la Biennale di Venezia
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Musica


Mitteleuropa Orchestra

lunedì 27 settembre ore 18.00
Teatro Piccolo Arsenale
direttore Andrea Pestalozza
 
Francesca Verunelli (1979) En Mouvement (Espace Double) per orchestra (2009, 8’) prima es. it.
Silvia Colasanti (1975) Cede pietati, dolor (Le anime di Medea) per orchestra (2007, 12’)
Emanuele Casale (1974) Buongiorno stanza audace (2010, 10’) commissione La Biennale di Venezia, prima es. ass.
Francesco Antonioni (1971) Gli occhi che si fermano per orchestra (2009, 8’)
Niccolò Castiglioni (1932 – 1996) Inverno in-ver undici poesie musicali per piccola orchestra, (1973 – rev. 1978, 22’)
 
La Mitteleuropa Orchestra amplia l’orizzonte delle collaborazioni che la Biennale di Venezia ha avviato nel territorio, aggiungendosi, a partire dallo scorso anno, al partner storico del Festival di Musica Contemporanea, l’Orchestra del Teatro La Fenice, all’Orchestra di Padova e del Veneto e all’Orchestra dell’Arena di Verona. Di recente costituzione, la Mitteleuropa Orchestrasvolge un’intensa attività volta a valorizzare il patrimonio artistico e musicale della Regione Friuli-Venezia Giulia e delle regioni contermini – come Carinzia, Slovenia, Veneto – collaborando con istituzioni nel territorio e all’estero. Sul podio di questa orchestra si sono succeduti direttori come D. Renzetti, G.G. Rath, G. Pehlivanian, M. Hamel, E. Rojatti, G. Schmoehe, B. Kocsár, R. Gessi, Y. Sugiyama, Lü Jia, P. Rophè, A. Lonquich e P. Guth.

Diretto da Andrea Pestalozza, fondatore di uno degli ensemble più attivi sul versante della musica contemporamea, United Berlin, il concerto veneziano offre pagine di nuova musica tutta made in Italy, composta da autori di età compresa fra i 30 e i 40 anni: Francesca Verunelli, autrice di En Mouvement, Silvia Colasanti, con Cede pietati, dolor (le anime di Medea), Emanuele Casale, a cui la Biennale ha commissionato il pezzo Buongiorno stanza audace, e Francesco Antonioni, autore di Gli occhi che si fermano.

Su questo ventaglio di proposte spicca il pezzo di Niccolò Castiglioni, Inverno in-ver, uno dei lavori più rappresentativi dell’evoluzione musicale di questo autore appartato che coerentemente persegue una poetica post weberniana. Si tratta di undici poesie musicali, tradotte in piccole forme libere, in cui riluce tutta la sua “poetica della purezza e luminosità” (Roberta Milanaccio). “Dell’inverno – scrive Castiglioni - viene espresso soprattutto il senso di malinconia. Nella musica c’è una specie di abbandono al sentimento, una sorta di struggimento espressivo che accoglie qua e là anche stilemi che per se stessi sarebbero banali, se non fosse che qui sono giustificati come malinconica cornice di stile nostalgicamente old fashioned dei singoli ‘quadretti’ invernali. Il succo di queste ‘poesie’ è forse il seguente: abbandono al sentimento della malinconia”.
 
La trentenne Francesca Verunelli in En Mouvement (Espace Double) allude “alla duplice valenza del movimento e dello spazio che caratterizzano la scrittura: il movimento è quello del corpo che si muove in un spazio per farne esperienza concreta e, allo stesso tempo, è l'energia interiore (la pulsazione) che tende i punti dello spazio esplorato. E dunque - nel caso di uno spazio sonoro - questo significa che altezza/energia interna/pulsazione sono elementi indissociabili, ma anche che la ‘storia’ degli oggetti sonori è dovuta al movimento della percezione e della memoria che ne resta; esattamente come se entrassimo con gli occhi bendati in una stanza mai vista e ne prendessimo coscienza con il solo racconto che il nostro tatto ce ne fa”.
 
Ispirata dalla tragica vicenda di Medea, Silvia Colasanti si sofferma sul profondo dissidio interiore che scuote il cuore di una donna innamorata e tradita: “l’ira mette in fuga l’affetto e l’affetto l’ira” scrive Seneca. “Davanti a grandi tempeste la ragione naufraga – scrive la Colasanti; essa si capovolge in passione, in furor, in lucido delirio, che fa vacillare tra il desiderio e la paura di conoscere cause e soluzioni ai propri conflitti. L’orchestra riproduce la drammaturgia della ragione che dilania se stessa, la lotta tra tensioni contrarie che prima di risolversi nel furor, si bloccano in una momentanea inibizione del volere: quando Medea oscilla tra la funzione di moglie e quella di madre. La protagonista è indotta, da un lato, a vendicarsi atrocemente del marito infedele colpendolo in ciò che ha di più caro: i figli. D’altro lato, come madre, è portata a salvare le proprie creature. In questo dramma tra la ragione e la passione distruttiva Medea scioglie infine i nodi del suo animo facendo prevalere l’odio sulla pìetas”.
 
