la Biennale di Venezia
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Musica


RepertorioZero Electric String Quartet


martedì 27 settembre ore 18.00
Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
REPERTORIOZERO ELECTRIC STRING QUARTET
 
Jean-François Laporte (1968) Soul Screams per quartetto d’archi elettrico (2011, 15’) prima es. ass.
Karlheinz Stockhausen (1928-2007) Violoncello da Orchester-Finalisten per violoncello e musica elettronica (1995/96, 3’23”)
Carlo Ciceri (1980) Cruda per trio d'archi elettrico (2011, 7’) prima es. ass.
Karlheinz Stockhausen Viola da Orchester-Finalisten per viola e musica elettronica (1996, 4’33”)
Andrea Agostini (1975) O-zone per violoncello elettrico solo (2003/11, 8’) prima es. ass.
Karlheinz Stockhausen Violine da Orchester-Finalisten per violino e musica elettronica (1995/96, 3’20”)
Steve Reich (1936) Different Trains per quartetto d'archi elettrico e nastro registrato (1988, 27’)
 
violino elettrico Franziska Shoetensack, Jacopo Bigi
viola elettrica Paolo Fumagalli
violoncello elettrico Giorgio Casati
regia del suono Fabrizio Rosso
 
All’ensemble di musicisti di RepertorioZero, di recentissima formazione, è stato assegnato il Leone d’argento 2011, istituito dalla Biennale di Venezia soltanto lo scorso anno e destinato alle giovani generazioni. All’ensemble milanese va il merito, secondo la motivazione, “di una ricerca innovativa - nel modo di lavorare con la musica d’oggi - che vuole andare oltre l’esperienza delle avanguardie tradizionali, che si confronta con un repertorio tutto da costruire e con la necessità di trovare soluzioni alle numerose variabili presenti nella musica contemporanea”. Ed è nella scelta degli strumenti, nell’approccio al suono e all’amplificazione che RepertorioZero attinge ad una esperienza musicale che non è esclusivamente scritta. Al centro della ricerca dei componenti di RepertorioZero, di stanza a Milano, è l’evoluzione del linguaggio musicale attraverso l’utilizzo della nuova liuteria, con un’attenzione particolare a quella elettrica, intesa come estensione degli strumenti acustici tradizionali verso una sintesi con i mezzi tecnologici, sia analogici che digitali, fuori da ogni accademismo.
 
A Venezia l’ensemble RepertorioZero si presenta con un organico di quartetto d’archi elettrico e il regista del suono Fabrizio Rosso, collaboratore fisso, e un  programma che illustra gli sviluppi e le potenzialità dell’elettronica applicata agli archi, alternando nuove esecuzioni a brani che sono già parte del repertorio contemporaneo. Tre le prime esecuzioni previste: il quartetto elettrico scritto dal canadese Jean François Laporte (brano commissionato da RepertorioZero e da Conseil des arts du Canada); Cruda, un trio d'archi elettrico che il giovane compositore italiano Carlo Ciceri ha scritto espressamente per RepertorioZero; O-zone per violoncello elettrico solo, scritto da Andrea Agostini nel 2003 e rivisitato nel 2011. Due sono gli autori storici di riferimento: Karlheinz Stockhausen, del quale verranno presentati tre estratti solisti da Orchester-Finalisten, e Steve Reich, che chiuderà il concerto con Different Trains.
 
Musicista atipico, il canadese Jean-François Laporte è un artigiano che esperisce ogni singolo suono nel suo stato naturale, ma anche oggetti e materiali diversi, estendendo così il suo territorio di indagine. In questa ricerca, Laporte si avvale di strumenti ideati e costruiti da lui, vere e proprie “macchine sonore” per cui ha scritto pezzi dedicati, ma che a volte integra con gli strumenti musicali tradizionali senza creare gerarchie. Nel 2002 il suo pezzo Tribal per orchestra di strumenti inventati è stato proclamato “creazione dell’anno” nell’ambito del Prix Opus (Québec), mentre Prana si è aggiudicato il primo premio nella categoria musica mista al 23° Concorso internazionale di musica elettroacustica intitolato a Luigi Russolo. Per la prima volta alla Biennale, Laporte presenta una nuova composizione per quartetto d’archi elettrico, Soul Screams.
 
Intercalati tra le composizioni dei trentenni Carlo Ciceri e Andrea Agostini sono tre degli assoli che compongono Orchester-Finalisten di Stockhausen, seconda scena di Mittwoch aus Licht, a sua volta parte del monumentale ciclo Licht. Composto tra il ’95 e il ’96, la prima esecuzione di Orchester-Finalisten ha avuto luogo nel giugno 1996 al Carré Theatre di Amsterdam con l’Asko Ensemble nell’ambito dell’Holland Festival, che aveva commissionato l’opera. Si tratta della messa in scena di un’audizione per un posto in orchestra a cui partecipano 11 strumentisti per 11 assoli, accompagnati da musica concreta ed elettronica proiettata spazialmente in ottofonia. Originariamente la competizione si svolge con gli strumentisti che “si librano nell’aria” e ad ogni strumento e al suo assolo è associata un’immagine particolare. Al violoncello un aeroporto sul mare, al violino una riserva ornitologica, alla viola anatre selvatiche in volo su una stazione ferroviaria… C’è anche chi ha fornito letture suggestive di questi brani, come lo studioso Robin Maconie, che interpreta il termine “finalisten” in senso antropologico e filosofico e quindi nel ciclo di assoli vede l’intento di imitare la natura, per l’esattezza il mondo degli insetti.

