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Musica

SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg

sabato 24 settembre ore 20.00
Teatro alle Tese
SWR SINFONIEORCHESTER BADEN-BADEN UND FREIBURG
 
Béla Bartók (1881-1945) Tanz-Suite per orchestra (1923, 18’)
Peter Eötvös (1944) Konzert für zwei Klaviere (2007, 20') prima es. it.
Peter Eötvös Replica per viola e orchestra (1998, 15’)
Igor Stravinskij (1882-1971) Agon (1953-57, 23')
 
pianoforte Andreas Grau e Götz Schumacher
viola Geneviève Strosser
direttore Peter Eötvös
 
Dedicato al compositore e direttore d’orchestra Peter Eötvös, che riceverà il Leone d’oro alla carriera nel corso della serata, il concerto inaugurale del 55. Festival avrà per protagonista una delle orchestre tedesche d’eccellenza, la SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg, che ha fatto la storia, a partire dagli anni ’50, del Festival di Donaueschingen con oltre 400 prime esecuzioni. L’orchestra, che ha conquistato un posto “centrale nella cultura europea”, secondo Sylvain Cambreling, sarà diretta per l’occasione dallo stesso Eötvös.
 
Erede di una tradizione musicale forte come quella ungherese, con figure come Bartók, Ligeti, Kurtág, Peter Eötvös ha vissuto in prima persona tutte le avventure più importanti della ricerca musicale dagli anni '60 in avanti. “Direttore d'orchestra di precoce ed enorme talento – recita la motivazione del premio - è stato assistente per molti anni di Karlheinz Stockhausen, sia come compositore che ben presto come direttore prediletto dei suoi lavori, incluse le grandi opere create alla Scala trent'anni fa (fra cui Donnerstag aus Licht, 1981). Anche Boulez, dagli anni '70, gli ha affidato la direzione musicale del neonato Ensemble Intercontemporain. Queste esperienze straordinarie al fianco dei più grandi compositori hanno immerso Eötvös in un fiume ricchissimo di pensiero e pratica musicale, formando un musicista e un artigiano assolutamente completo, che negli ultimi vent'anni ha mostrato una fecondissima forza creativa di compositore. In entrambe le attività, Eötvös unisce una conoscenza e un orecchio di rara finezza ad una allegria iconoclasta e sperimentale”.
 
Il concerto rende un doveroso tributo alle ascendenze bartókiane della musica di Eötvös con l’esecuzione di Tanz-Suite, un brano oggi raramente eseguito, ma che a Bartók diede una improvvisa popolarità, cui sono affiancati Konzert für zwei Klaviere e Replica di Eötvös, a mostrare i legami con la lezione del passato e insieme i suoi sviluppi più avanzati. Il concerto si conclude sulle note di Agon di Stravinskij, partitura per balletto, un genere in cui il compositore russo ha sperimentato molte delle sue più importanti innovazioni musicali.
 
Commissionato in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario dell’unione fra le città di Buda e Pest nel 1923, che vedeva al fianco di Bartók altri grandi nomi della musica ungherese, Ernö Dohnányi e Zoltán Kódaly, Tanz-Suite è un omaggio alla tradizione popolare balcanica e porta a compimento la maturazione del compositore su tali materiali, la sua capacità di metabolizzare i codici linguistici folclorici per restituirli sotto una forma nuova e originale. Al suo esordio, il pezzo ebbe una tiepida accoglienza, e soltanto dopo l’esecuzione del 1925 a Praga (Festival SIMC), seguirono almeno 50 esecuzioni nel breve arco di un anno. Ma dopo questo exploit, le esecuzioni di Tanz-Suite si fecero sempre più rare. Come una vera suite, il pezzo inanella cinque danze – di provenienza slovacca, ungherese, valacca e araba - collegate da un ritornello che ha funzione di leitmotiv, ma a volte anche combinate fra loro. “Così ad esempio, la melodia del primo tema del primo pezzo ricorda la musica popolare araba più antica, mentre il ritmo si ricollega a quella dell’Europa orientale. Il tema del ritornello è talmente fedele allo schema di certe melodie popolari ungheresi, che potrebbe ingannare anche un esperto studioso. Il secondo pezzo è di carattere ungherese, mentre il terzo alterna elementi ungheresi e valacchi” (B. Bartók).
 
