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la Biennale di Venezia
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Musica

Extempore

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domenica 26 settembre dalle ore 18.00
Teatro alle Tese – Arsenale
geometrie  variabili
 
Come l’opera labirinto Don Giovanni a Venezia e il trittico di video-opere sperimentali, anche Extempore intende scardinare le nostre abitudini percettive e il modo di fruire la musica. In questo caso si tratta di stimolare l’ascolto per linee che si intersecano e mostrano punti di contatto all’interno di pratiche anche radicalmente diverse. Extempore racconta infatti, in un’unica serata e attraverso tre concerti che si susseguono nelle navate delle cinquecentesche Tese sansoviniane, tre diverse declinazioni del comporre: dall’improvvisazione radicale, di cui è campione Evan Parker, accompagnato da manipolatori di lap-top che vengono anche dalla musica colta, all’interpretazione, che come ogni interpretazione è anche “riscrittura”, rappresentata dal pianismo di Ciro Longobardi, fino all’alea di derivazione cageana, che rivoluzione l’idea occidentale della scrittura, con 5 compositori diversi impegnati nella libera riscrittura di un pezzo esemplare in questo senso, Serenata per un satellite di Bruno Maderna.
 
 
PARKER / GUY / LOVENS + PRATI + FURT
sassofono tenore e contralto Evan Parker, contrabbasso Barry Guy, batteria Paul Lovens
elettronica Walter Prati, elettronica FURT (Richard Barrett / Paul Obermayer)
 
Quando si parla di improvvisazione nel jazz e in particolare nel free jazz si tocca una materia dai confini labili e in continuo movimento, come in continuo movimento sono i suoi protagonisti, le band, perfino le etichette discografiche. È un mondo governato dalla vitalità del confronto, dalla comunicazione istantanea fra musicisti diversi, da un’ansia creativa che spinge alla ricerca di sempre nuovi orizzonti. Di una stagione in ebollizione come quella britannica degli anni sessanta, il sassofonista inglese Evan Parker (1944) è uno dei protagonisti: è con lui che la forza dirompente del free jazz e della free improvisation fa la sua apparizione in Europa, è con lui che i confini si allargano e fare musica diventa sperimentare i suoni in maniera radicale, senza compromessi. A tutt’oggi musicista fra i più innovativi e impervi, alla ricerca di tecniche sempre nuove (Parker è noto per la respirazione circolare, attinta a pratiche popolari, che produce un effetto di inesauribilità dei suoni, ma anche per la moltiplicazione dei suoni attraverso armonici e sovracuti), da qualche anno Parker è affascinato dalla capacità dell’elettronica di elaborare, creare, combinare, manipolare i suoni in tempo reale.
Fra le mille e una formazione a cui Parker collabora o dà vita (Spontaneous Music Ensemble, Music Improvisation Company, Globe Unity Orchestra, London Jazz Composers Orchestra, Berlin Contemporary Jazz Orchestra, Brotherhood of Breaths, Louis Moholo/Evan Parker Quintet, Electro-Acustic Ensemble), il sodalizio con il bassista Barry Guy (1947) e il batterista Paul Lovens (1949) è uno dei più duraturi. Al trio di improvvisatori si integra l’elaborazione elettronica dei suoni operata da Walter Prati, compositore e interprete impegnato nell’interazione fra strumenti musicali acustici ed elettronica, e dal duo Furt, ovvero Richard Barrett (1959) e Paul Obermayer (1964), entrambi sensibili al rapporto tra improvvisazione e scrittura, in particolare Barrett, che dopo gli studi di composizione con Peter Wiegold, decide di travalicare il limite imposto dagli strumenti per approdare all’informatica.
“Questa formazione di musicisti – scrive Evan Parker - permette di estendere le relazioni costruite durante il lavoro su Set for Lynn Margulis, commissionato da Musiktage Donaueschingen nel 2003 e registrato per la Psi record. La combinazione fra suoni strumentali dal vivo ed elaborazione in tempo reale attraverso il live electronics è sempre stata al centro del mio approccio all’improvvisazione fin dai tempi della Music Improvisation Company e del duo con Paul Lytton. In questo gruppo ho riunito musicisti che conoscono molto bene il lavoro l'uno dell’altro. Le mie esperienze musicali con Barry Guy e il percussionista Paul Lovens sono una pietra miliare della mia vita musicale. I rapporti più recenti con Walter Prati, Richard Barrett e Paul Obermayer durano ormai da un po’ di anni. Lavorare insieme in formazioni diverse, tra cui il mio ElectroAcustic Ensemble e Forch di Richard Barrett, fa sì che si crei una capacità di intesa immediata che sta alla base della migliore musica improvvisata. La scena è pronta per una serata esplosiva” (Evan Parker).
 
