la Biennale di Venezia
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Cinema


70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

Direttore: Alberto Barbera

28 agosto > 7 settembre 2013

Final Cut in Venice

CHALLATT TUNES - KAOUTHER BEN HANIA
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Sinossi
Estate 2003, un motociclista, armato di rasoio, si aggira per le strade di Tunisi sfregiando le natiche più belle delle donne che passeggiano sui marciapiedi della città. Lo chiamano lo Challatt. Da un quartiere all’altro, da un caffè all’altro, circolano su di lui le storie più improbabili. Tutti ne parlano ma nessuno l’ha mai visto. Lo Challatt diviene una sorta di misteriosa figura circondata da un alone di fascino e di terrore. L’ombra dello Challatt e la violenza delle sue azioni cambiano il codice di abbigliamento delle donne tunisine: basta con i jeans stretti, niente minigonne, niente passeggiate spensierate...
Dieci anni più tardi, dopo la rivoluzione, quando la verità sembra a portata di mano, una regista testarda si mette sulle sue tracce e vuole a tutti i costi svelare il suo mistero. Con ironia. Challatt Tunes racconta i retroscena di una notizia che è diventata leggenda metropolitana e ritrae una società tunisina in effervescenza, dove gli uomini fanno fatica a trovare il loro posto e il corpo femminile diventa un problema politico.

Nota: La proiezione del 31 agosto ore 14:30 è per accreditati Industry
31 agosto 14:30 - Sala Pasinetti FINAL CUT IN VENICE Challatt Tunes di Kaouther Ben Hania - Tunisia, 92' (92') work-in-progress
v.o. arabo - s/t inglese
Jallel Dridi, Rebeh Saidani, Mohamed Slim Bouchiha, Moufida Dhehbi
 
Commento della regista
La storia dello Challatt oscilla tra il fatto di cronaca e la leggenda metropolitana, tra verità e menzogna. Anche la sua forma estetica è un sottile andirivieni che scava i confini tra documentario e fiction.
Il film prende in prestito i codici del documentario d’inchiesta in cui il regista cerca le prove per la sua indagine, ma la ricerca dello Challatt è minata dalle menzogne che, a loro volta, rivelano altre verità. Challatt Tunes è come una grande caccia al tesoro dove, dietro ogni tappa, c’è una storia (vera o falsa) che ci dice qualcosa di più sulla realtà.
La forma del film mi ha subito suggerito un tono umoristico con una punta di ironia. Il soggetto era troppo drammatico per sostenere un trattamento lacrimevole. In Tunisia ciò che dà vita alla gente è il senso della derisione di fronte alle cose serie, che altrimenti ti soffocherebbero. Desideravo che il mio film rispecchiasse l’immagine di questa Tunisia che pratica costantemente l’autoironia per conservare la speranza in un futuro migliore.