la Biennale di Venezia
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Musica


Ensemble Intercontemporain - Coro Accentus / Axe 21

sabato 25 settembre ore 20.00
Teatro alle Tese – Arsenale
direttore Susanna Mälkki
voce recitante Fosco Perinti
 
Fausto Romitelli (1963 – 2004)
Professor Bad Trip: Lesson I per otto esecutori ed elettronica (1998, 14’)
Professor Bad Trip: Lesson II per ensemble (1998, 17’)
Professor Bad Trip: Lesson III per ensemble e suoni registrati (2000, 12’)
Luciano Berio (1925 – 2003) Laborintus II per voci, strumenti e nastro (1965, 35’)
 
Un ensemble d’autore, noto in tutto il mondo, l’Intercontemporain è fondato nel 1976 da Pierre Boulez per dare alla musica contemporanea i suoi interpreti e una flessibilità di organico che quel tipo di musica richiedeva. Dal 1995 l’ensemble ha sede alla Cité de la musique di Parigi e dal 2006 è diretto dalla finlandese Susanna Mälkki, già alla testa di prestigiose orchestre - Berliner Philharmoniker, Royal Concertgebouw Orchestra, Münchner Philharmoniker, Boston Symphony Orchestra, NDR Sinfonie Orchester, Wiener Symphoniker, City of Birmingham Symphony Orchestra, Finnish Radio Symphony Orchestra e Orchestre Philharmonique de Radio France.

Per il concerto veneziano, l’Intercontemporain è affiancato da Accentus/Axe 21, formazione fondata da Laurence Equilbey e votata al canto a cappella soprattutto nella sua accezione contemporanea, tanto che dal 2003 il gruppo organizza una Biennale dedicata all’arte vocale insieme alla Cité de la musique.

Il concerto si impernia su due brani che mettono a confronto due autori e due epoche: Luciano Berio con Laborintus II, che risale a metà degli anni sessanta da un lato; Fausto Romitelli, fra le voci più consapevoli e critiche del suo tempo dall’altro, con Professor Bad Trip, una trilogia che prende corpo alla fine degli anni novanta, quando la ricerca elettronica dilaga in tutti i generi musicali togliendo il monopolio alla musica colta.
 
Berio inizia a comporre Laborintus II nel 1963, quando è al Mills College di Oakland (California), per un lungo periodo di insegnamento. È qui che frequenta le avanguardie di ogni tipo, jazz e rock compresi, impegnandosi in sperimentazioni musicali con i suoi allievi ed ex allievi, tutte esperienze che si rifletteranno nella scrittura dell’opera, che termina nel ’65 e l’anno successivo vince il Prix Italia. Ed è di nuovo al Mills College che Laborintus II, nato da una commissione congiunta della Radiotelevisione francese e della Rai per celebrare i 700 anni dalla nascita di Dante, viene eseguito integralmente sotto la direzione di Berio, dopo la prima mondiale del ’65 a Parigi, sempre con la direzione dell’autore. Il libretto dell’opera di Edoardo Sanguineti, che nel ’56 aveva pubblicato una raccolta di poesie intitolata, appunto, Laborintus, affastella come in un catalogo medievale Dante e la Bibbia, Eliot, Pound e naturalmente Sanguineti. “A volte evocando lo spirito dei madrigali di Monteverdi (la Canzonetta situata un po’ prima dell’inizio), altre volte evocando l’improvvisazione nello stile del free jazz degli anni sessanta, Laborintus II mette a confronto un ensemble vocale atipico (tre voci femminili, otto attori, una voce recitante) con un gruppo strumentale composto per lo più di legni, ottoni e percussioni (gli strumenti a corda si riducono a due violoncelli e a un contrabbasso), completando la sua ricchezza sonora con l'elettronica. Questo pezzo ‘molto aperto, una sorta di teatro per le orecchie’, secondo Berio, conserva oggi tutta la forza e la vitalità ‘delle proliferazioni complesse e infinite’ che Berio doveva rilevare qualche anno più tardi nella musica di Mahler” (dalle note di programma di Pierre Michel).

Del pezzo esiste una memorabile versione, registrata in CD per Harmonia Mundi, con la voce narrante dello stesso Sanguineti, e l’accompagnamento di alcuni musicisti entrati nella leggenda: Michel Portal al clarinetto, Jean-Pierre Drouet alle percussioni, Jean-Fronçois Jenny-Clark al basso/contrabbasso.

