la Biennale di Venezia
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Musica


21st Century “Cori spezzati”



400 anni di musica contemporanea

Ottobre 2013 segna il 400° anniversario dell’arrivo a Venezia di Claudio Monteverdi, uno dei padri della musica contemporanea, in qualità di
maestro di cappella della Basilica di S. Marco, l’incarico musicale più ambito di tutto il pianeta. Per l’occasione, percorriamo 400 anni di musica contemporanea nell’ambito di un unico programma, che crea nuovi spazi compositivi in quella che viene considerata la culla della musica spaziale.
 
Introduzione del curatore Erwin Roebroeks


Pensate: il compositore che ha spinto al massimo i limiti della musica è il musicista più famoso in Europa. Ebbene, ciò è accaduto appena qualche secolo fa: il suo nome era Claudio Monteverdi.
 
All’arrivo di Monteverdi a Venezia, probabilmente il 10 ottobre 1613, l’attenzione era rivolta al “momento” musicale. La musica stava attraversando una profonda trasformazione, da strumento liturgico a forma d’arte drammatica. La vitalità delle armonie stava spazzando via il vecchio contrappunto musicale. Nonostante fosse scomparso soltanto un anno prima, Giovanni Gabrieli, maestro della grandezza spaziale dello stile veneziano, era già stato dimenticato, per non parlare dello zio Andrea Gabrieli, inventore di quello stile. Ciononostante, Monteverdi integrò tutte le loro innovazioni nelle proprie composizioni.
 
Venezia, ovvero la Basilica di S. Marco, era la culla della musica spaziale. Giovanni Gabrieli disponeva vari cori, ensemble e solisti in punti diversi all’interno della chiesa: i ritardi temporali provocati dalla disposizione spaziale dei cantanti e dei musicisti costituivano una componente strutturale della musica, che divenne l’apogeo del fenomeno veneziano noto come cori spezzati.

Sviluppatasi nella Basilica di S. Marco, questa tecnica di comporre musica specificatamente per determinate strutture divenne popolare in tutta Europa, sebbene, in seguito, tale popolarità diminuì nuovamente con l’avvento della vita concertistica -sempre a Venezia- quando la musica iniziò a viaggiare e quindi non veniva più composta su misura per una determinata situazione. Monteverdi fu il creator spiritus di questa nuova era: portò la musica in un nuovo mondo drammatico, sovvertendo la logica prevalente e facendo sì che fosse il testo a guidare la musica, e non a servirla, integrando aspetti spaziali in modo drammatico, ad esempio con effetti d’eco basati sui testi poetici che egli stesso musicava.

 
Claudio Monteverdi: Ohimè, dov'è il mio ben per soprano e Wave Field Synthesis (sintesi del campo sonoro)

Questo madrigale, la famosa Romanesca in sol minore, è tratto dal Settimo libro dei madrigali (1619), una vera e propria pietra miliare di diversità nello sviluppo di Monteverdi, con la parola Concerto (usata per la prima volta dai Gabrieli per i Concerti del 1587) riportata sulla pagina del titolo.

In questo Settimo libro, il primogenito dell’era operistica, Monteverdi rinuncia alla classica polifonia a cinque voci, tipica dei suoi primi sei libri, per comporre madrigali per una, due, tre, quattro e sei voci, e creare forme avventurose in altri modi.
 
Ohimè, dov'è il mio ben è un duetto per due soprani e basso continuo. In realtà, è mia opinione che si tratti di un duetto per un soprano e la sua voce interiore, la quale si manifesta come un eco, grazie al collegamento fra le lotte interiori di una donna alla ricerca dell’amato e la distanza fra le due voci. Al contrario di oggi, al tempo di Monteverdi una cantante non poteva naturalmente cantare da sola “assieme a se stessa”. La compositrice Ji Youn Kang ha creato una versione spaziale e temporale altamente tecnologica del madrigale, che verrà così eseguito dal solo soprano Roberta Mameli. La prima voce verrà eseguita dal vivo mentre la seconda è pre-registrata; lo stesso vale per il basso continuo, per il quale ho scelto la tiorba, suonata da Diego Cantalupi. La seconda voce viene suonata e spazializzata tramite una sintesi del campo sonoro (nota con il nome di Wave Field Synthesis, WFS), una tecnologia che rappresenta lo stato dell’arte nelle possibilità di spazializzazione del suono. La tecnologia della sintesi del campo sonoro non solo consente di posizionare o muovere i suoni all’interno di uno spazio, ma anche di creare uno spazio acustico di dimensioni maggiori di quello fisico. Il pubblico si troverà al centro di un quadrato formato dal sistema di 192 altoparlanti della The Game of Life Foundation. All’interno di questo spazio sonoro è possibile posizionare una sorgente acustica a diverse miglia di distanza o esattamente di fronte all’ascoltatore, ricorrendo unicamente alle leggi della fisica.
 
