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Musica


Quartetto d’archi del Teatro La Fenice

domenica 25 settembre ore 18.00
Teatro Piccolo Arsenale
QUARTETTO D’ARCHI DEL TEATRO LA FENICE
 

Claude Lenners (1956) Zen Archiv / Trio d’archi:
Mondschatten, silbern verschleiert (1997, 2’45”) prima es. ass.
im schrägem Zitrinlicht, noch flackert Hoffnung (1997, 3’45”) prima es. ass.
Blau, des Falters Flügelschlag (1997, 4’25”) prima es. ass.
Dmitri Shostakovich (1906-1975) Quartetto per archi in do minore n.8 op.110 (1960, 20’)
George Crumb (1929) Black Angels (1970, 24’)
 
violino Roberto Baraldi, Gianaldo Tatone
viola Daniel Formentelli
violoncello Emanuele Silvestri
 
Tenuto a battesimo alla Biennale Musica soltanto due anni fa, il Quartetto d’archi del Teatro La Fenice è di nuovo ospite nel programma del Festival di Musica Contemporanea con i suoi duttili strumentisti: Roberto Baraldi e Gianaldo Tatone al violino, Daniel Formentelli alla viola ed Emanuele Silvestri al violoncello. Il programma intreccia pagine storiche di George Crumb, con uno dei suoi pezzi più noti, Black Angels, angosciosa parabola sul mondo contemporaneo, e di Dmitri Shostakovich, con uno dei pezzi più ostici della letteratura quartettistica, a pagine del compositore lussemburghese Claude Lenners, appartenenti agli anni ‘90.
 
Concepito negli anni della guerra in Vietnam, Black Angels riprende l’immagine classica dell’angelo caduto a indicare la contrapposizione essenziale tra Bene e Male. Nella sua struttura, che descrive un viaggio dell’anima, è stato rinvenuto un forte simbolismo numerologico, “espresso, per esempio, nei mi e la discendenti e re diesis, che rappresenterebbero i numeri nefasti 7 e 13, o in una sorta di conta rituale nelle diverse lingue, tra cui tedesco, francese, russo, ungherese, giapponese e swahili” che appare in alcuni punti della partitura (Elizabeth Croft). Accanto a questi simbolismi, Black Angels contiene anche allusioni alla musica tonale: sempre Elizabeth Croft ha rintracciato una citazione dal quartetto di Schubert La Morte e la Fanciulla; una sarabanda originale; la tonalità in do maggiore della musica divina; riferimenti alla sequenza del Dies Irae. A questi si aggiungono altri simbolismi musicali convenzionali, come il Diabolus in Musica (intervallo di tritono) e il Trillo del Diavolo (di Tartini). “L’amplificazione degli strumenti a corda in Black Angels – conclude la Croft - ha lo scopo di produrre un effetto profondamente surrealistico. Un effetto accentuato dall’impiego inusuale delle corde, come i toni pedale (nei suoni terribilmente osceni della musica infernale); il passaggio dell’archetto sul lato ‘sbagliato’ delle corde (per produrre un effetto simil-viola); i trilli sulle corde con le dita coperte da un ditale…”.
 
Il Quartetto n. 8 di Shostakovich riflette gli anni tragici del totalitarismo comunista, quando il compositore sovietico, in balia di un potere occhiuto, si trova costretto ad aderire al Partito. Lo stesso Shostakovich considerava questo quartetto alla stregua di un necrologio del suo compositore. La tradizione riferisce anche che Shostakovich lo abbia scritto in tre giorni, parallelamente alla stesura della colonna sonora di un film sui bombardamenti di Dresda. La maggior parte del pezzo, in cinque movimenti, ritaglia citazioni dai precedenti lavori (Sinfonia n.1 op. 10, Concerto n.1 op. 107 per violoncello) e ricorre al motivo, tanto spesso utilizzato, delle sue iniziali DSCH, secondo la trascrizione delle note per lettera alfabetica. “Nonostante la struttura a collage, si tratta di un pezzo di grandissimo potere e forza emotiva, oggi uno dei pezzi di Shostakovich più apprezzati dal pubblico di tutto il mondo. È stato usato tante volte all’interno di colonne sonore di film, come musica di accompagnamento teatrale, ed è stato arrangiato per altre formazioni strumentali. Tra gli arrangiamenti il più famoso è quello del direttore Rudolf Barshai, che ha intitolato la sua fortunata versione Chamber Symphony. In questa forma, le è di solito attribuito il numero op. 110” (Gerard McBurney).
 