Composto nel 2003 e rivisitato quest’anno per la Biennale Musica, O-zone è l’occasione per Andrea Agostini di riflettere su quelle che sarebbero diventate le sue ossessioni e su quei tratti che avrebbe via via abbandonato. Ossessioni come “l’iterazione e la reiterazione degli elementi, il contrasto tra movimenti estremamente rapidi e raggelamenti repentini, un lavoro sulla ciclicità e sulla frammentazione e ricomposizione drammaturgica della forma”. Aspetti poi dimenticati come “certi gesti carichi di reminiscenze post romantiche”, di un gusto teatrale ed estroverso (A. Agostini).
 
Un pezzo celebre, quasi quanto Music for 18 Musicians, ma con in più una profonda valenza simbolica: ebreo che il destino ha fatto nascere in America, Reich rievoca in Different Trains i suoi viaggi da bambino tra Los Angeles e New York paragonandoli a ben più terribili viaggi che altri bambini in quella stessa epoca compivano in Europa. Suddiviso in tre movimenti - America: Before the War, Europe: During the War, After the War – il brano, dell’88, segna il ritorno di Reich all’utilizzo del nastro registrato in cui suoni, voci, rumori, intergiscono con la scrittura che, anzi, ruota attorno ad esso. “Per la realizzazione di questo manifesto sonoro Reich ha dunque assemblato fonti diverse, nello stridente contrasto tra normalità e tragedia: la voce della sua governante, che rievoca quei viaggi in treno; il racconto di un autista di pullman che copriva frequentemente quella tratta; frammenti delle testimonianze di tre sopravvissuti all'Olocausto; rumori di treni d'epoca. Dalle frequenze e dalle altezze di ogni singola frase ha quindi ricavato sequenze riprodotte e sviluppate dagli archi secondo moduli metrici diversificati. In questo contesto, l'interazione tra archi e traccia elettronica produce una reale unità sonora dall'incedere incalzante e dall'impatto a tratti agghiacciante” (Enzo Boddi).
 
Carlo Ciceri (La Spezia – Italia, 1980). Dopo essersi diplomato in pianoforte, ottiene il Master in direzione d'ensemble (sotto la guida di G. Bernasconi) e in composizione (con N. Vassena e G. Verrando) presso il Conservatorio di Lugano. Si laurea in musicologia presso l'Università di Pavia e studia con J. Baboni Schilingi e F. Voisin al Conservatorio di Montbéliard.
La sua musica è premiata in numerosi concorsi (Zeitklang, Jurgenson Composition Competition, Camillo Togni, Incontri Internazionali Franco Donatoni, Gianni Bergamo Composition Award); ottiene inoltre due residenze a MIA-Annecy e presso la Fondation Royaumont. Sue opere sono state programmate e commissionate da vari festival (Festival Archipel, Tage für Neue Musik, Oggimusica, Rondò, Novecento e presente) e sono state eseguite da numerosi ensemble (recherche, Divertimento, Vortex, MDI, Linea, Ex Novo) e orchestre (Zurcher Kammerorchester, Orchestra della Svizzera Italiana).
La sua produzione si è concentrata dapprima sulla musica strumentale e in particolare sulla creazione di un corpus omogeneo di lavori dai quali sono nati due cicli: VASTA, per viola solista e ensemble, e IA, per strumento ad arco solista. La sua attenzione si è poi rivolta da una parte agli strumenti amplificati e/o elettrificati, dall'altra al teatro nelle sue più aperte declinazioni. Di questo periodo sono Der gelbe Klang, musiche per ensemble amplificato per l'azione scenica di Kandinsky, e La Discesa per voci ed ensemble amplificato. Insegna Composizione assistita presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano e presso la Scuola Civica di Musica di Milano. Dal 2011 fa inoltre parte del comitato artistico di RepertorioZero.
 
Andrea Agostini (Bologna – Italia, 1975). Ha studiato pianoforte, composizione e musica elettronica a Bologna; in seguito si è perfezionato con Brian Ferneyhough, Michael Jarrell, Ivan Fedele e altri, e ha seguito il corso biennale in composizione e informatica musicale all'IRCAM di Parigi.
Ha composto opere di musica strumentale, elettroacustica e mista. È risultato vincitore o finalista in svariati concorsi internazionali (Musica Viva, Prix Noroit, 3rd Seoul Competition for Composers, Nuova Consonanza…) e ha ricevuto commissioni da diversi ensemble e istituzioni, tra cui il Ministero francese della Cultura e la Cineteca del Museo del Louvre. Le sue opere sono regolarmente eseguite in importanti festival in Europa e Nord America (MiTo, Sincronie, REC, IMEB, MIA, Agora, Spark…).
La sua curiosità per la totalità dei linguaggi musicali contemporanei l'ha portato a lavorare in ambiti diversi, come il rock e le musiche improvvisate, e a studiare tradizioni musicali non occidentali. Ha composto musiche per la radio, il cinema e il teatro. Nello stesso tempo, è attivo nel campo dell'informatica musicale e ha sviluppato, insieme al compositore Daniele Ghisi, una libreria di strumenti informatici per la composizione assistita da computer. Collabora, inoltre, con numerosi artisti in progetti sperimentali legati alle nuove tecnologie ed è attualmente “compositore in ricerca” all'IRCAM.