la Biennale di Venezia
Main Visual Sezione Danza (new)

Danza


Arsenale della Danza

11 e 13 maggio ore 20.00 Teatro Malibran, Venezia
17 maggio Teatro Verdi, Padova
19 maggio Teatro Comunale, Vicenza
20 maggio Teatro Comunale, Belluno
21 maggio Teatro Comunale, Treviso
24 maggio Teatro Camploy, Verona
26 maggio Teatro Sociale, Rovigo
Babilonia – Il terzo paradiso
ideazione e coreografia Ismael Ivo
musiche Andreas Bick, Denis Duarte, Antonio Caldara, Carl Heinrich Graun, Leonardo Leo, Riccardo Broschi, Geminiano Giacomelli
scenografia e costumi Marcel Kaskeline
ideazione luci Ismael Ivo
disegno luci Delio Baoduzzi
assistenti alla coreografia Franca Pagliassotto e Luca Della Corte
con Sara Angius, Emanuela Biazzi, Noelle Cotler, Patrick Cubbedge, Loretta D’Antuono, Flavio Arco-Verde, Laura De Nicolao, Roberta De Rosa, David Lagerqvist, Leonardo Magalhães Muniz, Ariadne Mikou, Giuseppe Paolicelli, Claudio Pisa, Andrea Rampazzo, Cristian Rebouças Da Silva, Lucas Ribeiro Saraiva, Armando Rossi, Claudia Sansone, Valentina D’Apuzzo Schisa, DuJuan Smart Jr., Pamela Tzeng, Felipe Vieira Vian, Elisabetta Violante, Chiara Vittadello, Anastasia Voronina
produzione La Biennale di Venezia – Settore Danza
in collaborazione con SESC São Paulo, Fondazione Teatro La Fenice
 
 
Babilonia - Il terzo paradiso è una coreografia che riflette, attraverso la danza, sulla realtà multiculturale di oggi, aggiungendo un nuovo tassello ai precedenti lavori di Ivo per l’Arsenale della Danza. The Waste Land, spettacolo dal forte impatto visivo, esprimeva la desolazione della terra minacciata dalla devastazione dell’uomo, mentre Oxygen parlava della capacità di sopravvivenza dell’uomo e, con le sue trascinanti onde cinetiche, riverberava le scosse fisiche ed emotive dell’attività più naturale e necessaria all’uomo, il respiro. Il titolo della nuova coreografia - Babilonia. Il terzo paradiso – riecheggia, invece, l’idea della mescolanza di lingue, culture, arti che attraversa il mondo di oggi e che ne costituisce la vera ricchezza e l’attesa di un futuro migliore.
 
Nelle sue note Ivo parla di “un corpo che molto spesso è determinato da un contesto dove il pensiero è aggressivo e crea divisioni. Un pensiero basato sul dualismo tra potere e sottomissione, su un sistema di oppressione del debole da parte del più forte. Da questo conflitto, che sembra inevitabile, nasce la possibilità di liberare il proprio corpo e di conseguenza di collaborare per liberare quello dell’altro. Si comincia cercando soluzione diverse e nuovi contesti. L’arte della danza serve per ricordarci che mancano totalmente alcuni valori naturali a cui non siamo più abituati, come la condivisione, l’amicizia e la familiarità. L’essere umano, nonostante i progressi tecnologici, rischia di dover affrontare il pericolo di uno stato vicino all’estinzione. Noi, come nuovi dinosauri, siamo prigionieri della confusione e ci troviamo a lottare costantemente per ritrovare la capacità di comunicare. C’è un senso disperato di non appartenenza a nessun luogo, espresso nel vocabolario del conflitto corpo a corpo”.
 
Immerso in uno spazio vuoto e candido, lo spettacolo di Ivo si avvale della musica celestiale dell’epoca barocca dedicata alle voci bianche dei castrati, capace di innalzare l’umano al divino e di evocare un senso primigenio di sogno e di bellezza ma anche di terrore.
 
