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la Biennale di Venezia
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Cinema

“Premio Luigi De Laurentiis“ per un’opera prima

Carlo Mazzacurati (Italia) - Presidente
Dall’esordio con Notte Italiana (presentato nel 1987 a Venezia, poi premiato col Nastro d’Argento) Carlo Mazzacurati (1956) descrive l’andatura dolente e ostinatamente dignitosa di un’umanità alla ricerca di un riscatto esistenziale, mostrandosi sempre attento alla misura espressiva e alla semplicità del racconto. Dopo Il prete bello (1989) tratto dal romanzo di Parise, con Un’altra vita (1992) pone per la prima volta il drammatico confronto tra la società euro-occidentale opulenta e quella di un’Europa orientale dai valori sconvolti. Il successivo Il toro (1994) vince a Venezia il Leone d’Argento e vale al protagonista Roberto Citran la Coppa Volpi. In Vesna va veloce (1996) mette in scena l’odissea in Italia di una giovane ragazza ceca, ancora sullo sfondo del problematico cambiamento etnico e sociale del Nordest, mentre L’estate di Davide (1998) è un ritorno a toni autobiografici con l’educazione sentimentale di un ragazzo in vacanza nel Polesine. Nel 2000, con La lingua del santo (2000), declina con sensibilità e intensità narrativa il tema già affronato in Il Toro: due poveracci veneti che tentano il colpo della vita. A cavallo della tigre (2002) è un anomalo remake dell’omonima commedia girata nel ’61 da Luigi Comencini. Nel 2004 con L’amore ritrovato narra una delicata vicenda di adulterio e nel 2007 intreccia giallo, dramma e commedia in La giusta distanza, nuovamente sullo sfondo di un Nordest in bilico fra tradizione e cambiamento. Nel 2010 a Venezia ha presentato in Concorso La Passione e Fuori concorso il documentario Sei Venezia.


Aleksei Fedorchenko (Russia)
Regista e sceneggiatore, nasce nel 1966 nei pressi di Orenburg. Debutta come regista nel 2002 con l’intenso David, presentato e premiato a numerosi festival del cinema, tra i quali l’Anthropological Film Festival di Salekhard (secondo classificato) e i Festival di Stoccolma (Gran Premio), Lubljana (Gran Premio) e Varsavia (secondo classificato). Ha scritto la sceneggiatura per il cortometraggio Okhota na zaytsev (2003), diretto da Igor Voloshin e vincitore del Gran Premio al Mexico International Film Festival del 2004. Il suo primo lungometraggio è la docu-fiction Pervye na lune (2005), epopea fantastica sulla conquista sovietica della luna negli anni Trenta, presentata alla 62. Mostra di Venezia, dove vince il premio Orizzonti come miglior documentario; il film è premiato in seguito anche ai Festival di Sochi e di Cottbus. Nel 2005 fonda la casa di produzione “29 febbraio“, con la quale produce il lungometraggio Železnaya doroga (2006) e i documentari Shosho (2007) e Veter Šuvgej (2008), in cui inizia la sua personale e insolita ricerca sulle diverse etnie dell’ex Unione Sovietica, per proseguirla con Ovsyanki (2010), ispirato al romanzo di Denis Osokin e presentato in concorso alla 67. Mostra di Venezia. Attualmente sta girando il nuovo film, anch’esso tratto da un romanzo di Osokin.


Fred Roos (Usa)
Negli ultimi quarant’anni Fred Roos ha lavorato con registi e attori di Hollywood di grande talento, producendo alcuni tra i più straordinari film dei nostri tempi. Dalla collaborazione di lunga data con Francis Ford Coppola sono nati The Godfather, Part II (1974), vincitore dell’Oscar come miglior film, e i candidati agli Oscar, nella stessa categoria, The Godfather, Part III (1990), The Conversation (Palma d’Oro a Cannes nel 1974) e Apocalypse Now (1979). Tra i film che Roos ha prodotto: Hammett di Wenders (1982), Drive, He Said di Nicholson (1971), Barfly di Schroeder (1987), Town and Country di Chelsom (2001), The Secret Garden di Holland (1993), The Black Stallion di Ballard (1979) e il documentario Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse (Bahr, Hickenlooper, Eleanor Coppola, 1991) vincitore del Cable Ace Award come miglior documentario. Roos ha co-prodotto The Virgin Suicides (1999), film d’esordio di Sofia Coppola, diventando poi produttore esecutivo dei successivi Lost in Translation (2003), Marie-Antoinette (2006) e Somewhere (2010), che ha vinto il Leone d’Oro a Venezia nel 2010. Prima di entrare nella produzione cinematografica, Roos è stato un brillante direttore di casting per film come The Godfather, American Graffiti (Lucas, 1973), Five Easy Pieces, The King of Marvin Gardens (Rafelson, 1970, 1972), Fat City (Huston, 1972), Petulia (Lester, 1968) e Zabriskie Point (Antonioni, 1970). Ha collaborato inoltre come consulente per il casting per Star Wars (Lucas, 1977).


Charles Tesson (Francia)
È il nuovo direttore artistico della Settimana Internazionale della Critica al Festival del cinema di Cannes. Dal 1979 si occupa di critica cinematografica per la rivista “Cahiers du cinéma“, di cui è stato capo-redattore dal 1998 al 2003. Docente di Storia ed estetica del cinema alla Sorbonne Nouvelle (Università di Parigi III), Tesson ha scritto anche diversi libri e saggi sul cinema, tra i quali Satyajit Ray (1992), Luis Buñuel (1995), El, Luis Buñuel (1996), Photogénie de la Série B (1997), Théâtre et cinéma (2007) e Akira Kurosawa (2008). Ha curato alcune edizioni speciali dei “Cahiers du cinéma“, come Made in Hong Kong (con Olivier Assayas, 1984), Made in China (1999) e, insieme ad altri, il volume L’Asie à Hollywood (2001).


Serra Yilmaz (Turchia)
Nata a Istanbul, esordisce al cinema nel 1983 in Sekerpare di Atif Yilmaz, seguito da una serie di ruoli in opere di altri maestri del cinema turco degli anni ’80, tra cui Anayurt oteli di Ömer Kavur in concorso alla Mostra di Venezia nel 1987. Nel 1988 inizia a lavorare come attrice e drammaturga per la compagnia del Teatro della Città di Istanbul. Nel 1998 la performance in Harem Suaré di Ferzan Özpetek le vale il premio come miglior attrice non protagonista all’Antalya Film Festival e avvia una lunga collaborazione con il regista. Nel 2001 Özpetek la dirige ne Le fate ignoranti, mentre l’anno seguente recita per Elisabeth Raygaard in Omfavn mig måne. Grazie al ruolo da protagonista in Dokuz (2002) di Ümit Ünal viene premiata come migliore attrice sia all’Istanbul Festival che ai Sadri Alis¸ik Theater and Cinema Awards. Nel 2004 prosegue la collaborazione con Özpetek con La finestra di fronte che si aggiudica numerosi premi. Nel 2005 comincia a recitare al Teatro Rifredi di Firenze in L’Ultimo Harem – The Last Harem, diretto da Angelo Savelli, che viene ripreso con grande successo per sette stagioni. Sempre nel 2010 interpreta vari ruoli in Sur le seuil di Sedef Ecer. Yilmaz ha recitato anche in serie televisive di successo e affianca alla carriera di attrice l’attività di traduttrice.