzione, che il legno è materiale solidissimo e forte nel tempo. Ma perché è legato all’architettura di questo teatro non in un senso funzionalistico, (anche e certamente), ma perché esprime questa architettura: le barche di legno, il legno nero delle gondole, le costruzioni marinare. Queste sono le poche note su un mio progetto indipendenti dalla possibilità della sua costruzione e dal suo uso. Ma certamente non indipendenti da una costruzione veneziana, da un modo di progettare che cerca solo nel reale la fantasia.
Aldo Rossi
Dal catalogo: “Venezia e lo Spazio Scenico”, Ed. La Biennale di Venezia, 1979
Vorrei notare che il Teatro del Mondo mi ha colpito nella sua vita; cioè per la sua formazione e per il suo stare nella città e rispetto allo spettacolo. Mentre ascoltavo la sera dell’apertura del teatro davanti alla Salute alcune musiche di Benedetto Marcello e vedevo
la gente fluire sulle scale e assieparsi all’interno sulle balconate, ho colto un effetto che avevo solo genericamente previsto. Stando il teatro sull’acqua si poteva vedere dalle finestre e fuori il passaggio dei vaporetti e delle navi come se si fosse stati su un’altra nave, e queste altre navi entravano nell’immagine del teatro costituendone la vera scena fissa e mobile.
Aldo Rossi
Da: Aldo Rossi, Autobiografia scientifica, 1981, Ed. Il Saggiatore
Recentemente ho progettato il teatrino scientifico come luogo della pura rappresentazione: un palco, delle scene prospettiche, degli oggetti scenografici. Questo teatro era indifferente alla sala, non creava uno spazio teatrale, come i teatrini dell’infanzia che si ponevano in una sala qualsiasi e dove architettonicamente si trattava solo di una sezione di un possibile edificio. Così le case, i palazzi, le chiese rimaste dimezzate dai bombardamenti aerei del dopoguerra nelle città d’Europa mostravano la vita pubblica o privata come uno spettacolo. Differentemente il progetto per il Teatro del Mondo o chiamiamolo per questo teatro veneziano si caratterizza da tre fatti, l’avere uno spazio usabile preciso anche se non precisato, il collocarsi come volume secondo la forma dei movimenti Veneziani, essere sull’acqua. Appare evidente come essere sull’acqua sia la sua caratteristica principale, una zattera, una barca: il limite o confine della costruzione di Venezia. E all’acqua, non solo a Venezia, le città affidavano compiti diversi. Le città orientali erano e sono contornate da questo mondo di barche. Proprio l’immagine di Venezia, sintesi di paesaggi gotici e nebbiosi e di inserti o trasposizioni orientali, ne fissa la capitale della città sull’acqua. E quindi dei possibili passaggi, non solo fisici o topografici, tra i due mondi. Anche il ponte di Rialto è un passaggio, un mercato, un teatro.
Aldo Rossi
Dal catalogo: “Venezia e lo Spazio Scenico”, Ed. La Biennale di Venezia, 1979