Protagonisti dello spettacolo sono i danzatori del centro di perfezionamento nella danza contemporanea della Biennale di Venezia, l’Arsenale della Danza, una formazione internazionale di giovani tra i 19 e i 24 anni provenienti dall’Italia, dagli Stati Uniti e dal Canada, dal Brasile e dalla Russia, dalla Grecia e dalla Svezia: Sara Angius, Emanuela Biazzi, Noelle Cotler, Patrick Cubbege, Loretta D’Antuono, Laura De Nicolao, Roberta De Rosa, David Lagerqvist, Leonardo Magalhães Muniz, Ariadne Mikou, Giuseppe Paolicelli, Claudio Pisa, Andrea Rampazzo, Cristian Rebouças da Silva, Lucas Ribeiro Saraiva, Armando Rossi, Claudia Sansone, Valentina Schisa D’Apuzzo, Flávio da Silva Arco-Verde, Dujuan Smart, Pamela Tzeng, Felipe Vian, Elisabetta Violante, Chiara Vittadello, Anastasia Voronina. Vantano tutti, nonostante la giovane età, una solida formazione alle spalle, e a Venezia sono venuti per maturare e mettere alla prova le loro capacità creative, impegnandosi sulla scena professionale delle produzioni nazionali e internazionali della Biennale.
 
Dopo il debutto a Venezia l’11 maggio (con replica il 13), la nuova creazione di Ismael Ivo proseguirà in tournée in Italia, in collaborazione con Arteven, e all’estero, in collaborazione con il SESC di San Paolo del Brasile. Babiloni- il terzo paradiso sarà a Padova (17 maggio), Vicenza (19 maggio), Belluno (20 maggio), Treviso (21 maggio), Verona (24 maggio) e Rovigo (26 maggio), San Paolo del Brasile (1 e 2 giugno) e Santos (4 giugno).
 
Nato dalla volontà di incentivare le energie creative delle nuove generazioni, l’Arsenale della Danza è centro di perfezionamento nella danza contemporanea e spazio polifunzionale di produzione artistica, un cantiere di lavoro aperto al confronto tra la danza e le altre pratiche artistiche (teatro, arti visive, drammaturgia, scenografia, architettura). “Possiamo immaginarci il corpo come un’orchestra unica nel suo genere, che deve far suonare ogni sua singola parte, dove le diverse sezioni degli strumenti corrispondono all’intera gamma dei movimenti. Quando il corpo-orchestra inizia ad accordare gli strumenti e a prepararsi per una sinfonia, ecco che ha bisogno di un’esperienza determinante per poter rispondere a un compito tanto alto. È questo il momento in cui il danzatore ha necessità di saper individuare lo spazio e di avere la competenza per disporne, sperimentando e affinando le abilità già acquisite” (Ismael Ivo).
 
Dal 2005 alla guida del Settore Danza della Biennale di Venezia, Ismael Ivo è coreografo, performer e danzatore conosciuto in tutto il mondo. Gli esordi avvengono nella sua città d’origine, San Paolo del Brasile, dove vince ripetutamente il premio come miglior danzatore solista (1979, 1981, 1982), ma la scena internazionale gli si spalanca quando sbarca a New York nel 1983, chiamato da Alvin Ailey, il geniale creatore di un genere altamente spettacolare di danza che mescola classico, moderno, jazz e afro. Poi è la volta dell’Europa e di nuovi incontri: nel 1985 Ismael Ivo è a Berlino, dove collabora con il grande coreografo di teatrodanza Johann Kresnik e con Ushhio Amagatsu, l’artista giapponese dei Sankai Juku, esperienze diverse che si fondono con le sue radici afro-brasiliane. Per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 2002, invitato da Carolyn Carlson, Ivo presenta con grande successo un assolo dedicato al fotografo Robert Mapplethorpe. Nello stesso anno crea con Márcia Haydée uno spettacolo dedicato a Maria Callas. Nel 2005 ha ricevuto per The Maids il prestigioso Time Out Award "for the most outstanding performance of the year". A Venezia Ivo ha presentato molte delle sue ultime creazioni: Erendira, Illuminata, The Waste Land, Oxygen.