la Biennale di Venezia
Main Visual Sezione Danza (new)

Danza


Erna Ómarsdóttir / Shalala

15 / 16 giugno ore 22.00
Teatro Piccolo Arsenale
ERNA OMARSDOTTIR / SHALALA (Islanda)
We saw monsters  (nuova versione)

direzione artistica Erna Ómarsdóttir
ideazione Erna Ómarsdóttir, Valdimar Jóhannsson
interpretazione e collaborazione alla performance Erna Ómarsdóttir, Valdimar Jóhannsson, Sigrígridur Soffía Níelsdóttir, Sigtryggur Berg Sigmarsson, Ásgeir Helgi Magnússon e Lovísa Ósk Gunnarsdóttir
drammaturgia Karen Maria Jónsdóttir
musica Valdimar Jóhannsson
costumi Gabríela Fridriksdóttir, Hrafnhildur Hólmgeirsdóttir
luci Larus Björnsson, Sylvain Rausa
suono Lieven Dousselaere
produzione shalala ehf, Le CNDC di Angers - progetto «accueil studio/Ministère de la Culture et de la Communication», The National Theater of Iceland, Reykjavíks Artfestival, Città di Kópavogur
produzione/distribuzione Esther Welger-Barboza
in coproduzione con la Biennale di Venezia, Berliner Festspiele - Spielzeit’europa nell’ambito del progetto ENPARTS – European Network of Performing Arts
con il sostegno del Programma Cultura della Commissione Europea
con il sostegno del Ministero della cultura islandese e WP Zimmer/Antwerpen, PAF e CC De Warande in Turnhout

Sarà forse la natura estrema dell’Islanda ad aver forgiato un’artista singolare come Erna Ómarsdóttir, autrice di performance potenti e inquietanti, dove la danza si fa fisicità istintiva, quasi animalesca, e si fonde con una musicalità estrema che viene dalle viscere. Questo modo personalissimo di utilizzare la voce per la Omarsdottir significa “danzare con la voce”. E spiega: “La voce è un muscolo. Si tratta di uno sviluppo naturale del mio lavoro, si aggiunge al movimento o lo incide trasformando anche l’ambiente. L’uso della voce per me conduce più vicino all’anima. Mi piace sperimentare le differenze nella struttura di tutti i suoni, effetti acustici che vengono dal basso più profondo, dagli angoli più strani e sconosciuti del corpo. Lascio che il movimento determini la voce ma anche l’opposto. Mi abbandono ai contrasti tra una voce satanica o il canticchiare innocente delle ragazzine, mi faccio attraversare da tutti i suoni istintivi dell’uomo e dell’animale, ma li estrapolo da un contesto narrativo e li ricompongo in un paesaggio sonoro...” (A. Cacciagrano e P. Di Matteo, “Art’o”).

Cresciuta alla scuola di Anne Teresa De Keersmaeker, il Performing Arts Research and Training Studios di Bruxelles, dove le tecniche più avanzate della danza contemporanea si coniugano con le altre discipline artistiche, in particolare il teatro e la musica, poi a lungo nella compagnia di Jan Fabre, che per lei ha coreografato un assolo che ha fatto il giro del mondo, My Movements are alone like Street Dogs, e infine con Sidi Larbi Cherkaoui e Les Ballets C de la B di Alain Platel, oggi Erna Omarsdottir è artista in proprio e si divide fra la sua città natale, Reykjavík, e la culla delle sue maggiori esperienze artistiche, Bruxelles. Negli ultimi anni le sue creazioni, di cui è autrice e interprete, nascono dalla collaborazione con musicisti, come Jóhann Jóhannsson e Valdimar Jóhannsson: IBM 1401 (a user manual) nel 2002, The Mysteries of Love nel 2005 e il suo ultimo lavoro, We saw monsters, presentato in una nuova veste alla Biennale.

Con We saw Monsters la coreografa e performer islandese intende risalire alle radici primordiali delle nostre paure: “I mostri sono spesso creati dalla nostra mente per paura della vita, della natura, del buio, dell’ignoto e della morte – scrive. Perciò a volte diamo inavvertitamente forma alla nostra idea astratta del terrore. Con il tempo, le parti si capovolgono e i mostri reali che si trovano nella società moderna diventano la causa stessa del terrore… Le apparenze possono ingannare e i confini tra la realtà e l’immaginazione rischiano di confondersi”. Nato nell’ambito del progetto ENPARTS (European Network of Performing Arts), la rete di collaborazioni avviato dalla Biennale di Venezia con festival e istituzioni europee che operano nel settore dello spettacolo dal vivo, We saw monsters - coprodotto da Biennale e Berliner Festspiele - Spielzeit’europa - è un lavoro in cui danza, canto, musica e arti visive si integrano in un’unica, poetica, espressione artistica.
Quarto palcoscenico
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