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Musica


Quartetto d'archi del Teatro La Fenice

domenica 26 settembre ore 11.00
Sale Apollinee del Teatro La Fenice
 
Azio Corghi (1937) Arcs-en-ciel per due violini e viola (1973, 8’)
Rolf Martinsson (1956) String Quartet No. 1 (op1) (1980, 22’) prima es. it.
Azio Corghi jopliszt per violino, viola, violoncello (2010, 10’) prima es. ass.
Witold Lutoslawski (1913 – 1994) String quartet (1964, 25’)
 

Tenuto a battesimo alla Biennale Musica soltanto due anni fa, il Quartetto d’archi del Teatro La Fenice è di nuovo ospite nel programma del Festival di Musica Contemporanea con i suoi validi strumentisti: Roberto Baraldi e Gianaldo Tatone al violino, Daniel Formentelli alla viola ed Emanuele Silvestri al violoncello. Il programma offre pagine di Azio Corghi - Arcs-en-ciel del 1973 e Jopliszt, appena composto e presentato in prima assoluta alla Biennale – intercalate a una novità per l’Italia del compositore svedese Rolf Martinsson, String Quartet n. 1, e dall’unico quartetto d’archi, composto nel 1964, del maestro polacco Witold Lutowslaski.
 
Compositore dalla produzione vasta e assai varia, Azio Corghi si afferma in maniera duratura e a livello internazionale negli anni Ottanta, soprattutto con il teatro musicale: dalla celebre Blimunda (1989) – la protagonista di Memorie del convento del poeta e romaziere portoghese appena scomparso José Saramago, fino alla recente parodia mozartiana, coadiuvato nuovamente da Saramago, del Dissoluto assolto, presentato al Teatro alla Scala nel 2005.
 
Commissionato dal Trio di Como, a cui il pezzo è dedicato, Arcs-en-ciel si compone di tre movimenti “caratterizzati ognuno da tecniche di produzione del suono finalizzate al gioco timbrico ed espressivo della particolare formazione strumentale – come dichiara l’autore. Nella prima parte, sul brulicante sfondo di un campo di frequenze acutissime, avvengono lacerazioni che gradualmente ne trasformano il movimento. Nella seconda la ricerca del colore si spinge fino al coinvolgimento del rumore. Nella terza, infine, un ‘simmetrico’ ostinato viene attraversato da echi di melodie lontane”.
 
Jopliszt, esempio della vena creativa di Corghi, nutrita di intelligenza e ironia, rielabora invece un pezzo nato per violino solo in occasione del Concorso Paganini 2006 di Genova, Syncopations. “Cercando di motivare l’astratto gioco speculativo che caratterizza la composizione – scrive Corghi spiegando la genesi del brano - mi sono chiesto se può sussistere un punto d'incontro fra opere musicali, di opposta concezione, appartenenti a generi differenti. Nel rispondere a questa domanda ho messo a confronto due pezzi in origine destinati al pianoforte: Nuages gris (1881) di Franz Liszt e Élite Syncopations (1902) di Scott Joplin. Il primo è un andante che oscilla fra movimenti intervallari di sapore espressionista e colori timbrici di marca impressionista. Il secondo è un rag, ballabile ma ‘dolce’, caratterizzato da cellule tematiche di derivazione chopiniana. La loro modalità d'impianto contrappone il minore di Nuages al maggiore di Élite. Sotto il profilo armonico, il cromatismo esasperato dell'ultimo Liszt solo apparentemente si riflette negli scivolamenti cromatici di Joplin mentre gli incisi melodici, in entrambe le composizioni, sono generati da accordi arpeggiati. È invece il principio del ritmo sincopato a stabilire un concreto punto d'incontro: alle figure per ‘aggravamento’ di Nuages si contrappongono quelle per ‘diminuzione’ di Élite. Si tratta di figure che generano un mosaico a incastri che alterna permutazioni agogico-dinamiche”.
 
Di Martinsson viene eseguita l’opera d’esordio, String Quartet n. 1, che il compositore svedese ricorda di aver scritto dopo l’ascolto di un quartetto d'archi particolarmente affascinante, scritto dal compositore e amico Björn Tryggve Johansson. “Quasi sei mesi dopo, provavo più o meno a copiare il pezzo, tanto mi aveva impressionato! Ma dopo il concerto, quando ho paragonato il mio pezzo a quello del mio amico, mi sono reso conto che erano completamente diversi, e il fatto che ero riuscito a trovare un modo mio per la mia prima composizione mi ha fatto sentire sorpreso e orgoglioso insieme. Penso che la composizione consista in questo: trasformare le impressioni attraverso la mente”.
 
Come tanti autori dell’Europa orientale, anche Lutoslawski fa tesoro dell’esperienza bartókiana, per concentrarsi successivamente, via via che entra nell’orbita dell’evoluzione musicale occidentale – attraverso Cage e Boulez, sugli aspetti formali dell’opera, che crea in maniera totalmente originale. Così, per il suo quartetto d’archi, Lutoslawski scrive un pezzo che invita alla libera interpretazione secondo la sua personalissima tecnica aleatoria - definita “alea controllata” - che sperimenta sulle suggestioni dell’ascolto radiofonico del Piano Concerto di Cage nel 1958. Le quattro parti strumentali sono preparate separatamente e non vengono riunite in un’unica e completa partitura. La cronaca vuole che quando il quartetto LaSalle, in occasione della prima esecuzione, gli chiese la partitura, la moglie di Lutoslawski tagliò le parti e le incollò su riquadri - che Lutoswlawski chiamò mobiles – con le istruzioni perché gli interpreti sapessero esattamente quando dovevano passare da un mobile al successivo.
 
 
Rolf Martinsson (Svezia, 1956) - È uno dei compositori contemporanei svedesi internazionalmente più eseguiti. La sua collaborazione con il virtuoso della tromba Håkan Hardenberger, iniziata alla fine degli anni ‘90, gli ha aperto le porte della scena internazionale con la prima esecuzione del concerto per tromba Bridge, accompagnato dalla Göteborg Symphony Orchestra. Anche la collaborazione con il trombonista Christian Lindberg ha contribuito al successo internazionale di Martinsson: il concerto per trombone Fairlight, che ha vinto lo svedese Music Publisher Award nel 2005 per "la musica contemporanea più significativa dell'anno”. Nella primavera del 2009 Anne Sofie von Otter ha eseguito in prima mondiale la Songs Orchestra di Martinsson nel Concert Hall a Copenhagen, seguita da un concerto nella Malmö Concert Hall e nella Bridgewater Hall a Manchester. Le sue opere sono state eseguite da numerose orchestre - Royal Stockholm Philharmonic Orchestra/Sakari Oramo, Norrköping Symphony Orchestra/Thomas Søndergård, Gävle Symphony Orchestra/Eva Ollikainen – e da solisti come Håkan Hardenberger, Christian Lindberg, Mats Lidström, Magnus Båge, Jan Stigmer, Duo Gelland, Anders Kilström e Jacques Werup. La sua produzione comprende circa 100 opere in cui affronta i diversi generi musicali: sinfonismo, musica corale, musica cameristica, radiodrammi.
Dal 2002 Rolf Martinsson è compositore in residenza e consulente artistico dell'Orchestra Sinfonica di Malmö; insegna inoltre Teoria Musicale, Arrangiamento e Composizione presso la Malmö Academy of Music dal 2006. Martinsson è rappresentato dalla Gehrmans Musikförlag a Stoccolma dal gennaio 2006.