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65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 
Venezia 65 - Fuori concorso
 

 

Sinossi tratte dal catalogo della 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Editore Electa

 

 

Manoel de Oliveira

Do Visìvel Ao Invisìvel - Romance de Vila do Conde - O vitral e a santa morta

Do Visìvel Ao Invisìvel. «Una piccola commedia satirica sull’artificializzazione della società e dei consumi esasperati, oggi tanto in voga con i veloci avanzamenti tecnologici (straordinari di per sé), ma che ci derubano della nostra cara intimità e della nostra non meno cara tranquillità, inquinando quotidianamente la terra, il mare e l’aria, con il sereno consenso delle leggi internazionali e in nome di quello che si chiama progresso». (Manoel de Oliveira) In Do Visìvel ao Invìsivel  siamo spettatori di un ironico incontro tra due amici nel cuore di San Paolo. I due tentano di conversare ma sono continuamente interrotti dallo squillo dei loro cellulari; così, per riuscire a comunicare, si telefonano e parlano della vita e del suo ritmo travolgente. Uno sguardo acuto e sottile sul mondo moderno che si avvale di sofisticati armamentari per comunicare non riuscendo, nonostante tutti i progressi raggiunti nella comunicazione, a sistemare le vie dissestate dell’umanità.

Romance de Vila do Conde e O vitral e a santa morta. «Questi due film, insieme a Pinturas do meu irmão Júlio, facevano parte di un unico progetto, un film che avrebbe avuto come titolo Palco dum povo. Iniziai le riprese di Palco dum povo dalla casa del poeta José Régio, dove erano custoditi i quadri del fratello Júlio. Accorgendomi che non avrei potuto portare avanti queste riprese, per il motivo che spiegherò, approfittai degli spezzoni che avevo filmato e, selezionandone alcune parti, composi queste tre unità delle quali Romance de Vila do Conde  e O vitral e a santa morta, due film ancora inediti che hanno come titolo due poesie di José Régio. Il motivo è questo: nell’impossibilità di continuare Palco dum povo in 16mm, recuperai, del materiale già girato, quello che più risultava utile alla composizione di ciascuno dei tre film citati, sfruttando quanto rimaneva della memoria filmata. L’idea di Palco dum povo in 16mm era quella di filmare alcune scene di feste e di romerie popolari in contrappunto con quelle dei poeti e delle loro poesie, dei pittori e dei loro quadri, dei musicisti e delle loro musiche contemporanee. Mi è dispiaciuto non averlo potuto realizzare, ma i film di finzione in 35mm erano per me artisticamente più significativi e molto più creativi e, non potendo stringere il mondo con un solo abbraccio, ho deciso di dedicarmi solo a questi». (Manoel de Oliveira)

 

 

Agnès Varda

Les Plages d’Agnès

Di ritorno alle spiagge che tanta parte hanno avuto nella sua vita, Varda inventa una sorta di cinema auto-documentario. Agnès mette in scena se stessa attraverso stralci dei suoi film, immagini e reportage. Condivide con emozione e senso dell’umorismo il suo esordio come fotografa di scena e innovativa e precoce regista della nouvelle vague, la sua vita con Jaques Demy, il suo femminismo, i suoi viaggi a Cuba, in Cina e negli Stati Uniti, la sua vita familiare e quella da produttrice indipendente. Una donna libera e curiosa!

 

 

Fabrice du Welz

Vinyan

Incapaci di accettare la perdita del figlio nello tsunami del 2005, Jeanne e Paul Belhmer sono rimasti a Phuket. Aggrappandosi disperatamente al fatto che il cadavere non è mai stato rinvenuto, Jeanne crede che il figlio sia ancora vivo: è convinta che sia stato rapito dai trafficanti nel caos seguito alla catastrofe. Paul è scettico al riguardo, ma non se la sente di infrangere l’ultima speranza della moglie. Riuscendo a corrompere il sinistro Mr Gao per farsi condurre in barca nelle giungle infestate di pirati del confine tra la Tailandia e Burma, i due coniugi, sconvolti, intraprendono una ricerca che li farà piombare nella paranoia e nel tradimento, sprofondano così in un universo alieno, un regno soprannaturale dove i morti non sono mai veramente morti e dove gli incubi, l’ossessione e la raccapricciante realtà convergono in un tutt’uno. Nella straordinaria, irresistibile e apocalittica storia di spettri di Fabrice du Welz una madre, incapace di accettare la morte del proprio figlio, si avventura nel cuore di tenebra, gettandosi a capofitto nell’ossessione e in inimmaginabili orrori, confrontandosi con la sua stessa pazzia e, ancor più, addentrandosi viva, ma pur sempre a contatto con lo spirito dei morti, in una giungla devastata dal maremoto.















 
 
 
 
 
 
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