Konzert für zwei Klaviere di Eötvös riecheggia consapevolmente la lezione del Maestro ungherese nell’utilizzo di scale parallele e nella combinazione di pianoforte e percussioni. All’origine del concerto in cinque movimenti è un pezzo del 2005, CAP-KO, concepito proprio per il 125° anniversario della nascita di Béla Bartók, un pezzo da cui sono scaturite diverse versioni. Il titolo è l’acronimo di “Concerto for acoustic piano, keyboard and orchestra”, dove la tastiera digitale aggiungeva una nota a quella suonata dal pianista secondo intervalli determinati dal compositore, in maniera da creare un effetto di moltiplicazione e, almeno apparentemente, di virtuosismo del pianista. Del 2007 è la versione interamente acustica, proprio per sfidare i solisti a raggiungere lo stesso grado di precisione utilizzando soltanto le loro quattro mani, senza ausili tecnologici.
“Il primo movimento apre con un trio di rullanti, posti ai lati e al centro. Il loro timbro varia a seconda del punto esatto in cui la bacchetta li colpisce. In questo modo, ho composto un contrappunto melodico in tre parti. Quando i solisti e l’orchestra entrano, questo contrappunto allarga la sua gamma espressiva e diventa molto diversificato nel timbro. Verso la fine, le rapide serie di semicrome degli archi creano un’inconfondibile allusione a Bartók di cui ricordano l’ultimo movimento del Concerto per orchestra. La maggior parte del secondo movimento è dominata dall’intervento costante e parallelo dei due pianoforti. Ho usato un ampio numero di scale diverse per generare una grande energia cinetica. Le serie sono punteggiate dagli assoli intermittenti delle percussioni e integrate dai controcanti dell’orchestra su note lunghe e legate (legato). Segue senza intervallo il terzo movimento: più statico, caratterizzato da acuti attacchi ritmici e dal prevalere di un ottone nel registro grave. Il tempo aumenta gradatamente e le parti del pianoforte assumono sempre più impeto, fino a raggiungere il climax verso la fine del movimento. Ho intitolato il terzo movimento: ‘Bartók attraversa l’oceano’. Per tutto questo movimento si segue un tempo lento. Le regolari successioni di accordi dei due pianoforti, che procedono suonando crome uguali, si contrappongono ai più brevi fraseggi dei corni e delle trombe. La musica diventa in breve più nervosa come sentiamo una secca esplosione in fortissimo di tutta l’orchestra. Poi, un tranquillo duetto dei pianoforti conclude il movimento, assieme a un ‘motivo d’addio’ di tre note della prima tromba. L’ultimo movimento è un’altra accelerazione folle, con i due pianisti e i tre percussionisti nel ruolo dei protagonisti. I ritmi sono più irregolari di prima, con accenti sincopati e complesse alternanze tra note e pause che si aggiungono a un senso di eccitazione per tutto il pezzo” (Peter Laki/Peter Eötvös).
 
Il brano successivo, Replica, che Eötvös intende nel senso di “risposta”, mostra invece legami con la sua opera di maggior successo, Le tre sorelle di cechoviana memoria, anche per la vicinanza cronologica nella loro composizione. Il legame tra i due lavori si istituisce nell’aspetto del commiato, motivo conclusivo di ognuna delle tre parti dell’opera, che caratterizza anche il concerto, e si istituisce musicalmente nell’effetto di teatro strumentale che assume il concerto – dove gli attori sono gli strumenti, fra cui ha un ruolo centrale la fisarmonica. La disposizione tradizionale dell’orchestra cambia: i fiati in fondo al palcoscenico, davanti agli strumenti a corda, le cinque viole disposte ad anello intorno al solista, con cui intessono un fitto dialogo. “Tuttavia il dramma non si evolve in superficiali gesti ‘drammatici’ ma piuttosto nell’infinita combinazione di timbri e registri, messi ancora più in rilievo dal tempo, relativamente lento. Il costante monologo dell’assolo dello strumento appare sotto una luce nuova ogni volta che cambia il concomitante commento dell’orchestra. La viola trova il suo ‘compagno ideale’ – per usare l’espressione di Griffith – nel flicorno. Quando le loro voci si intrecciano a formare un duetto, dopo il culmine dell’esplosione tragica, si assiste a uno dei momenti più avvincenti del lavoro. Ma la loro relazione non è destinata a durare: alla fine, l’assolo della viola rimane irrevocabilmente isolato e sparisce nell’oscurità, evocato dalle maracas (suonate dal violinista) mentre cala un sipario immaginario” (Birgit Gotzes).
 
