la Biennale di Venezia
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Musica


Vogata Rituale – Cultura In Memoriam

sabato 1 ottobre dalle ore 18.00
dal Teatro Piccolo Arsenale / Teatro alle Tese all’Isola di San Michele
VOGATA RITUALE – CULTURA IN MEMORIAM
 
in barca
Stefano Bellon (1956) Canti processionali: sgangherato – rosa – piano (2011)
Variazioni su un tema da L’uccello di fuoco per banda (commissione la Biennale di Venezia)
 
Isola di San Michele
Area d’ingresso
Michele Tadini (1964) Stanza_# 
installazione sonora per diffusore monofonico e riflessioni acustiche
 
Recinto greco – tomba di Igor Stravinskij
Igor Stravinskij Tre pezzi per clarinetto solo (1918, 4’)
clarinetto Dirk Descheemaeker
 
Chiesa di S. Michele
Luigi Nono (1924-1990) Incontri per 24 strumenti (1955, 7’)
Igor Stravinskij Concerto in mi bemolle Dumbarton Oaks (1937/1938, 15’)
Orchestra del Teatro La Fenice
direttore Dario Garegnani
 
Chiesa di S. Michele - Cappella Emiliani
Guillaume De Machaut (ca. 1300-1377) Loyaulté que point ne délay (36’)
voce Marc Mauillon
viella Vivabiancaluna Biffi
flauto e direzione Pierre Hamon
 
Chiesa di S. Michele - Coro
Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613) Tristis est anima mea, dai Responsori del Giovedì Santo (1611, 5’)
Claudio Monteverdi (1567-1643) Raggi dov'è il mio bene, dalle Canzonette (1584, 3’)
Igor Stravinskij Otche Nash (Pater Noster) (1926, 2’)
Arvo Pärt (1935) O Immanuel, dal Magnificat (1988-91, 3’)
Schola S. Rocco, piccolo coro
direttore Francesco Erle
 
Chiesa di S. Michele - Chiostro
Arie di Giuseppe Verdi per banda
Banda di Maser
direttore Michele Morao
 
Chiesa di S.Michele - Chiostro
Stefano Bellon (1956) Ultima scena ed evocazione di Rakewell (2011) per voci e banda
dalla Scena XIV “Ah! Signor! Per carità!” del Don Giovanni di Mozart
Banda di Maser
direttore Michele Morao
 
cena rituale
 
Igor Stravinskij e Guillaume de Mauchaut, Luigi Nono e Gesualdo da Venosa, Claudio Monteverdi e Arvo Pärt, Mozart e Verdi: tutti autori che attraversano secoli di storia della nostra musica e ne rappresentano la memoria viva. A loro va il saluto simbolico orchestrato dal direttore Luca Francesconi attraverso una “vogata rituale” che dal Teatro Piccolo Arsenale, dove si svolge l’ultimo concerto in programma, porterà il pubblico per le vie d’acqua di Venezia fino all’isola di San Michele, dove riposano le spoglie di Stravinskij e di tanti artisti.
 
Sono le musiche del grande compositore russo a punteggiare questa serata musicale: dalle variazioni su L’uccello di fuoco, che Stefano Bellon ha composto per formazione bandistica e che verranno eseguite lungo il percorso in barca, al virtuosismo dei Tre pezzi per clarinetto solo con il fluoriclasse dell’Ictus ensemble Dirk Descheemaeker, fino alla versione del Pater Noster, Ochte Nash, interpretata dalle voci della magistrale Schola San Rocco diretta da Francesco Erle e al concerto da camera più noto come Dumbarton Oaks, primo frutto dell’incontro di Stravinskij con il mondo americano, interpretato dall’Orchestra del Teatro La Fenice.
 
E sempre con il coro vicentino si potranno ascoltare le sonorità “arcaiche” del Magnificat di Arvo Pärt, giustapposte alle musiche sacre di Gesualdo da Venosa e Claudio Monteverdi. Di un altro maestro veneziano, Luigi Nono si ascolterà, complice l’orchestra del Teatro La Fenice, Incontri per 24 strumenti, considerato un pezzo di svolta nella sua biografia artistica. Ci sarà spazio per l’intimismo lirico dell’arte trobadorica nella sua più alta espressione, con Loyauté que point ne delay, primo lai di Guillaume de Machaut, interpreti il baritono Marc Mauillon e gli strumentisti Pierre Hamon e Vivabiancaluna Biffi, gli stessi che lo hanno inciso per la prima volta nella sua integralità vincendo un Diapason d’or. E ancora: una installazione sonora di Michele Tadini accoglierà il pubblico, mentre una banda lo saluterà sulle note del tradizionale repertorio di arie verdiane.
 
La serata si conclude con un gesto teatrale: Francesconi ha scelto infatti di accomiatarsi con la famosa scena del banchetto del Don Giovanni mozartiano nel suo momento culminante, quando il protagonista è ormai sull’orlo dell’abisso, ma in una versione per voci, banda di ottoni e percussioni ricreata dal compositore Stefano Bellon.
 
È un saluto simbolico che esprime la necessità della memoria, oggi che la rivoluzione culturale indotta dall’inarrestabile avanzata tecnologica rischia di annullarla nell’eterno presente di internet e della globalizzazione. Per Francesconi è un invito a riflettere sui cambiamenti che questa rivoluzione comporta nelle nostre vite, nel nostro pensiero e nel nostro futuro.