la Biennale di Venezia

14. Mostra Internazionale di Architettura

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14. Mostra Internazionale di Architettura

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Aperta da martedì a domenica, ore 10-18 (chiuso lunedì, escluso 17 novembre)
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Monditalia   alle Corderie. Elements   al Padiglione Centrale. I Padiglioni nazionali
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Luoghi

Padiglioni nazionali

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Accanto all'odierno Padiglione Centrale, il cui primo nucleo fu costruito nel 1894 e da allora più volte ampliato e ristrutturato, sono sorti nell'ampio parco 29 padiglioni, costruiti in varie epoche a cura delle nazioni espositrici. Immersi nel verde, i padiglioni costituiscono un'antologia di alto valore dell'architettura del Novecento, per il nome di molti realizzatori tra i quali Aalto, Hoffmann, Rietveld, Scarpa e Stirling.

Questo l'ordine cronologico di costruzione (tra parentesi il nome dell'autore): 1907 Belgio (Léon Sneyens); 1909 Ungheria (Géza Rintel Maróti); 1909 Germania (Daniele Donghi), demolito e riedificato nel 1938 (Ernst Haiger); 1909 Gran Bretagna (Edwin Alfred Rickards); 1912 Francia (Umberto Bellotto); 1912 Olanda (Gustav Ferdinand Boberg), demolito e riedificato nel 1953 (Gerrit Thomas Rietveld); 1914 Russia (Aleksej V. Scusev); 1922 Spagna (Javier De Luque) con facciata rinnovata nel 1952 da Joaquin Vaquero Palacios; 1926 Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca (Otakar Novotny); 1930 Stati Uniti d'America (Chester Holmes Aldrich e William Adams Delano); 1932 Danimarca (Carl Brummer) ampliato nel 1958 da Peter Koch; 1932 Padiglione Venezia (Brenno Del Giudice), ampliato nel 1938; 1934 Austria (Josef Hoffmann); 1934 Grecia (M. Papandréou - B. Del Giudice); 1952 Israele (Zeev Rechter); 1952 Svizzera (Bruno Giacometti); 1954 Venezuela (Carlo Scarpa); 1956 Giappone (Takamasa Yoshizaka); 1956 Finlandia (Padiglione Alvar Aalto); 1958 Canada (Gruppo BBPR, Gian Luigi Banfi, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers); 1960 Uruguay; 1962 Paesi Nordici: Svezia, Norvegia, Finlandia (Sverre Fehn); 1964 Brasile (Amerigo Marchesin); 1987 Australia (Philip Cox); 1995 Corea (Seok Chul Kim e Franco Mancuso).