la Biennale di Venezia
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Cinema


70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

Direttore: Alberto Barbera

28 agosto > 7 settembre 2013

Venezia Classici

LE 15/8 (1973) - CHANTAL AKERMAN, SAMY SZLINGERBAUM
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Sinossi
15 agosto (1973): una giornata passata tra le quattro mura di un appartamento parigino con una ragazza finlandese. Conosciamo i suoi pensieri banali e ripetitivi grazie a un monologo fuori campo.
5 settembre 20:00 - Sala Volpi 6 settembre 15:15 - Sala Volpi VENEZIA CLASSICI Le 15/8 (1973) di Chantal Akerman, Samy Szlingerbaum - Belgio, 42'
v.o. inglese - s/t italiano
Chris Myllykoski
 
Commento critico
I titoli di testa minimalisti scorrono sulla ripresa anch’essa minimalista dei gesti di un ragazza abbastanza o completamente “svanita”. Il film si situa sulla frontiera tra il documentario, la fiction e la sperimentazione. Nel periodo in cui il film è stato girato, Chris, una giovane finlandese che cercava a Parigi un posto di ragazza alla pari, abitava a casa di Samy Szlingerbaum, un amico di Chantal Akerman, anch’egli cineasta. Parlava tutto il giorno in un inglese elementare, e il suo monologo inarrestabile scorreva come un rubinetto di acqua tiepida, comunicando solo banalità e puerilità. I due cineasti, affascinati ed esasperati, registrarono quella logorrea. Chris rilegge il suo discorso, lo rielabora. Sarà questo testo a inondare il film, detto da una voce fuori campo. Lei dice tutto quello che le passa per la testa, commenta i suoi gesti. La banalità diventa tormentosa, ossessivamente. Parallelamente loro filmano i suoi movimenti nell’appartamento, lei mangia. Guarda fuori dalla finestra, sistema la borsa, si pettina, fa la valigia e parla, parla, dicendo ad alta voce tutti i pensieri insignificanti che ognuno tiene per sé, del tipo “non mi piacciono i miei capelli”, o “questo pezzo di pane è raffermo”. Questo personaggio in stato di malessere mette a disagio. È filmato in maniera clinica, di piatto, come se si trattasse di un accertamento antropometrico, ripreso con un’immagine quasi fotografica, molto bianca, che lo fissa come un insetto osservato da un entomologo. Non c’è narrazione, né costruzione nel senso classico del termine, semplicemente un frammento di vita espresso da un personaggio che svela inconsapevolmente la sua fragilità e, facendo ciò, diventa commovente, superando in tal modo l’evidente crudeltà che viene fuori da questa ripresa di una giornata vuota. (Jacqueline Aubenas, in Hommage à Chantal Akerman, Communauté Française de Belgique, 1995)