Die Puppe - La bambola di carne è un film muto del periodo tedesco di Ernst Lubitsch, uno dei grandi registi emigrati dalla Germania nazista negli Stati Uniti (con Lang, Von Stroheim e altri) che hanno fatto la grande Hollywood degli anni ’30 e ‘40. Capolavoro di satira e disincanto, nello stile caustico e sagace che caratterizza il cinema di Lubitsch, Die Puppe affronta temi cari all’espressionismo tedesco e al romanticismo hoffmaniano (il doppio, la favola psicanalitica, la creatura artificiale) superandoli in un’inusitata direzione femminile.
Al centro della vicenda cinematografica la storia di un’iniziazione, quella del giovane Lancelot che, costretto al matrimonio, accetta di sposare il doppio di Ossie, una bambola meccanica. Ma la vera Ossie si sostituirà al prototipo, divenendo motore dell’azione e innescando una ridda di equivoci in cui già si intravede il “tocco” alla Lubitsch.
Il film, rielaborato in video, nello spettacolo viene sonorizzato e accompagnato dagli interventi di Marina Giovannini (danza), Letizia Renzini (elettronica, voce, strumenti), Sabina Meyer (voce). La sfida è quella di creare una coreografia e una tessitura drammaturgica simbolica che si confronti con la narrazione del film e le sue rielaborazioni tecniche. Di volta in volta l’immagine video-cinematografica sarà contrappunto, partitura, sfondo o ulteriore elemento attivo nel rapporto con le performer. Le bambole di carne in scena saranno tre, che si andranno ad aggiungere alle due bambole virtuali della narrazione cinematografica. All’universo ambiguo del film, nel quale agiscono personaggi sdoppiati in cammino verso l’identità unitaria, corrisponde l’universo composito e straniante della messa in scena; la Doll’s House disegnata dall’architetto e illustratore Paolo Fiumi, simbolo e contesto per interventi compositivi e gestuali di espressionismo contemporaneo, dove immagini, corpi, voci e musica partecipano a una sintesi ironica, drammatica, significante, femminile.