la Biennale di Venezia
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Musica


Michaël Levinas

lunedì 26 settembre ore 18.00
Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
MICHAËL LEVINAS
piano solo
 
Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sonata in do minore n. 32 op.111 (1821-22, 25’)
György Ligeti (1923-2006) Etudes pour piano Vol. I (1985, 19’): Désordre, Cordes à vide, Arc-en-ciel, Automne à Varsovie
Michaël Levinas (1949) Trois études (1992, 10’)
 

Compositore originale, ma anche grande pianista e concertista, Michaël Levinas fa parte di quella cerchia di allievi di Messiaen – Tristan Murail, Roger Tessier, Hugues Dufourt, Gérard Grisey – che negli anni ‘70 diede vita all’ensemble L’Itinéraire e all’esplorazione del suono (che va sotto il nome di spettralismo), di cui analizzano le componenti di base e i processi di modulazione avvalendosi delle più avanzate scoperte nell’acustica.

Nei Tre studi di Levinas risuona dunque la lezione di Messiaen, ma anche di Ligeti e di Scelsi, considerato quasi un anticipatore dello spettralismo proprio dai suoi fondatori. Levinas aveva frequentato Scelsi a Roma quando era borsista a Villa Medici, tra il ‘75 e il ’77, e ne rievoca la suggestione fin dal titolo del secondo brano: Variazioni su una nota sola, in cui Levinas cerca di trarre la massima oscillazione del suono da un’unica nota.
 
Ai propri Studi Levinas giustappone i più noti Studi di Ligeti, iniziati a metà degli anni ‘80 e destinati ad accompagnare la ricerca di questo compositore evolutivo fin alle soglie del 2000. Il primo libro, dal quale Levinas propone quattro brani, testimonia gli interessi di Ligeti di quegli anni per Conlon Nancarrow e per la tradizione percussiva africana, a partire dalle quali sviluppa nuove e complesse tecniche poliritmiche.
 
Ma ad aprire il concerto è la Sonata in do minore n. 32 op. 111 di Beethoven, di cui Levinas ha inciso l’integrale delle Sonate per pianoforte, a dimostrazione dell’ampiezza e della complessità della sua cultura strumentale, che dall’epoca barocca arriva al Novecento. Fra le più note composizioni dell’ultimo periodo e particolarmente impegnativa sul piano tecnico, la Sonata n. 32, suddivisa in due movimenti e scritta tra il 1821 e il 1822, è famosa anche per le pagine che ad essa dedicò Thomas Mann nel suo Doktor Faustus.
 
Michaël Levinas (Parigi - Francia, 1949) - Figlio del filosofo Emanuel Lévinas, è allievo di pianoforte al Conservatoire National Supérieur di Lazar Lévy e poi di Yvonne Loriod, studiando anche musica da camera, accompagnamento e – con Messiaen – composizione (primi premi in tutte le classi). Co-fondatore nel 1974 dell’Ensemble l’Itinéraire, negli stessi anni si afferma sulla scena compositiva, all’interno della corrente “spettrale”, con lavori quali Arsis et Thesis (Festival di Royan ’72), Appels (Festival di La Rochelle ’74) e Ouverture pour une fête étrange (Rencontres internationale de Musique contemporaine, Metz ’79). Sempre più interessato dalla trasformazione del timbro e dall’uso di microintervalli, ha svolto ricerche all’Ircam. È stato per un biennio borsista dell’Accademia di Francia a Roma. Dagli anni ’80, si è dedicato anche al teatro: dopo La conférence des oiseaux, con opere tratte da Gogol (Préfixes)e da Génet (Les Nègres è stato presentato al Festival d’Avignone). È assai richiesto come interprete pianistico, in particolare per l’opera di Liszt e di Beethoven, del quale ha inciso l’integrale delle Sonate. È docente di Analisi musicale al Conservatoire National Supérieur di Parigi.