 
CIRO LONGOBARDI pianoforte
Salvatore Sciarrino (1947)
Notturno n. 1 (1998, 4’)
Notturno n. 3 (id., 5’)
Notturno n. 4 (id., 5’)
Gabrio Taglietti (1955) Tre Fantasie (2009-10, 14’) prima es. ass.
Maurice Ravel (1875-1937) Gaspard de la Nuit (1908, 22’)
 
Pianista di vaglia, perfezionatosi con Alexander Lonquich e Bernhard Wambach, vincitore del Kranichsteiner Musikpreis alla 37a edizione dei Ferienkurse di Darmstadt, Ciro Longobardi si assume in questa maratona intitolata Extempore il compito di illuminare l’approccio interpretativo alla composizione, ben sapendo che ogni interpretazione può essere una riscrittura, soprattutto in ambito contemporaneo, con partiture che chiamano direttamente in causa l’interprete a fare scelte e a dare il suo contributo. Per farlo, Longobardi impagina un programma che scorre dai Notturni sciarriniani alla scrittura di Gabrio Taglietti, che presenta in prima assoluta le sue Tre fantasie, fino alla sensualità eclatante di Gaspard de la nuit di Ravel.
 
Quello di “Notturno” è un titolo che ritorna nella produzione di Sciarrino fin dagli esordi - del 1973 sono infatti 3 notturni brillanti – ed indica una scelta di poetica, di una scrittura, come dichiara lo stesso Sciarrino, “ai limiti del percepibile, veramente vicina al silenzio e troppo desiderosa di aprirsi al vuoto della mente”. Dei quattro Notturni, composti tutti nel ’98, Longobardi ne sceglie tre.
“Il primo Notturno trova anche spazio per una sorprendente invenzione tecnica: la risonanza variabile. Grappoli pulsanti descrivono curve leggere. Solo una mano suona, mentre l’altra scivola muta sulla tastiera, ma provoca strascichi di vibrazione, modificando continuamente l’alone in cui la musica declina. La forma potrebbe richiamare quella di uno studio, tutto costruito su un solo elemento. (…)
Mi hanno sempre affascinato quei suoni che nessuno produce, gli scricchiolii fantasmatici della notte. Il Notturno n. 3, composto ed eseguito prima degli altri, è dedicato a Nicolas Hodges, un interprete verso cui nutro gratitudine fuori misura. Si tratta di un articolato paesaggio temporale, dove si intrecciano vari momenti della stessa traiettoria. Cioè sentiamo insieme elementi fermi pulsare, sovrapposti alla loro stessa caduta.
Il Notturno n. 4 è stato dedicato all’amico Elio Marchiori per il suo compleanno. Rincorrersi di elementi ondosi, simili a esseri viventi dall’esistenza fulminea, che fulmineamente si vestono di suono e si spogliano” (S. Sciarrino).
 
Comporre per Taglietti equivale a “un’immersione nel profondo dell’inconscio acustico”: con il riaffiorare di frammenti dalla memoria, il riprodursi di ricordi personali apparentemente insignificanti – come il canto dei grilli o una porta che sbatte in un determinato contesto infantile – si attivano i suoi pensieri musicali. Il lavoro compositivo consiste allora “nel riportare alla luce reperti della memoria personale depurandoli delle scorie che li hanno resi irriconoscibili o li hanno trasformati in qualcosa di nuovo. Per offrirli infine al rito dell’ascolto, a quel gioco di reciproca identificazione che ci permette di riconoscerci fratelli nella colonna sonora dei nostri sogni, di scoprire inedite assonanze, di inscenare un teatro delle nostre fantasie acustiche. Dove il tutto viene poi organizzato secondo un percorso temporale, in una sorta di narrazione che scolpisce il tempo dell’ascolto secondo principi di continuità e discontinuità, trasformazioni e opposizioni, accelerazioni e rallentamenti, digressioni, segnavia e piccoli labirinti”.
Tre fantasie, suddiviso nei tre tempi Il ritorno di Peer Gynt, Racconto d’inverno e Dal diario di una marionetta, suggerisce “un atteggiamento d’ascolto, vuoi per analogia vuoi per contrasto o depistaggio, attingendo in parte alla mitologia personale, in parte a ‘luoghi’ della memoria collettiva, invitando a prestare attenzione a un gesto, a una forma, a un colore: l’irruzione di un ricordo improvviso, il bianco della neve che si trasforma in tempesta, la gestualità legnosa e meccanica di una fanfara sgangherata” (G. Taglietti).
 