“Trovo che le cose realmente più interessanti dal punto di vista musicale siano i mondi sonori creati nell’ambito della musica elettronica ‘popolare’, dall’avanguardia della techno. Questi musicisti hanno un modo di lavorare che prima non esisteva. E come l’elettronica cambia il suono dell’orchestra, togliendole quel suono tipico che definirei ‘espressionista’, dall’altra l’orchestra rende vivo il suono elettrico”. Prematuramente scomparso, Fausto Romitelli è fra quei compositori che si è sempre misurato anche con i cambiamenti che la tecnologia ha indotto nel nostro modo di percepire - come in Audiodrome, ricalcato sul cronenberghiano Videodrome – e si è interessato alla ricerca in contesti culturali e musicali diversi. Suoi sono il progetto musicale per il gruppo anarcopunk Attentat Sonore, e l’omaggio a Jim Morrison, il cantante dei Doors, un pezzo per soprano, chitarra elettrica e 15 musicisti.

Così, anche nel trittico presentato dall’Intercontemporain, Professor Bad Trip, Romitelli si prefigge di “evadere” dall’hortus conclusus di tanta musica colta, fatta di suoni coltivati ma “senza corpo e senza sangue”, e per farlo si affida all’indagine dei meccanismi percettivi degli stati allucinati. Il tramite sono le opere composte sotto l’effetto della mescalina dallo scrittore surrealista belga Henri Michaux - L’infini turbulent, Connaissances par les gouffres e Misérable miracle – in cui Romitelli trova una corrispondenza tra le visioni dello scrittore e il suo immaginario uditivo.

“Ciò che prevale in Professor Bad Trip – scrive Romitelli - è l'aspetto ipnotico e rituale, il gusto per la deformazione e dell'artificiale: ripetizioni ossessive, accelerazioni continue e insistenti di materiali e tempi sottomesse a flessioni e distorsioni fino alla saturazione, fino al rumore bianco, alla catastrofe; una costante deriva verso il caos, oggetti pronunciati e già liquefatti; una velocità e densità insostenibili… Ecco gli insegnamenti discutibili del Professor Bad Trip che, ovviamente, ama il rock psichedelico e progressivo, le avanguardie dell'universo techno. (…) L'energia illimitata, l'impatto violento e visionario, la ricerca costante di nuove sonorità capaci di aprire le "porte della percezione": questi aspetti del rock più innovativo sembrano unirsi alle preoccupazioni espressive di certi compositori contemporanei. Ho cercato di integrare nella mia scrittura un aspetto particolare della ricerca sonora del rock: l'interazione complessa tra un trattamento elettroacustico del suono e gesto strumentale; non nutro invece nessun interesse per la struttura armonica e melodica del rock, che non ha mai saputo liberarsi da certi luoghi comuni tonali o modali”.
 

Fausto Romitelli
(Gorizia - Italia, 1963-2004) - Dal Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, all'Accademia Chigiana con Franco Donatoni, alla Scuola Civica di Milano, all'IRCAM di Parigi, dove poi collabora dal 1993 al 1995 con l'équipe Représentations Musicales in qualità di compositore di ricerca, Fausto Romitelli conquista notorietà internazionale. I suoi lavori sono oggi eseguiti da ensemble di fama - Intercontemporain, Itinéraire, Nieuw Ensemble, 2e2m, Recherche, Caput - e in numerosi festival e istituzioni musicali - le giornate mondiali della musica del SIMC a Francoforte, Stoccolma e Losanna, Gaudeamus di Amsterdam, Ars Musica di Bruxelles, Gulbenkian di Lisbona, Steirischen Herbst di Graz, Centre Georges-Pompidou, Radio-France, corsi estivi di Darmstadt, Settimana musicale di Siena, Nuove sincronie di Milano. Inizialmente attento alle esperienze della musica francese spettrale, soprattutto di Hugues Dufourt e Gérard Grisey, al quale è dedicato il secondo brano del ciclo Domeniche alla periferia dell’Impero (1995-1996, 2000), Romitelli proseguirà la sua personale ricerca anche al di fuori dell’avanguardia colta “concentrando nella sua musica un eloquente contenuto espressivo e un impatto sonoro violento dalla complessa struttura formale” (R. Milanaccio). Il suo ultimo lavoro è An Index of Metals (2003).