La Biennale di Venezia  
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Biennale Danza  6. Festival Internazionale di Danza Contemporanea  Letizia Renzini (Italia) 

 

21 > 22 giugno  ore 22.00

Teatro alle Vergini - Arsenale

Letizia Renzini (Italia)

La Bambola di Carne  [prima assoluta]

dal film Die Puppe di Ernst Lubitsh (Stati Uniti/Germania, b/n, 1919)

coreografia Marina Giovannini

video, sonorizzazione dal vivo Letizia Renzini

con Marina Giovannini, Letizia Renzini

in video, voce Sabina Meyer

scene e disegni Paolo Fiumi - costumi Giulia Pecorari - video compositing e animazione Gregory Petitqueux - produzione La Biennale di Venezia, Dance Umbrella (Londra) - nell’ambito del progetto ENPARTS – European Network of Performing Arts - produzione esecutiva Vortice – Teatro Fondamenta Nuove - in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale, Goethe Institut – Roma, ISR – Spazio Culturale Svizzero di Venezia - con il supporto del Programma Cultura dell’Unione Europea 2007/2013

La Bambola di Carne

Die Puppe - La bambola di carne è un film muto del periodo tedesco di Ernst Lubitsch, uno dei grandi registi emigrati dalla Germania nazista negli Stati Uniti (con Lang, Von Stroheim e altri) che hanno fatto la grande Hollywood degli anni ’30 e ‘40. Capolavoro di satira e disincanto, nello stile caustico e sagace che caratterizza il cinema di Lubitsch, Die Puppe affronta temi cari all’espressionismo tedesco e al romanticismo hoffmaniano (il doppio, la favola psicanalitica, la creatura artificiale) superandoli in un’inusitata direzione femminile.

 

Al centro della vicenda cinematografica la storia di un’iniziazione, quella del giovane Lancelot che, costretto al matrimonio, accetta di sposare il doppio di Ossie, una bambola meccanica. Ma la vera Ossie si sostituirà al prototipo, divenendo motore dell’azione e innescando una ridda di equivoci in cui già si intravede il “tocco” alla Lubitsch.

 

Il film, rielaborato in video, nello spettacolo viene sonorizzato e accompagnato dagli interventi di Marina Giovannini (danza), Letizia Renzini (elettronica, voce, strumenti), Sabina Meyer (voce). La sfida è quella di creare una coreografia e una tessitura drammaturgica simbolica che si confronti con la narrazione del film e le sue rielaborazioni tecniche. Di volta in volta l’immagine video-cinematografica sarà contrappunto, partitura, sfondo o ulteriore elemento attivo nel rapporto con le performer. Le bambole di carne in scena saranno tre, che si andranno ad aggiungere alle due bambole virtuali della narrazione cinematografica. All’universo ambiguo del film, nel quale agiscono personaggi sdoppiati in cammino verso l’identità unitaria, corrisponde l’universo composito e straniante della messa in scena; la Doll’s House disegnata dall’architetto e illustratore Paolo Fiumi, simbolo e contesto per interventi compositivi e gestuali di espressionismo contemporaneo, dove immagini, corpi, voci e musica partecipano a una sintesi ironica, drammatica, significante, femminile.

 
 
 
 
 
 
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