Composto su commissione per il Festival, Buongiorno stanza audace, del trentaseienne siciliano Emanuele Casale, “si snoda, in buona parte, su movenze lentissime e aloni di suono”. In questo lavoro – prosegue l’autore - come in qualche altro già composto, cerco di accantonare certe ‘paure’ che hanno accompagnato una parte della mia educazione musicale: timori della consonanza, della ripetizione, delle figure sonore 'esplicite' sotto il profilo estetico... Seguo la risonanza, il senso della lontananza, il flusso delicato di lenti grovigli”.
 
Non ancora quarantenne, ma ben eseguito in Italia e all’estero, Francesco Antonioni è autore di una musica che cerca una sintesi di varie tendenze artistiche contemporanee all’interno di forme derivate dalla tradizione classica. Lo spunto per il pezzo che presenta alla Biennale, Gli occhi che si fermano, nasce dalla lettura del romanzo Il tuo volto domani di Javier Marías, di cui il titolo costituisce una citazione, ed è una riflessione sull’ambiguità che ogni affermazione sul futuro comporta. Antonioni suggerisce che il romanzo potrebbe completare il suo titolo con questa domanda: “Come posso non conoscere oggi il tuo volto domani?” Le ambiguità del testo si traferiscono per Antonioni sul piano formale e determinano la tensione del pezzo, per esempio: “Il gioco formale all’origine del pezzo consiste nel mettere sempre più a fuoco un’immagine sonora, fino a farla sgranare, per vedere, come nell’ingrandimento di una foto digitale gli spazi bianchi che separano i minuscoli puntini che costituiscono l’immagine, e poi tornare ad una visione complessiva… La prima ambiguità, dunque, consiste nel sovrapporre, in orchestra, suoni tenuti lunghi e suoni ribattuti. Grazie alla diversità di volumi e di livelli di sonorità, le due entità sonore dovrebbero apparire come una diade disgiunta e indisgiungibile al tempo stesso, due prospettive sonore dello stesso oggetto che si rimandano dialetticamente l’un l’altra: i suoni lunghi si accorciano con l’inserimento di silenzi che allontanano fra loro le ripercussioni del suono, fino a diventare cortissimi; i suoni corti si avvicinano l’uno all’altro fino quasi ad annullare il silenzio che li separa l’uno dall’altro, tendendo, all’infinito a divenire suoni lunghi…” (F. Antonioni).
 
 
Francesca Verunelli (Pietrasanta - Italia, 1979) - Studia composizione con Rosario Mirigliano e pianoforte presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, conseguendo i due diplomi con il massimo dei voti. Nel 2004 e nel 2005 segue i corsi estivi all'Accademia Chigiana, dove la sua musica viene eseguita e ottiene la borsa di studio Emma Conestabile. Nel 2005 entra nella classe di perfezionamento di Azio Corghi all'Accademia Santa Cecilia di Roma, dove ottiene il diploma nel giugno 2007. Nel novembre dello stesso anno l'ensemble Freon esegue all'Auditorium di Roma il suo lavoro Luminal. Partecipa all'edizione 2007 del Centre Acanthes di Metz; il suo lavoro En Mouvement (Espace Double) è eseguito all'Arsenal dall'Orchestra Nazionale della Lorena sotto la direzione di Jacques Mercier. Lo stesso anno è selezionata per una pubblicazione discografica dal concorso indetto dal CEMAT per opere elettroacustiche. Nel 2008 è selezionata per partecipare al Forum internazionale dell'ensemble Aleph, e crea RSVP. Nello stesso anno segue il Cursus de composition et d'informatique musicale alll'IRCAM che si conclude con la creazione di Interno rosso con figure per fisarmonica e elettronica e le viene commissionata una composizione per orchestra di violoncelli scritta per l'ensemble Nomos che lo esegue nel marzo 2010. Nel 2009 viene scelta per seguire il secondo anno di Cursus alll'IRCAM, dove scrive un lavoro per l'Ensemble Intercontemporain che sarà eseguito nell'ottobre 2010 al Centre Pompidou a Parigi. Ha ricevuto commissioni degli ensemble KDM e Accroche Note.
 
