ARCHIVIO 2010



cut-outs & trees
Venezia - Stoccolma - Londra, 9, 10 giugno 2010 - 9, 10, 11 settembre 2010 - 20, 21 ottobre 2010

CRISTINA CAPRIOLI / CCAP (Svezia/Italia)
9 giugno ore 20.00 e 10 giugno ore 22.00
Tese delle Vergini
cut-outs & trees (2010, 60’)   prima assoluta
coreografia Cristina Caprioli
immagini digitali e programmazione Panajotis Mihalatos
partitura elettronica Carsten Nicolai aka Alva Noto
con Julia Sundberg, Anja Arnquist, Annika Hyvärinen, Johanna Klint, Emelie Johansson, Madeleine Lindh
produzione CCAP, La Biennale di Venezia, DansensHus Stockholm, Dance Umbrella London
nell’ambito del progetto ENPARTS - European Network of Performing Arts
con il sostegno del Programma Cultura della Commissione Europea
Altre rappresentazioni:
9-10-11 settembre, ore 19.00 e 21.00, Dansens Hus, Stoccolma
20-21 ottobre, ore 20.00, Riverside Studios, Londra
 
Italiana ma residente da oltre vent’anni a Stoccolma, Cristina Caprioli è oggi una delle principali coreografe e insieme teoriche sperimentali della scena scandinava, autrice di lavori che scardinano le convenzioni linguistiche e percettive della danza.
Pensando che la danza moderna debba confrontarsi con la domanda sulla sua ragion d’essere, la Caprioli si fa portatrice di un’idea di coreografia come “discorso critico in continuo movimento”: l’atto creativo non è mai disgiunto dalla riflessione, è, anzi, un pensiero che si interroga sul fare danza nel momento stesso in cui la danza si genera. Da qui il carattere concettuale delle sue coreografie e la necessità di una documentazione ed elaborazione che accompagni costantemente il lavoro creativo.
“Io sono cresciuta coreograficamente incontrando i danzatori – dichiara Cristina Caprioli in un’intervista con Joseph Houseal. Ho sempre chiesto loro di osservare quello che stavano facendo e, una volta in palcoscenico, di osservare se stessi mentre venivano osservati dal pubblico”. In questo senso si comprende come “il danzatore” sia “la coreografia stessa”. Si comprende anche come sia fondamentale per la Caprioli il problema dello sguardo, e come il suo lavoro si focalizzi sulla messa in crisi delle nostre convenzioni percettive.

Così accade anche per cut-outs & trees, la nuova coreografia di Cristina Caprioli, interpretata dalla sua compagnia CCAP, presentata in prima mondiale a Venezia per il 7. Festival Internazionale di Danza Contemporanea e frutto di una coproduzione internazionale con Dance Umbrella di Londra e Dansen Hus di Stoccolma, partner della Biennale per il progetto europeo ENPARTS (European Network of Performing Arts).
 
Lo spazio di cut-outs & trees non è uno spazio vuoto da riempire, come di consueto, e la danza non significa più occupare questo spazio vuoto nel quale percepirsi. La scenografia ha infatti il carattere di una installazione mobile progettata digitalmente: un grosso volume pieno costituito da una foresta fitta di frammenti di alberi che possono essere messi in movimento, addensandosi in determinate aree, “circumnavigando” così lo spazio e interferendo con la danza, che trova un varco negli interstizi consentiti da questo ambiente, nei sempre nuovi percorsi aperti dal “dislocamento” degli alberi. Collabora a questa complessa opera l’architetto Panajotis Michalatos, la cui forte estetica concettuale ha contribuito a contestualizzare e arricchire parecchie delle opere più recenti della Caprioli. Sarà invece il musicista elettronico Carsten Nicolai, noto come Alva Noto, a comporre il tessuto sonoro dello spettacolo. Un cast, tutto al femminile, di sei danzatrici che hanno consuetudine con la ricerca di Cristina Caprioli si contenderà lo spazio con i fasci di alberi che non facilitano i loro movimenti e deviano la percezione visiva e sonora dello spettacolo. “L’intento finale – dichiara la coreografa – è di disturbare e sovraccaricare la percezione visiva, di rendere la danza meno agevole e solo parzialmente visibile, di trasmettere un senso di disorientamento”. L’obiettivo della Caprioli è “di manifestare la danza come un concatenamento di frammenti minimi e incompiuti, raccolti come parte di un insieme più vasto e inafferrabile”. Mossa dalla forza, e poi ostacolata dall’inerzia, la danza vira dalla velocità alla lentezza, dalla materializzazione alla trasparenza, dall’evidenza all’auto-annullamento. Ordine della vista, disordine del movimento, il tempo che si sposta in tutte le direzioni. Una danza chiara, ma densa, ingannevole e impossibile da afferrare.
 
Cristina Caprioli (Brescia, 1953) - Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brescia, studia all’Accademia del Balletto di Stoccolma dal 1971 al ’74; dal 1975 al ‘77 si trasferisce a New York, dove studia al Merce Cunningham Studio, poi all’America Ballet School, e lavora con Douglas Dunn, Dan Wagoner, Viola Farber. Tra il 1979 e l’81 è di nuovo a New York e trova ispirazione soprattutto nel lavoro di Jennnifer Muller, Larry Rhodes, Maggie Black e Zena Romett. È in questo periodo che frequenta classi anche con Twyla Tharp.
Dopo una carriera come danzatrice in Svizzera, Germania e New York, nel 1983 si stabilisce a Stoccolma per insegnare e coltivare il suo interesse per la coreografia, arrivando a fondare nel 1998 la compagnia indipendente CCAP. Attiva anche come teorica e insegnante, nel 2001/2002 è stata Direttore del programma di coreografia presso l'University College di danza in Svezia, dove nel 2008 è nominata Professore di coreografia. La Caprioli ha prestato la sua opera didattica e teorica anche presso ImpulsTanz di Vienna, SEAD di Salisburgo e Skolen for Modern Dance di Copenhagen.
Nel giugno 2006 è stata insignita del Premio Cullberg. Fra i suoi ultimi lavori, cccover, Slope, Cicada, Cicadaremix, my lips, very very, decover, Jacob e cc.nu sono stati in tournée tra Europa e Stati Uniti, raccogliendo un ampio consenso della critica.