la Biennale di Venezia
Main Visual Sezione Danza (new)

Danza


Compagnie Marie Chouinard (Québec)

28 - 29 maggio ore 21.00
Teatro Toniolo
Le nombre d’or (LIVE) (2010, 80’) [prima europea]
ideazione e coreografia Marie Chouinard
musica originale Louis Dufort
scene Guillaume Lord, Marie Chouinard
luci Alexis Bowles
costumi Vandal
con Mark Eden-Towle, Eve Garnier, Benjamin Kamino, Leon Kupferschmid, Lucy M. May, Lucie Mongrain, Mariusz Ostrowski, Carol Prieur, Gérard Reyes, Dorotea Saykaly, James Viveiros
produzione Compagnie Marie Chouinard
in coproduzione con The National Arts Center (Ottawa), The Place des Arts (Montréal), Vancouver 2010 Cultural Olympiad
con il supporto di ImPulsTanz (Vienna)
 
Grande attesa per Marie Chouinard, nome imprescindibile della danza quebecchese e prioritario per la danza contemporanea tutta, amatissima dal pubblico della Biennale. Questa artista che per ogni lavoro progetta un universo di invenzioni e di soluzioni sempre nuove torna a Venezia con un dittico: lo spettacolo d’ensemble Le nombre d’or (Live), fresco di debutto a Vancouver il 13 marzo scorso e, vera sorpresa, l’assolo che segna il ritorno della Chouinard stessa, dopo vent’anni, sulle scene, Gloire du matin.
 
Proprio alla Biennale, invitata da Carolyn Carlson, Marie Chouinard era giunta per la prima volta nell’ottobre del 1999 con un’antologia dei pezzi solistici che l’hanno resa celebre, Les Solos 1978-1998, frutto del suo complesso e avanguardistico percorso prima della fondazione, nel 1990, del gruppo che porta il suo nome. Di Les Solos - un’abbagliante celebrazione della poesia degli istinti e degli impulsi vitali - fanno parte il suo lavoro d’esordio, Cristallisation, con cui la Chouinard si impone immediatamente per l’originalità della ricerca espressiva, S.T.A.B. del 1986, considerato il suo capolavoro, in cui danza la trasformazione in donna di una creatura scossa da movimenti istintuali, e il provocatorio Après-midi d’un faune al femminile del 1987: tutti pezzi che confermano la sua inclinazione a esplorare nuovi sentieri della coreografia, ma anche della performance artistica e della creazione concettuale.
 
Due anni dopo, nel 2001, sempre su invito della Biennale, Marie Chouinard porta due lavori di gruppo creati per la sua compagnia: Les 24 Préludes de Chopin – in cui si confronta con una struttura musicale classica - e Le Cri du Monde – che scaturisce dall’osservazione dell’architettura del corpo, indagato nelle sue tensioni, provocando un forte impatto emotivo nel pubblico. Ancora nel 2005, invitata da Ismael Ivo per il 3. Festival di Danza, la Chouinard presenta Body_Remix / Goldberg _Variations, uno “spettroscopio” del gesto in cui le protesi del corpo - stampelle, corde, imbracature - liberavano i movimenti dei danzatori o, ostacolandoli, li reinventavano.
 
Le nombre d’or (Live) allude nel titolo al numero aureo, ovvero a quella “divina proporzione” con cui nel Rinascimento si pensa di spiegare la bellezza e l’armonia di certe opere, e a cui tanti artisti hanno fatto ricorso nel passato proprio per costruirle tali, da quelle architettoniche a quelle scultoree e pittoriche fino alla musica. Trattando di rapporti e proporzioni, il numero aureo diventa una misura estetica, un modello di bellezza valido per tutte le arti e a cui vengono attribuiti significati filosofici, tanto da stabilire una sua presunta superiorità e da solleticare la curiosità degli artisti di tutti i tempi. “Anche nella natura – afferma la Chouinard – è possibile trovare questa proporzione molto spesso, per esempio nei petali del fiore o simili… o nella spirale di una conchiglia. È un numero che è stranamente onnipresente, e succedono cose bizzarre quando si comincia a giocarci, perché è come se ci si aprisse davanti una infinita varietà di artifici e invenzioni che si possono fare con questo numero”. Anche il compositore Louis Dufort fa uso esplicito di questo numero per comporre le musiche dello spettacolo. Se l’intelligenza del numero aureo è operativa anche in natura, dunque negli esseri umani, oggetto della ricerca è di nuovo il corpo e la sua intelligenza segreta, che Chouinard traduce con un lessico raffinatissimo e primitivo insieme. Lo spettacolo mette in scena un’umanità sulla soglia di un nuovo mondo: “Le nombre d’or (Live) inizia con una nascita. Sotto le luci luminose e mobili, due ballerini emergono da bozzoli di seta. Sono esseri umani, ma diversi da noi: hanno capelli biondi e spinosi, indossano avvolgenti costumi d’oro ognuno diverso dall’altro, molti con frange di varia lunghezza, che ricordano i pantaloni dei cowboy. Alcuni indossano enormi montature di occhiali neri, che li fa apparire goffi. Se a volte appaiono innocenti e ingenui, i nuovi esseri umani sono anche impertinenti e infantili. Quando hanno rapporti sessuali, sembrano animali in fregola. La Chouinard ha un talento particolare nel ritrarre l'erotismo in modo viscerale, che toglie il fiato. … Alla fine, i danzatori vengono tutti sul palco indossando nient'altro che enormi maschere dal volto di neonati. Si potrebbe pensare che questi volti rappresentino i danzatori bambini, ma non si sa. Il contrasto tra i volti innocenti dei bambini con i corpi nudi dei danzatori è un’immagine straordinaria: divertente ed erotica insieme”.
(Kevin Griffin, “The Vancouver Sun”)
 
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