Pur fedeli allo spirito di Monteverdi, seguiremo la poesia in un modo non possibile al suo tempo. L’approccio di Ji Youn Kang rappresenta un’estensione della narratività musicale di Monteverdi. Poiché quest’ultimo aveva già incarnato in musica la propria interpretazione del testo poetico, Kang ha rivolto maggiore attenzione al dramma contenuto nella melodia, portando la composizione di Monteverdi al livello successivo.

Roberta Mameli sarà l’unica interprete sul palcoscenico, in linea con la solitudine espressa dal testo. Il suo eco interiore, la voce registrata, vagherà fisicamente attraverso il Teatro alle Tese, alla ricerca dell’amato. In questo modo, “la donna” passerà attraverso il pubblico o abbandonerà del tutto la sala del concerto; tutto ciò è possibile con la Wave Field Synthesis. La sua odissea termina quando la donna capisce di essere il suo stesso destino. Questo è il momento in cui le due voci si incontrano e l’eco si ritrova, letteralmente, a essere riunito a Roberta Mameli.
 
Luigi Nono: La lontananza nostalgica utopica futura per Wave Field Synthesis e violino

La composizione successiva è opera di un altro gigante veneziano, Luigi Nono. A distanza di secoli dall’invenzione dei cori spezzati, la musica spaziale acquista nuovamente importanza, questa volta nel contesto della musica elettronica. Compositori come Edgard Varèse, Iannis Xenakis e Karlheinz Stockhausen composero lo spazio fisico e acustico della propria musica come vere e proprie unità. Lo stesso fece Luigi Nono, per esempio nella sua gigantesca composizione Prometeo. Tragedia dell’ascolto, creata su incarico della Biennale in collaborazione con l’architetto Renzo Piano (1984/1985): un dramma che si svela nel suono.

L’intento di Nono era denunciare le gerarchie fra compositori, musicisti, tecnici e ascoltatori e tra la vita quotidiana e l’arte. Tutto questo si può ascoltare nella composizione La lontananza nostalgica utopica futura (1988/1989). Il compositore Wouter Snoei (che ha sviluppato anche il software di Wave Field Synthesis e la sua applicazione dal vivo) e la violinista Barbara Lüneburg eseguiranno un’interpretazione dal vivo di questa composizione (nata originariamente come composizione per violino solo, nastro magnetico a otto piste e otto altoparlanti) utilizzando la sintesi del campo sonoro per sottolineare gli aspetti spaziali della composizione di Nono.
 
La partitura di Nono specifica da otto a dieci leggii e comprende sei sezioni musicali per il violino. Di conseguenza, alcuni leggii rimangono vuoti o, in ogni caso, non comprendono musica da suonare. Il numero definitivo e il posizionamento dei leggii viene lasciato ai musicisti, a seconda dell’interpretazione del pezzo e dello spazio in cui viene presentato. Prima del concerto, verrà stabilito il cammino tra i leggii che sarà percorso da Barbara Lüneburg e verranno inoltre scelti i leggii su cui posizionare le sei sezioni della partitura di Nono. Mentre la libertà d’azione della violinista è costituita dal suo tempo, il direttore del suono Snoei è libero di scegliere quale delle otto piste fare ascoltare. La partitura indica che le otto piste non devono mai essere suonate contemporaneamente. Il tempo del nastro è fisso, ma la sua spazialità, la dinamica e la polifonia sono libere, così come il suo collegamento con il violino, per creare una nuova relazione musicale ad ogni nuova esecuzione.

