La Biennale di Venezia  
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Stephen Petronio Dance Company
Biennale Danza  6. Festival Internazionale di Danza Contemporanea 
Stephen Petronio Dance Company (Stati Uniti) 

 

In Beauty and the Brut Petronio si avvale del duo Fischerspooner - capofila del neonato movimento elettromusicale che rende aggressivo l’elettro pop dal gusto rétro dei Kraftwerk - e dello stilista Benjamin Cho, famoso per i suoi eccessi neosurrealisti.

 

Il secondo pezzo del trittico che compone la serata, Bloom, definito da Petronio “una danza di trasformazione e risveglio”, si affida alle sonorità pop barocche di Rufus Wainwright che intona poesie di Emily Dickinson e Walt Whitman accompagnato dal Young People’s Chorus di New York.

 

This is the Story of a Girl in a World è costruita invece sulla voce seducente e magica di Antony Hegarty di Antony and the Johnsons - drag queen dell’underground newyorkese oggi alfiere di un neoromanticismo fortemente emozionale e di un’estetica transgender (I Am A Bird Now, il primo album del 2005, è stato un successo internazionale). Collaborano alla colonna sonora del pezzo, insieme ad Antony, l’amico e mentore Lou Reed e Nico Muhly, compositore di formazione colta, spesso al fianco di Björk e Rufus Wainwright.

 

“In Beauty and the Brut c’è la voce di una ragazza mentre racconta in inglese e francese un incontro sentimentale avvenuto sulla spiaggia. Con echi in stile Laurie Anderson e frasi interrotte (il mio nome è – qualsiasi), tra suoni melodici attenuati al massimo, ne scaturisce una creazione deliziosa. Anche l’illuminazione curata da Ken Tabachnick sa rendere magicamente la foschia del mare e del cielo sopra una spiaggia deserta. E appena quella luce colpisce il corpo statuario di Shila Tirabassi, mentre si incurva nello spazio, la danza ci porta immediatamente nel suo mondo seducente.

 

All’inizio Petronio utilizza solo una coppia di danzatori: Shila Tirabassi, fluida e dominante, e Jonathan Jaffe, volutamente amorfo e inelegante. Poi altri danzatori, in favolose tenute da spiaggia create da Benjamin Cho (metà uomo delle caverne, metà Erté), appaiono in multiple e mai letterali incarnazioni di questa infinita commedia umana.

 

Una delle cose più belle a vedersi di tutto il programma è il modo sapiente con cui Petronio fa muovere i danzatori nelle sue coreografie e come ritma i pezzi di cui si compongono. Proprio come accade in Bloom, con i suoi movimenti turbinosi e la musica ossessiva di Rufus Wainwright, splendidamente cantata dal Young People’s Chorus di New York.

 

La stessa cosa vale per This Is the Story of a Girl in a World, una nuova coreografia che ci invita a meditazioni non troppo impegnative sulla differenza tra i sessi, in cui sia gli uomini che le donne ricoprono lo stesso ruolo - alcune volte aggressivo e impositivo, altre persuasivo e lirico - e che ci porta a riflettere sulle relative conseguenze”. (Roslyn Sulcas, The New York Times, 3/4/08)

 
 
 
 
 
 
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