la Biennale di Venezia
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Cinema


70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

Direttore: Alberto Barbera

28 agosto > 7 settembre 2013

Venezia 70

ES-STOUH (LES TERRASSES) - MERZAK ALLOUACHE
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Sinossi
Bab El-Oued, quartiere popolare di Algeri. Da un lato la baia, dall’altro la città. Mentre il tempo è scandito dall’invito alla preghiera dei Muezzin, cinque storie si intersecano anche solo per un attimo su altrettante terrazze nel corso di un’intera giornata. Un uomo viene torturato perché non vuole firmare un misterioso documento, sotto l’occhio cinico di qualcuno che gli è in realtà molto vicino. Solo la bambina di una famiglia intransigente tenta di avere un rapporto “normale” con lo zio rinchiuso in una gabbia sul tetto per ragioni inconfessate. Il proprietario dell’immobile scompare dopo aver cercato ancora una volta di cacciare un’anziana donna che vive abusivamente sulla terrazza: indaga un ex ufficiale di polizia decisamente singolare. Un gruppo di ragazzi usa il tetto del palazzo come sala prove in vista di un’esibizione musicale, finché sul terrazzo adiacente si consuma il dramma di una giovane donna. Nel momento meno opportuno, una piccola troupe televisiva si ritrova nel posto sbagliato.

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6 settembre 19:30 - Sala Grande 6 settembre 20:00 - PalaBiennale VENEZIA 70 Es-Stouh (Les Terrasses) di Merzak Allouache - Algeria, Francia, 94'
v.o. arabo - s/t inglese, italiano
Adila Bendimerad, Nassima Belmihoub, Ahcene Benzerari, Aïssa Chouat, Mourad Khen, Myriam Ait El Hadj
 
Commento del regista
In questo momento in cui il mondo arabo è scosso da una serie di crisi senza precedenti, l’Algeria appare invece paradossalmente serena, rivolta verso se stessa, quasi indifferente. Tiene cara la sua nuova pace recuperata dopo un decennio di cruento terrorismo.
La realtà, tuttavia, è alquanto diversa.
Dopo Normal! e El taaib, il film Es-Stouh (Les terrasses)  è una narrazione in cui, attraverso una serie di personaggi, porto avanti la mia indagine di questa complessa e tormentata società algerina.
Il caos che vediamo nelle strade di Algeri ha raggiunto i tetti delle sue case, in passato luoghi tranquilli nei quali la gente del vicinato si incontrava e trascorreva il tempo a contemplare la baia, le colline, il mare. Ora questi luoghi sono diventati uno spazio di violenza e morte.