Cinema
La rinnovata sezione Orizzonti alla 67. Mostra
< IndietroOrizzonti compie una svolta
28 | 07 | 2010
tutte le novità di Orizzonti
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Paolo Baratta
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Paolo Baratta
Importante novità di questa 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è la svolta che compie la sezione “Orizzonti”.
Creata nel 2004 e da subito dedicata alle “nuove tendenze” del cinema mondiale, essa ora si rafforza e si apre a tutte le opere “fuori formato” - dunque anche ai film brevi - con un più ampio e dinamico sguardo verso le vie nuove dei linguaggi che confluiscono nel cinema.
“Orizzonti” presta pertanto un'attenzione particolare alle esperienze di registi che si siano formati in diversi ambiti espressivi.
In questo modo, essa occupa uno spazio nuovo, diventando un “laboratorio” dei diversi linguaggi artistici, all’interno del più grande “laboratorio” della Biennale di Venezia.
Venezia si conferma così come luogo di riferimento per la conoscenza e la ricerca sulle tendenze dell’arte cinematografica.
Leggi la Guida di Orizzonti >>
Presentazione del Direttore della 67. Mostra
Marco Müller
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Presentazione del Direttore della 67. Mostra

Marco Müller
Orizzonti si reinventa e si rinnova. Ma senza partiti presi, senza pose aprioristiche o predilezioni di genere.
Non c’è stato un unico “stato dell’arte” a fare quest’anno da griglia di riferimento. Ci siamo immersi nella singolarità delle opere; solo a selezione fatta, il programma si è organizzato per linee progettuali comuni ai registi. Senza per questo entrare in una contabilità di criteri che - ci dice chi il cinema lo fa - devono essere mantenuti aperti. E persino, addirittura, incerti.
Abbiamo guardato a quello che era davvero successo negli ultimi dodici mesi. Come è accaduto a tutte le pratiche artistiche, il cinema, quando è stato ripensato e riformulato, non ha perso tempo a ribattezzare ogni volta la parte e il tutto con nuovi nomi propri. Ha sopportato con indifferenza l’isteria da ridenominazione persino per le trasformazioni che designavano ordini di urgenza altri da quello estetico: urgenze etiche, intellettuali, politiche. Mai come quest’anno, dunque, l’ “etichetta” della nostra linea di programmazione è stata calzante: abbiamo seguito i linguaggi espressivi nella loro graduale liberazione da ogni definizione che li costringeva entro contorni angusti, privilegiando così la ricerca di nuovi Orizzonti.
Ciò che ancora chiamiamo “cinema” ha iniziato a dimenticarsi di sé, ma non fino al punto di rimuovere la rottura da cui tutto il nuovo era scaturito. Motore di un rivolgimento tecnico-estetico che ha azzerato tutti gli antichi criteri qualitativi (dalla “fattura” alla “firma” d’autore), con la sua apparizione aveva fatto saltare le paratie che dovevano salvaguardare e regolare lo statuto di opera, dalle condizioni di produzione ai valori attribuiti alla sua fruizione. Se oggi vogliamo considerarlo ancora come arte (“arte”, quindi, nell’accezione contemporanea del vocabolo), è a patto di riconoscere i disordini che ha causato, il fecondo disastro che ha spalancato nuovi campi di sperimentazione, suscitato speranze di un’attualità sempre più rigorosa (è il cinema “spirito del suo tempo” che si incarna nelle opere scelte per il programma di Orizzonti).
Il “cinema” non può essere solo impronta diretta del mondo. Esiste come “arte” quando lavora incessantemente anche a scucire la realtà, smentendo così la pretesa che la sua essenza sia solo documentaria.
Lontano dalla retorica televisiva e dalle scritture automatizzate, ci sono ancora cineasti che “documentano”. Vale a dire: che sanno fissare un istante perchè sanno scegliere come inquadrarlo; che sanno quanto sia importante mettere in scena la parola, dato che l’ “intervista” non dice niente; che sanno far inventare alla gente che incontrano una vita di cinema; che sanno che si può prendere la parola perchè la voce fuori campo deve fissare anche un pensiero, una riflessione ad alta voce; che sanno trasfigurare il reale con il risultato che il passato diventa presente.
Accanto a loro, abbiamo fatto appello ai registi che sperimentano tutto quello che i linguaggi della cultura visiva contemporanea potevano offrire. Nel solco di quel che era avvenuto all’epoca delle grandi avanguardie cinematografiche (del primo dopoguerra e oltre), quando gli artisti cinematografici avevano preso come riferimento una parte della pittura contemporanea, quella che non ricorreva più ai mezzi del linguaggio articolato, rinunciava al principio stesso del figurativo per riflettersi, invece, in nuovi modi di esistere sul piano delle forme.
Più del seguito delle avventure di un cinema “sperimentale” (arroccato in difesa delle sue prerogative di continuatore di una storia dell’arte da considerare intatta, come una sola storia morfologica), tuttavia, ci interessavano i modelli che rifiutano di appartenere a questo o a quel campo estetico, passando invece dall’uno all’altro, negandosi alla denominazione d’origine controllata. Senza contare che esistono ormai strumenti tecnologicamente avanzati perché il cinema dell’intimità, quello elaborato in un faccia-a-faccia con se stesso, quello del pittore e dello scrittore, abbia infine accesso ad altri spazi che quelli del filone sperimentale.
È della fluidità del cinema contemporaneo che volevamo rendere conto, con scelte che mettono a confronto opere che innovano nel tradizionale supporto di celluloide e sperimentazioni elettroniche-digitali. Stili e sguardi, insomma, molto diversi tra loro sull’audiovisivo e sul mondo. Nella convinzione dell’esistenza oggi di una molteplicità di sviluppi delle pratiche cinematografiche e delle loro costellazioni (vale a dire: del cinema e delle sue espansioni).
Abbiamo, in definitiva, lavorato a scontornare quelli che erano i vecchi Orizzonti, così che potessero rappresentare l’altro versante (un altro punto di vista, un'altra immagine del "cinema per come lo si può fare" oggi) di ciò che viene proposto complessivamente dalla Mostra. Uno spettro amplissimo di cineasti, forme e contenuti dialogherà con le altre linee di programma, non in competizione e nemmeno come "alternativa", bensì come prova particolarissima che il cinema è in presa diretta, oggi più che mai, con tutte le arti, con tutti i linguaggi espressivi.
Rinasce dunque quest’anno una linea di programmazione, documento del “visivo” contemporaneo, che sollecita uno sguardo attento, vigile ed appassionato e offre in cambio un nuovo passo di visione.



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