Silvia Colasanti (Roma - Italia, 1975) - Si diploma in pianoforte con Di Bella e in composizione con Chiti presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma, dove ha studiato Storia ed estetica della musica con Annibaldi. Ha frequentato masterclass con Vacchi, Rihm e Dusapin (selezionata da Acanthes). Nel 2003 e nel 2004 ha partecipato (ottenendo il Diploma di Merito) ai Corsi di Composizione dell’Accademia Musicale Chigiana tenuti da Corghi, col quale si sta perfezionando presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia. È stata premiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra i quali “Zeitklang – International composition competition Musikfabrik NÖ” (Wien), “Lopes Graça” (Lisbona). Vincitrice della selezione per “Tactus - Young Composers’ Forum 2006” – Brussels – Belgio. Radio Rai ha selezionato Silvia Colasanti quale rappresentante per l’Italia all’International Rostrum of Composers.. Quartetto Arditti, Massimo Quarta, Arturo Tamayo, Vladimir Mendelssohn, Daniel Kawka, Lior Shambadal sono alcuni dei musicisti per i quali Silvia Colasanti ha scritto i suoi lavori. I suoi lavori di teatro musicale Orfeo. Flebile queritur lyra interpretato da Maddalena Crippa e L’angelo del Liponard. Un delirio amoroso interpretato da Sandro Lombardi, presentati a Roma e a Firenze, saranno ripresi in Italia e in Germania nella prossima stagione. I suoi lavori sono editi da Ricordi.
 
Emanuele Casale (Catania - Italia, 1974) - Ha studiato contrabbasso con Sebastiano Nicotra, composizione con Eliodoro Sollima, musica elettronica con Alessandro Cipriani, diplomandosi presso l’istituto Vincenzo Bellini di Catania. Ha frequentato corsi di perfezionamento con Aldo Clementi, Salvatore Sciarrino, Giorgio Nottoli e Barry Truax. Ha vinto numerosi concorsi internazonali di composizione, fra i quali: primo premio all’Irino Prize di Tokyo, al Reading Panel di Parigi (IRCAM–Ensemble Intercontemporain), al Concours International de Musique Electroacustique di Bourges, (Francia), al Grame del Centre National de Creation Musicale di Lione, alla Tribuna Irem dell’International Music Council dell’Unesco (Copenaghen-Parigi), al Premio Cemat di Roma e alla selezione per l’Accademia delle Arti di Berlino. Ha ricevuto commissioni dal Teatro La Fenice di Venezia (nel 2003 in occasione della riapertura del teatro restaurato), Frankfurt Opera House, Ensemble Intercontemporain e La Biennale di Venezia. Vari interpreti, formazioni cameristiche e sinfoniche di chiara fama hanno suonato sue musiche in rassegne concertistiche in Europa, Stati Uniti, Sud America ed estremo Oriente. I suoi lavori sono editi da Ricordi e Nuova Stradivarius.
 
Francesco Antonioni (Italia, 1971) - Suoi maestri sono stati Raffaele Gervasio, Francesco Valdambrini, Edgar Alandia per la composizione e Pierluigi Camicia per il pianoforte. Dopo aver conseguito con il massimo dei voti i diplomi di conservatorio in entrambe le materie, ha proseguito gli studi musicali con Azio Corghi all’Accademia di S. Cecilia di Roma. Insignito di una borsa di studio (Queen Elisabeth the Queen Mother), ha studiato con Julian Anderson presso il Royal College of Music di Londra.
Fra i suoi lavori ricordiamo: Chat-Opera, andata in scena al Piccolo Teatro di Milano e al Piccolo Regio di Torino, presentata dalla RAI al Prix Italia 2003; Morphing per quartetto d’archi, commissionato dalla Biennale di Venezia nel 2001; Variazioni su una pop-song per flauto ed harmonizer, composizione che ha vinto il premio Francesco Pennisi nel 2001; Le melodie nascoste, commissionata da 12 orchestre regionali italiane (ICO), eseguita anche dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI; Codice Ovvio, “cantata visuale” su testi, disegni e progetti di Bruno Munari, commissionata ed eseguita dall’Ensemble Modern alla Schauspielhaus di Francoforte; Giga per grande orchestra, commissionata dal Goethe Institut, dalla Ernst von Siemens Stiftung e dall’orchestra dell’Accademia di S. Cecilia, che l’ha eseguita per celebrare gli 80 anni di Hans Werner Henze nel giugno 2006, e Demand me Nothing, meditazione sul personaggio di Iago, per orchestra, che ha inaugurato la stagione invernale di opera e di balletto dell’Arena di Verona 2007–2008, con la coreografia di Francesco Ventriglia. A gennaio 2009 è stata presentata a Brimingham la prima esecuzione assoluta di Ballata (dell’abbandono e della fortuna) per otto archi solisti. Insegna composizione presso il conservatorio di Vibo Valentia. È pubblicato da Ricordi.