Uno dei pezzi più ostici mai scritti per pianoforte, Gaspard de la nuit di Ravel si ispira a tre poemi -– Ondine, Le Gibet, Scarbo - di Aloysius Bertrand, scrittore amato da Baudelaire e dai surrealisti. In realtà, anche il titolo esotico (Gaspard in persiano significa “custode, tesoriere”) sotto cui Ravel raccoglie i tre pezzi, è ripreso dall’omonimo poema in prosa di Bertrand, titolo per cui va veramente noto e che verrà pubblicato soltanto postumo.
Gaspard de la nuit è un pezzo di bravura anche per i pianisti più dotati, tante e tali sono le difficoltà tecniche congegnate da Ravel. Ondine riproduce sulla tastiera l’effetto “ondulatorio” delle sonorità, mentre Le Gibet ripete un accordo 153 volte, e Scarbo è caratterizzato da un crescendo tumultuoso prima di chiudersi flebilmente.
 
Salvatore Sciarrino (Palermo - Italia, 1947) - Precocissimo, autodidatta, Sciarrino irrompe clamorosamente sulla scena musicale nel ’73, con Amore e Psiche, ma comincia a comporre all’età di 12 anni e la prima esecuzione di una sua opera risale al 1962, nell’ambito della IV settimana internazionale di Nuova Musica a Palermo. La sua precocità e il suo segno inconfondibile ci consegnano un catalogo eccezionalmente vasto e articolato, insieme a una discografia che ammonta a quasi 50 CD, tra le più ricche di un autore vivente. L’originalità della sua ricerca, focalizzata sul rapporto suono/silenzio, si traduce nell’invenzione di un teatro musicale contemporaneo di assoluta radicalità, dove la musica comincia proprio ai limiti dell’impercettibile: “Con me la musica abita una regione liminare come i sogni, dove una cosa è e non è ancora, ed è anche un’altra cosa”. Ha vinto numerosi premi internazionali e ha composto per il Teatro alla Scala, la Rai, il Maggio Musicale Fiorentino, la Biennale di Venezia, il Teatro La Fenice, l'Opera di Genova, l'Arena di Verona, il Festival delle Nazioni, i Festival di Schwetzingen, Witten, Salisburgo, Wien Modern, Wiener Festwochen, Berliner Festspiele Musikbiennale, Holland Festival, Concertgebouw, London Symphony Orchestra e molte altre importanti istituzioni musicali italiane ed estere. A 30 anni è stato nominato direttore artistico del Teatro Comunale di Bologna (1978/80). Notevole spazio occupa l’attività didattica. Non poca energia ha dedicato all’attività di teorico e divulgatore, ricordiamo qui Le figure della musica, da Beethoven a oggi (Ricordi, 1998) e Carte da suono. Scritti 1981-2001 (CIDIM – Novecento, 2001).
 
Gabrio Taglietti (Cremona - Italia, 1955) - Ha iniziato gli studi di composizione presso il Conservatorio di Parma con Franco Margola, proseguendoli poi al Conservatorio di Milano con Davide Anzaghi e diplomandosi nel 1981 sotto la guida di Giacomo Manzoni. Nel 1978 ottiene il primo importante riconoscimento con il quartetto per archi Le rondini, unica opera italiana selezionata al 5° Seminario Internazionale dei Compositori di Boswil (Svizzera). Da allora le sue composizioni sono eseguite nei più importanti festival in Italia e all'estero: fra l'altro a Venezia (Opera Prima 1981), Montepulciano (Cantiere Internazionale d'Arte, 1983), Parigi (Radio France, 1985), Roma (Nuova Consonanza, 1986), Zagabria (Biennale, 1990), Firenze (Tempo Reale, 1998), nonché in Olanda, Repubblica Ceca, Svizzera, Germania, Messico, Argentina, Giappone. Alcune sue composizioni hanno ricevuto premi e segnalazioni in vari concorsi, fra cui il “Franco Evangelisti” (1987), “Guido d'Arezzo” (1989), “Mario Zafred” (1990), “Valentino Caracciolo” (1991). Nel 1995 Aria, per violino e nastro magnetico, è stata eseguita al Ridotto del Teatro alla Scala in un concerto commemorativo dei cinquant'anni della Liberazione. Diplomato anche in pianoforte sotto la guida di Maria Grazia Bertocchi, svolge un'intensa attività concertistica in varie formazioni da camera, in particolare col Gruppo Musica Insieme di Cremona. Ha realizzato la versione ritmica italiana dell'opera di H.W.Henze Das verratene Meer, rappresentata nel 1991 al Teatro alla Scala. Dal 1997 insegna composizione presso il conservatorio di Mantova. Le sue principali composizioni sono pubblicate da Ricordi.