la Biennale di Venezia
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Danza


Grado Zero

Biennale Danza

30 marzo > 30 giugno 2009

Ismael Ivo - The Waste Land

sabato 20 e domenica 21 giugno, ore 20.00
Teatro alle Tese – Arsenale
repliche straordinarie:
lunedì 29 e martedì 30 giugno, ore 20.00
Teatro alle Tese – Arsenale
 

Arsenale della Danza / Ismael Ivo                                 
The Waste Land - prima assoluta
a choreographic essay inspired on the investigation of senses and physical possession
ideazione e coreografia Ismael Ivo
musiche Igor Stravinskij “La sagra della primavera”, Andreas Bick “The Waste Land”
scene e costumi Marcel Kaskeline
assistenti alla coreografia Franca Pagliassotto, Karl Schreiner
assistente alla produzione Joseph Candeloro
con l’Arsenale della Danza: Deniz Aygor, Beniamino Borghi, Monika Born, Ivelice Brown, Alessio Calciolari, Sara Catellani, Veronica Cornacchini, Eleonora Folegnani, Valeria Galluccio, Alice Guazzotti, Roberta Maffioletti, Simona Miraglia, Tomoko Ogawa, Reiko Okada, Stefano Roveda
coordinamento tecnico della realizzazione: La Biennale di Venezia Servizi Spa – Servizi Tecnici per lo Spettacolo
macchinisti Giuseppe Avolio, Gianluca Bolla, Matteo Cicogna, Marco Cimatti, Katiuscia Meli, Marco Preatoni, Marco Quagliozzi, Pablo Trujillo
elettricisti Delio Baoduzzi, Massimo Candiotto, Francesco Citterio, Orazio Li Vigni, Andrea Margarolo, Bruno Pino, Fabio Trotta, Paolo Zanin
tecnici Audio Alessandro Barbina, Rudy Citossi, Igor Del Piccolo
sarte Grazia Monelli, Carmen Rambaldi
fisioterapista Fabrizio Murtas
produzione La Biennale di Venezia
in collaborazione con Goethe Institut – Mailand
si ringrazia Kryolan Italia
 
La prima stagione dell’Arsenale della Danza si conclude facendo convergere gli insegnamenti e la pratica con i Maestri invitati in questi mesi verso la creazione di uno spettacolo sotto la guida del direttore e coreografo Ismael Ivo. I quindici danzatori dell’Arsenale della Danza, una compagnia internazionale di giovani tra i ventidue e i trent’anni provenienti da Italia, Svizzera, Venezuela, Turchia, Giappone, hanno così occasione di misurare le loro capacità e sperimentare la loro creatività su una scena rigorosamente professionale.
Da questo processo nasce The Waste Land, che prende le mosse da un caposaldo del primo Novecento - La Sagra della primavera di Stravinskij, immortalato da Nijinskij - per interrogare il nostro rapporto con l’ambiente in un mondo sempre più a rischio. La celebrazione del rito, il ritorno della primavera, la gioia della danza cercano un nuovo orizzonte di senso. Similmente, la musica vede affiancate le sperimentazioni sonore del compositore tedesco Andreas Bick, che riproducono per campionamento o registrazione fragorosi eventi naturali, quasi “l’urlo della terra e la sua disintegrazione” (I. Ivo), alla celeberrima Sagra stravinskijana, che già esprimeva un mondo barbarico e primitivo, con tutta la sua esplosione di sensi e violenza.
Una creazione che ricerca il grado zero del movimento e della relazione con la terra per spronare i danzatori a trovare un nuovo inizio nel mondo tormentato di oggi.
 
Camminare, correre, cadere
Una coreografia ispirata all’esplorazione dei sensi e del controllo fisico, che riflette profondamente anche su uno dei maggiori problemi del nostro tempo: lo sfruttamento incondizionato delle risorse naturali della Terra e la sopravvivenza del pianeta.
L’arte della danza è una celebrazione da sempre associata alla gioia del movimento. Ma non possiamo fare a meno di realizzare che viviamo in un pianeta vulnerabile, che si sta esaurendo per trasformarsi rapidamente in un luogo desolato.
Camminare, correre, cadere – costantemente ci muoviamo e nello stesso tempo costantemente cadiamo. Un’azione fisica essenziale e un paradosso che sono in relazione con la capacità di sopravvivenza dell’uomo. Ci viene brutalmente ricordato che un tema come il riscaldamento globale e le alterazioni climatiche hanno portato la qualità del nostro ciclo vitale sul ciglio di un drammatico rischio. La vita continua e dobbiamo andare avanti. È un pensare fisicamente. Il movimento è generato dalle energie interiori della vita e dal loro conflitto. Camminare, correre, cadere. Per arrivare “rasoterra”, in uno stato di Grado Zero. Ma non si tratta di pensare, si tratta di reagire. Una ricerca ai confini della pratica coreografica.
Igor Stravinskij ha descritto così l’improvvisa visione che lo colse: “Vidi nella mia immaginazione un solenne rito pagano: un vecchio saggio, seduto in un cerchio, mentre guardava una giovane ragazza danzare fino alla morte. La stavano sacrificando per propiziarsi il dio della primavera.”
Provo una strana fascinazione quando guardo le foto di Sebastião Salgado. Le immagini che ha scattato nella Serra Pelada, in Brasile, catturano il misterioso movimento di centinaia di lavoratori che scavano un foro gigantesco alla ricerca di un grammo d’oro. Coperti di fango dalla testa ai piedi, questi sub-umani o nuovi alieni riflettono probabilmente la nostra immagine. Testimoni di una sorta di rinnovata schiavitù in una società complessa ed economicamente travagliata.
In The Waste Land, il punto di partenza è il coinvolgimento fisico del corpo in una cerimonia di sopravvivenza e di lotta. È un rito. Una celebrazione che va oltre la celebrazione e ci spinge a riflettere su diverse questioni. La nostra casa è un luogo che chiamavamo Madre Terra. Siamo sicuri che arriverà la prossima primavera? Abbiamo mutato i tempi di fertilità della terra. I popoli sono lacerati dalla sanguinosa lotta per accaparrarsi le risorse naturali del pianeta. Lo sfruttamento intensivo del petrolio, come se fosse “oro liquido”, ha portato la società moderna ad un punto di non ritorno. In effetti aspettiamo come avvoltoi il prossimo pozzo di petrolio da sfruttare. Nelle società tradizionali il rito era il centro della vita. La danza era usata per costruire senso. Stiamo ancora cercando di capire il mondo e il nostro corpo è uno dei catalizzatori più importanti. Camminare, correre e cadere. Le azioni sono movimenti e il nostro modo di agire è un rituale sociale. Il movimento impone responsabilità e passione.
Ismael Ivo