Ultima composizione per balletto di Stravinskij, Agon viene commissionato dall’impresario Lincoln Kirstein e da George Balanchine per il New York City Ballet. Dopo la felicissima esperienza con i Ballet Russes di Diaghilev e Vaslav Nijinskij, il nome di Stravinskij si lega ad un altro coreografo di origini russe, Balanchine, ugualmente destinato a rivoluzionare il mondo del balletto e a regalare alcuni dei suoi capolavori proprio sulle note del compositore e compatriota, come Apollon Musagète nel 1928 e Orpheus nel 1948. Destinato a restare nella storia del balletto contemporaneo, Agon, presentato in prima assoluta il 27 novembre 1957 a New York, mette in scena una vera e propria esibizione agonistica fra 12 danzatori sulle musiche composte per un’orchestra di 112 elementi. Appartenente alla fase cosiddetta seriale di Stravinskij, che tratta con l’originalità che gli è consueta, il pezzo è un compendio di un’intera biografia artistica, con suggestioni che rimandano alle tanti fonti d’ispirazione e alla sua infinita gamma espressiva.

Peter Eötvös
(Székelyudvarhely - Transilvania, 1944). Si è diplomato all’Accademia di Musica di Budapest in composizione e alla Hochschule für Musik di Colonia in direzione d’orchestra. Tra il 1968 e il 1976 ha suonato con l’Ensemble Stockhausen e dal 1971 al 1979 ha collaborato con lo studio di musica elettronica della Westdeutscher Rundfunk di Colonia.
Nel 1978, su invito di Pierre Boulez, ha diretto il concerto inaugurale dell’IRCAM a Parigi, e l’anno successivo è nominato direttore musicale dell’Ensemble InterContemporain, dove rimane fino al 1991. Ha lavorato con le più importanti orchestre radiofoniche europee ed è stato invitato sul podio dei più importanti teatri e delle maggiori istituzioni musicali del mondo - Teatro alla Scala, Royal Opera House Covent Garden, La Monnaie, Festival Opera Glyndebourne, Théâtre du Châtelet, Biennale di Venezia - lavorando con registi come Luca Ronconi, Robert Altman, Klaus-Michael Grüber, Robert Wilson, Nikolaus Lehnhof, Ushio Amagatsu.
Fra i suoi maggiori successi operistici, spesso ispirati alla grande letteratura: Three Sisters (2002) da Cechov, che debutta a Aix-en-Provence, Le Balcon (2001/02) da Jean Genet, Angels in America (2004) dal libro culto di Tony Kushner, Love and Other Demons (2008) ispirato a una novella di Gabriel García Márquez, che debutta al Festival di Glyndebourne, Die Tragödie des Teufels (2010), che ha debuttato alla Bayerische Staatsoper di Monaco.
Fra le sue composizioni sinfoniche: Atlantis (1995), zeroPoints (1999), in omaggio a Boulez, Shadows (1996), CAP-KO (2005/07), di cui esistono tre diverse versioni e dedicata a Béla Bartók, Jet Stream (2002) per tromba e orchestra e Seven (2006/07) per violino e orchestra. Fra i tantissimi premi e le onorificenze ricevute: Prix Claude-Rostand (1998), Grand Prix de la Critique (1998) e Victoires de la Musique Classique e du Jazz (1999) per Three Sisters; Prix de Composition Musicale della Fondation Prince Pierre de Monaco (2008) per Seven; premio Bartók (1997); Royal Philharmonic Society Music Award (2002); Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres (2003); Cannes Classical Award (2004) nella categoria “miglior compositore vivente” al MIDEM; Frankfurt Music Prize (2007).