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la Biennale di Venezia
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Danza

Si è conclusa la Biennale Danza

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02 | 07 | 2017

 
 

SABATO 1 LUGLIO

- Film: Ten-Meter Tower di Axel Danielson, Maximilien Van Aertryck. Your Girl da uno spettacolo di Alessandro Sciarroni. Teatro alle Tese, ore 16.00

- Incontro con Robyn Orlin
, Teatro alle Tese, ore 17.30

Artista fra le più controverse e provocatorie, Robyn Orlin ha ridisegnato la coreografia e l'arte performativa del Sud Africa, svelando e stigmatizzando, attraverso la sua opera, la realtà contraddittoria del suo paese e diventando nota al mondo intero.
Nata a Johannesburg nel 1955, Orlin frequenta tra il 1979 e il 1980 la scuola di danza contemporanea di Londra e successivamente l’Istituto d’Arte di Chicago (1990/1995), una formazione che la porterà a integrare le diverse espressioni artistiche (scrittura, video, arti plastiche) per esplorare una teatralità totale che si riflette nel suo vocabolario coreografico. Ma il suo palcoscenico è anche un luogo dove spesso gli universi dei bianchi e dei neri con i rispettivi stereotipi collidono. Orlin si definisce un'artista pop, nel senso che, come faceva Andy Warhol, “si può prendere qualsiasi cosa e concettualizzarla”.
And so you see… our honorable blue sky and ever enduring sun… can only be consumed slice by slice… (Tese dei Soppalchi, ore 19.00) è il suo ultimo lavoro, con un titolo come al solito lunghissimo e provocatorio. La coreografa lo definisce “un requiem all’umanità attraverso i sette peccati capitali, un viaggio con il terzo mondo che sta in palcoscenico e il primo che paga per vederlo”. Solo in scena, in questa sorta di “cabaret politico” c’è Albert Ibokwe Koza, attore feticcio della Orlin, colui che meglio di ogni altro completa fino a incarnare il suo lavoro, capace di metabolizzare e restituire le complesse relazioni nord-sud del mondo che permeano le sue opere.
A seguire lo spettacolo, conversazione con Robyn Orlin.
 
Gustavia (Teatro alle Tese, ore 21.30) è il frutto della complicità tra due artiste, Mathilde Monnier, capofila della danza francese, e La Ribot, performer madrilena trapiantata a Ginevra, è uno spettacolo ricco di echi e citazioni:
Gustavia è un unico personaggio femminile portato in scena da due donne, un ritratto bifronte, giocato sui toni della comicità e dell’ironia, fitto di rimandi a espressionismo, surrealismo, cinema muto, mimo, burlesque, cabaret, risalendo alle origini del teatro, al proprio passato e alla propria eredità. “Un piccolo capolavoro teatrale” ha scritto Le Monde.
Gustavia porta in scena con leggerezza i temi della femminilità e della morte, sotto l’influenza di Kantor risalendo alle origini del teatro. A proposito dello spettacolo e di questa collaborazione tutta al femminile afferma la Monnier: “Rappresenta la donna-mondo. Siamo abituati a parlare, a pensare addirittura, per lo più al maschile: con Gustavia abbiamo provato a “dire tutto”, persino a raccontare gli uomini, parlando della donna e rigorosamente al femminile”.
A seguire lo spettacolo, conversazione con Mathilde Monnier e La Ribot.