la Biennale di Venezia
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Musica


Collettivo Rituale - Fluxus!

lunedì 26 settembre ore 15.00
Sala Concerti di Palazzo Pisani, Conservatorio B. Marcello
COLLETTIVO RITUALE - Fluxus!
 
Giuseppe Chiari (1926-2007) Teatrino per attori, strumenti, oggetti (1963)
Giancarlo Cardini (1940) Neo haiku suite per pianoforte, fiori, luci, oggetti e due esecutori (1970-79)
 
Lucas Carl Christ e Edoardo Micheli officianti
Collettivo Rituale: Danilo Abiti, Alessandro Baglioni, Nicoletta Bencini, Maura Capuzzo, Lucas Carl Christ, Eleonora Costanza, Federico Costanza, Alba Dal Collo, Michele Del Prete, Daniele Locatelli, Edoardo Micheli, Filippo Perocco, Jozef Pjetri, Livia Rado, Teresa Rizzoli, Alessio Rossato, Gianantonio Rossi, Sara Tozzato, Riccardo Vaglini, Francesco Zorzini
regia di Riccardo Vaglini
 
Collettivo Rituale è il nome che Riccardo Vaglini ha dato alla formazione da lui creata all’interno del Conservatorio di Venezia con i suoi allievi ed ex allievi, allo scopo di riscoprire e riproporre il repertorio delle avanguardie artistiche degli anni ’60 e ’70, in primo luogo lo storico movimento neo-dada Fluxus, sotto il cui nome si raccolsero artisti ed esperinze appartenenti ai diversi campi artistici, dalla musica alla poesia e alle arti visive. Dopo il primo lavoro, Vox (2009), repertorio Fluxus per voci non professioniste che spaziava da Yoko Ono a Castaldi, da Amirkhanian a Chiari a lavori scritti appositamente dagli studenti della classe di composizione, Collettivo Rituale si è proposto di affrontare lo studio di opere problematicamente in bilico tra happening, performance e sperimentazione. Di questa esperienza la Biennale Musica presenta due dei lavori più singolari, il Teatrino di Giuseppe Chiari e Neo haiku suite di Giancarlo Cardini.
 
Cosa hanno in comune i versi di una poesia recuperata da un cioccolatino, una sonata di Beethoven, il rumore di un'aspirapolvere, un réportage sulla diffusione dei rifugi antiatomici? Siamo nel 1963: Giuseppe Chiari, l'artista-compositore-filosofo recentemente scomparso, a un anno di distanza dalla partecipazione al festival di Wiesbaden come rappresentante italiano della corrente transnazionale Fluxus, redige una sequenza di didascalie intitolata Teatrino che porta in scena, assieme al compositore Frederic Rzewski, all'Avant-Garde Festival di New York. Tra le varie azioni che gli interpreti sono chiamati a compiere, tra le declamazioni di testi accortamente suddivisi in registro sublime e quotidiano, tra le esecuzioni di semplicissime partiture musicali allo stato embrionale, già si delineano alcuni dei tratti più radicali e innovativi della futura poetica di Chiari: oltre agli esiti di tipo concettuale, con un certo anticipo sulle sedie e i cappelli di Joseph Kosuth "Giuocare con l'acqua e dire la parola acqua" sono già notevoli tanto la trasformazione in oggetto estetico della pagina del copione quanto la nitidezza e il rigore testuale che prelude alla successiva produzione di statements e slogan a partire dagli anni '70: "Art is easy", "Mi hanno costretto a fare cose sempre più strane", "L'arte sarà di tutti e la parola Arte non sarà di nessuno". In tutto venticinque azioni di un'opera che ho montato insieme ai miei studenti del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia secondo uno schema aleatorio di interpretazione collettiva; e Collettivo Rituale è infatti il nome che il gruppo si è dato, nell'intento di studiare e riproporre un repertorio collocabile tra gli anni '60 e '70, periodo caratterizzato da un clima di febbrile intensità creativa. (R. Vaglini)
 
Neo-Haiku Suite è stato composto nel 1979, basandosi peraltro su una serie di eventi stile Fluxus scritti dall'autore nel 1970, e in seguito cuciti insieme, con l'apporto di nuove immagini e azioni, a formare questa opera di natura ambigua, tra il visuale e l'acustico. Opera che si presenta come una sorta di parafrasi trasgressiva di certe forme misterico-sacrali di spettacolo, e che si ricollega nello spirito da un lato a certo microteatro sperimentale, non di parola, e dall'altro a due generi artistici giapponesi: il Teatro Nô e la poesia Haiku, da cui il titolo, che contiene un accenno implicito al Neo-Haiku Theatre, una delle ripartizioni di spettacolo comprese nell'Expanded Arts Diagrams di Fluxus. (G. Cardini)