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Musica

Quartetto Arditti

sabato 26 settembre ore 18.00
Teatro Piccolo Arsenale
Kurtág / Garuti / Ligeti

- György Kurtág Quartetto op. 1 (1959, 14’)
- György Kurtág Six Moments Musicaux op. 44 per quartetto d’archi (2005, 17’)
- Mario Garuti Cielo perso / Anima tersa (2009, 10’) prima es. ass.
- György Ligeti Quartetto per archi n. 2 (1968, 21’)

Quartetto Arditti
 
Si dice che da quando il violinista Irvine Arditti ha fondato il suo quartetto, nel 1974, la storia dell'interpretazione della musica contemporanea per archi è cambiata: le riletture dell'Arditti hanno lasciato un segno nel repertorio del XX secolo, e ogni nuovo concerto è un evento. Nell’albo d'oro dell’Arditti sono scritte le prime esecuzioni mondiali di quartetti di Cage, Carter, Gubajdulina, Ligeti, Stockhausen e molti altri. La qualità alta e incisiva delle esecuzioni è valsa al quartetto il premio “Ernst von Siemens”, in passato attribuito a Karajan e Abbado.
I due grandi ungheresi, Kurtág (1926) e Ligeti (1923-2006), con le loro composizioni più celebri dedicate a questa formazione, sono i protagonisti del concerto dell’Arditti; a loro si affianca la voce di Mario Garuti, con un pezzo nuovo composto per l’occasione.
 
L’omaggio a Kurtág, Leone d’oro alla carriera, inizia con l’esecuzione dell’opera considerata l’atto di nascita della sua attività compositiva. È infatti noto che soltanto dopo la permanenza a Parigi, tra il 1957 e ‘58, dove Kurtág è allievo di Darius Milhaud e Olivier Messiaen e conosce la psicologa Marianne Stein, ma soprattutto dopo l’incontro con la musica di Stockhausen e dell’amico di sempre, Ligeti, a Colonia – dove si ferma sulla via del ritorno a Budapest e ha occasione di ascoltare Gruppen e Artikulation – Kurtág supera un lungo silenzio creativo e porta a maturazione il proprio pensiero musicale componendo nel 1959, il Quartetto op.1. “Sembrava che tutto ciò che avevo appreso a Parigi a proposito di forme concentrate e ricche di tensione fosse stato realizzato a Colonia … Dopo il mio ritorno in Ungheria … con l’op. 1 cominciai una nuova vita. Da quel momento il mio ideale, la mia aspirazione fu di riuscire a formulare nel mio linguaggio qualcosa di simile all’esperienza che aveva rappresentato per me Artikulation a Colonia” (Laudatio a Ligeti).
 
Accanto all’opera prima, di Kurtág verrà eseguito un lavoro recente, Six Moments musicaux, che raccoglie, alla maniera di tanti artisti come Schubert, sei frammenti realizzati tra il 1999 e il 2005 in occasione del Concorso internazionale di quartetto d’archi di Bordeaux e dedicati al figlio. L’opera è considerata un esempio di quell’effetto d’eco che tanto spesso si riscontra nella musica di Kurtág e su cui sono state scritte pagine di critica come quelle di Marco Mazzolini: “Due pareti e il vuoto: questo è necessario all’eco. E qui l’‘avventarsi’ – slancio e ripetizione – è l’espressione di umanissima pietà per la nostra condizione di ‘risonanze erranti’, che perdutamente, urtando, si disperdono”.
 
Dedicato al Quartetto LaSalle, che lo eseguì per la prima volta a Baden Baden, il Quartetto n. 2 di Ligeti segue di quindici anni la sua prima composizione quartettistica, ancora fortemente influenzata dalla lezione bartókiana. In mezzo c’è stato l’abbandono dell’Ungheria - dove la musica occidentale non circolava – e il trasferimento in Germania prima e in Austria poi. L’opera riflette e compendia inevitabilmente le esperienze di un quindicennio, in cui Ligeti conosce le maggiori correnti avanguardistiche musicali e aggiorna il suo linguaggio trovando la propria voce indipendente. Come tanti critici hanno notato, in questo quartetto si sentono risuonare le ricerche avviate da Apparitions nel ’60 e continuate con Requiem, Atmosphères, Aventures, Nouvelles Aventures, Lux aeterna.
 
A Mario Garuti (1957)è affidata infine la novità del concerto del Quartetto Arditti: Cielo perso/Anima tersa, ispirato alle “righe illuminanti” del sonetto n. 19 di Shakespeare (Devouring Time, blunt the lion’s paw). “Parafrasando il commento di Alessandro Serpieri a questo sonetto è evidente lo scontro tra il Tempo, con i suoi tratti distintivi della violenza e della fuggevolezza, e l’archetipo (pattern) della giovinezza, della bellezza, dell’amore. Il Tempo ha le ali e il suo aspetto più violento è proprio la sua fuggevolezza (fleet’st…carve …hours). Questo quartetto è una consequentia atletica di pattern di forte impatto, ma cangianti. Modelli che tendono ad imporsi all’inevitabile flusso metamorfico del Tempo, ma invitabilmente fuggevoli. Scrittura atletica. Agone tra due scrittori: il Tempo e il Compositore. Il primo scrive dell’ineluttabile decadenza e morte, l’altro cerca di sottrarre al flusso temporale la sua poesia, la sua ispirazione. Un escamotage per circuire il Tempo. Una irresistibile illusione. L’insopportabile ispirazione… un pendolo... un’oscillazione continua tra euforia e malinconia. Quando scrivo non penso alla Fine” (M. Garuti).