Del compositore lussemburghese Claude Lenners vengono presentati i due “movimenti” finali di un ciclo dedicato al trio d’archi e intitolato Zen Archiv, un’opera che invita alla contemplazione e alla meditazione. Il punto di partenza è una poesia di Joseph von Eichendorff (in der Fremde 1810/12) di cui Lenners, mentre risiede a Villa Medici nel 1991, intende riprodurre “l’atmosfera elettrica”: nasce Hinter den Blitzen, rot. “Negli anni successivi, ho aggiunto altri movimenti per ampliare la partitura e formare un ciclo di quattro pezzi, senza numerarli semplicemente I, II, III e IV, ma giocando sulle varianti di colore per differenziarli, con tre versi inventati liberamente e un ritmo ispirato dal verso iniziale di Joseph von Eichendorff. Il ciclo si presenta come segue: Mondschatten, silbern verschleiert (Ombra della luna, velata d’argento); im schrägem Zitrinlicht, noch flackert Hoffnung (nell’obliqua luce citrina, la speranza vacilla); Blau, des Falters Flügelschlag (blu, battito d’ali di farfalla); Hinter den Blitzen, rot (oltre i lampi, rosso). È dunque così che sono nati gli altri tre pezzi, in cui il colore, integrato in un verso di tipo haiku, è per così dire diventato programma e fonte d’ispirazione” (C. Lenners).
 
Claude Lenners (Lussemburgo, 1956) - Compositore e anche attivo promotore della nuova musica, Lenners studia musica e musicologia all’Università delle scienze umane a Strasburgo con Alexander Müllenbach (composizione) e ai Conservatori del Lussemburgo e di Strasburgo. Tra i riconoscimenti ottenuti, una borsa di studio per la residenza a Villa Medici a Roma (1989-91), il Primo Premio nel concorso Henri Dutilleux (1991), una borsa di studio per Darmstadt (1992), il Primo Premio Internazionale Irino per Musica da camera (Tokyo 1993) e il Lions Prize (sezione Lussemburgo 1997).
Ha composto per vari ensemble, tra cui Alter Ego, Asko Ensemble, Cambridge New Music Players, Ensemble Phorminx, Court-circuit, Ensemble Accroche Note, Ensemble 13, Cambridge New Music Players e Ensemble InterContemporain. Ha anche scritto, tra gli altri, per Ensemble Quadro, Trio à cordes de Paris, Ensemble Recherche, Ensemble d'Ame (Tokyo), United Instruments of Lucilin, Proxima Centauri, Ex Novo Ensemble, Orchestre Philharmonique du Luxembourg, Orchestre de l'Opéra de Tours, Orchestre de Chambre du Luxembourg Percussion, Rundfunk Sinfonieorchester Saarbrücken e Luxembourg Percussion. Attualmente sta componendo l’Opera Der Turm dal radiodramma di Peter Weiss (Jean Deroyer libretto e Waut Koeken regia), che debutterà al Grand Théâtre du Luxembourg il prossimo ottobre. La sua musica è pubblicata da Éditions Lemoine (Parigi), Editions Alphonse Leduc (Parigi) e Noise Watchers Unlimited (Lussemburgo).
Dal 1992, insegna analisi, composizione e musica digitale al Conservatorio del Lussemburgo. Nel 1999, fonda l’associazione di musica elettronica Noise Watchers Unlimited e dal 2000 al 2005 è direttore artistico del Festival di musica nuova Rainy Days.