Questo pezzo è stato composto per Gidon Kremer: sul nastro si sentono Nono e Kremer muoversi costantemente. Lüneberg non indossa scarpe leggere durante l’esecuzione allo scopo offuscare la differenza fra suoni “reali” e registrati; le similarità di questi suoni vengono accentuale dalle possibilità sonore della sintesi del campo sonoro dal vivo. Un pubblico rumoroso, o suoni ambientali provenienti dall’esterno dello spazio in cui avviene il concerto (che, normalmente, rappresenterebbero un fastidio) vengono fusi assieme in un’esperienza sonora unica e completa. Questa rappresentazione con Wave Field Synthesis potrebbe, in effetti, andare oltre i sogni di Luigi Nono, in quanto anche la posizione degli altoparlanti non è più definita, e i suoni possono muoversi in completa libertà. Come nel caso di Monteverdi, si tratta di uno di quei rari momenti nella storia della musica in cui una nuova tecnologia può contribuire a realizzare idee artistiche del passato.
 
Ji Youn Kang: Dong-Nae Gut per Wave Field Synthesis

Ji Youn Kang è una compositrice originaria di Seul, che combina le tradizioni orientali e occidentali. Ha studiato con i grandi maestri sciamanistici coreani, conseguendo anche alcuni master in Occidente, per esempio presso l’Istituto di Sonologia del Conservatorio Reale dell’Aia. Il suo lavoro presenta un’affascinante correlazione con l’opera di Luigi Nono, il quale trasse ispirazione dal concetto asiatico di Ma, l’unità di tempo e spazio. Kang è cresciuta con questo concetto, chiaramente udibile nella sua musica. Mentre i compositori occidentali spesso creano dapprima il suono (nel tempo) e poi lo trasportano (nello spazio), per Kang l’atto compositivo è unico (Ma) e porta a una musica spaziale veramente convincente.
 
Il concetto principale di Dong-Nae Gut viene offerto dal tradizionale rituale coreano Ma-Eul Gut, una delle più antiche forme musicali e uno dei numerosi rituali tradizionali coreani, ciascuno con carattere, scopi e processi ben definiti. Sono tutti eventi locali, durante i quali i cittadini pregano per il benessere, per un ambiente migliore e più tranquillo e per la prosperità. Ma-Eul (città) Gut (rituale) è un esempio molto comune, e viene tutt’ora regolarmente eseguito. Dong-Nae è un sinonimo più personale di Ma-Eul.
Durante l’esecuzione di Ma-Eul Gut, i musicisti (gli sciamani locali) si muovono attraverso la città, dai suoi confini a ogni strada. Durante il viaggio viene eseguita la musica e le persone si uniscono cantando. La scelta di questo rituale da parte di Kang come materiale per questa nuova opera su commissione è stata determinata dal fatto che portiamo un sistema trasportabile di musica spaziale nel luogo in cui la musica spaziale stessa è nata, in occasione di un evento specifico in un mondo globalizzato: una specie di rituale per Venezia.
 
La composizione di Kang rappresenta un ponte di collegamento fra la nuova tecnologia e un’antica forma musicale, che trasforma il rituale in un fenomeno astratto e diventa una nuova forma artistica. Il rituale rappresenta la fonte di ciò che si ode, invece di essere percepito direttamente dal pubblico.
 
Se la meta della musica è la libertà, l’idea di “sorgenti sonore” diventa problematica. Con la Wave Field Synthesis gli altoparlanti non sono più fonti sonore, ma, per così dire, intermediari sonori che creano una discrepanza fra la visione dell’altoparlante (vicino) e l’ascolto della fonte sonora (che può essere molto distante o di fronte agli ascoltatori). Per Kang, questa libertà del movimento acustico nella sintesi del campo sonoro incoraggia l’ascoltatore ad essere aperto alle percezioni. Alla compositrice piace l’idea di non fornire un concetto fisso dell’appartenenza del suono, rispetto, per esempio, all’ascolto dei suoi del piano e al loro riferimento alle tradizioni musicali occidentali. L’obiettivo è consentire a ogni ascoltatore di giudicare da solo ciò che effettivamente ascolta.
 
Il continuum musicale formato da queste tre composizioni riflette l’intuizione dei rispettivi compositori secondo cui non vi è spazio per il tempo storico nel tempo musicale. La musica affronta l’eterno presente, come si legge nel titolo poetico della composizione di Luigi Nono: il passato storico (Monteverdi) si riflette nel presente musicale (l’approccio di Snoei alla composizione di Nono) e conduce a nuovi mondi (la fusione fra tradizioni orientali e occidentali proposta da Kang).

Erwin Roebroeks
curatore di 21st Century Cori spezzati


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