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Musica


Orchestra Sinfonica del Teatro La Fenice

venerdì 25 settembre ore 20.00
Teatro La Fenice
Rihm / Rehnqvist / Ligeti / Varèse

- Wolfgang Rihm Form / Zwei Formen (Hommage à Edgar Varèse) per ensemble (1993–1994, 9’)
- Karin Rehnqvist Solsången (Sun Song) per voce femminile, 2 voci recitanti e orchestra (1994) 29’) prima es. it.
- György Ligeti Lontano per grande orchestra (1967, 10’)
- Edgar Varèse Arcana per orchestra (1927, 18’)

voce Lena Willemark
voci recitanti Sandra Mangini e Marta Dalla Via
direttore Joana Carneiro
Orchestra Sinfonica del Teatro La Fenice
 
È la trentaduenne portoghese Joana Carneiro, una delle più brillanti direttrici d’orchestra attualmente sulle scene, a dirigere la prestigiosa Orchestra del Teatro La Fenice nel concerto inaugurale del 53. Festival Internazionale di Musica Contemporanea. Fresca di nomina alla direzione musicale della Berkeley Symphony Orchestra dove è succeduta a Kent Nagano, già direttore assistente con Esa-Pekka Salonen alla Los Angeles Philharmonic e direttore ospite principale della Gulbenkian Orchestra, Joana Carneiro impagina un programma che spazia da Wolfgang Rihm e Karin Rehnqvist, rispettivamente presenti conForm/Zwei Formen e Solsången, quest’ultimo in prima italiana, a Ligeti e Varèse, con brani celebri come Lontano e Arcana, che illuminano la loro tecnica e il loro pensiero musicale.
 
Se i concerti del pomeriggio affiancano compositori che, con diverse sfumature linguistiche, operano sul suono inteso come materia, il concerto inaugurale, attraverso la figura di una delle massime compositrici scandinave, Karin Rehnqvist (1957), mette in luce un’altra prospettiva del Festival: la forza primordiale della musica, che nasce con il corpo e nel legame con la terra. Esplorando con assoluta originalità l’area tra musica d’arte e musica etnica, Karin Rehnqvist ha soprattutto approfondito la straordinaria tecnica vocale del kulning, legata al mondo femminile, al modo delle donne di riunire le greggi sparse con richiami acutissimi: “una tecnica che possiede una potenza drammatica assolutamente fisica, che chiama in causa tutto il corpo, espressa con una qualità di voce e una forza dirette, paragonabili a quelle di una tromba” (K. Rehnqvist). Il brano in concerto, Solsången, ovvero Sun Song, costruito attorno a testi poetici e scientifici antichi e recenti, anche di tradizione orale, è stato composto per la cantante folk-jazz, Lena Willemark, nota in tutta Europa per i suoi dischi, e che qui presta la sua prodigiosa voce. Con Sun Song la Rehnqvist crea la magia di una musica, come ha scritto Guy Rickards su “Gramophone”, insieme “radicalmente nuova e antichssima”.
 
Form/Zwei Formen di Wolfgang Rihm (1952), autore tra i più eseguiti e richiesti in patria e all’estero, riallaccia sottili intrecci con l’universo varèsiano. “Scritta per due flauti, due clarinetti bassi, due corni, due trombe, tre tromboni, basso tuba, tuba contrabbasso, cinque percussioni e contrabbasso solista, Form/Zwei Formen riprende, solo con qualche piccola modifica, - scrive Andrea Zietzschmann - l’effettivo di Déserts di Edgard Varèse. Wolfgang Rihm ha rinunciato al pianoforte e al nastro magnetico che sostituisce con un contrabbasso a cinque corde e ha ridotto la percussione alla famiglia dei metalli di grandi dimensioni. In questo ‘flusso scultoreo’, immagine che Morton Feldman usava per qualificare la musica di Varèse, tutto è contrasto dinamico e ritmico, sovrapposizione di timbri in stratificazioni sonore accentuate dagli ottoni. A qualche battuta dalla fine, quest’opera essenzialmente potente modifica bruscamente il suo discorso per concludersi in pianissimo nel registro più grave del contrabbasso, dei timpani e della grancassa”.
 
Dopo Hyperprism e Integrales, per Varèse (1885-1965) è la volta di Arcana, eseguito per la prima volta nel 1926 da Leopold Stokowski all’Accademia musicale di Filadelfia. Sul frontespizio della partitura Varèse riportava una citazione tratta dall’Astronomia Ermetica di Paracelso: “… una Stella esiste, più in alto delle altre. È la Stella Apocalittica. La seconda Stella è quella dell’Ascendente. La terza è quella degli Elementi che si presenta in numero di quattro, cosicché le sei Stelle sono stabilite. Oltre ad esse c’è ancora un’altra Stella, l’Immaginazione, che fa nascere una nuova Stella e un nuovo Cielo”. Malgrado i dissensi causati dalle esecuzioni delle sue opere, alcuni critici attenti avevano riconosciuto il valore di Varèse e in una recensione dell’epoca apparsa sul Christian Science Monitor si legge: “Si può dire che quest’opera segna una data importante nella storia dell’arte…e probabilmente è la prima vera partitura originale per grande orchestra che sia stata composta in America dall’inizio del secolo”.
 
Fra i brani più noti di Ligeti (1923-2006), che diedero fama internazionale al compositore ungherese, è sicuramente da porre Lontano. Composto nel 1967, il brano offre un esempio del suo concetto di immobilità e di quell’effetto che il compositore stesso definiva di “coltre sonora”. Come per Atmosphères e i brani coevi, che propongono lo stesso discorso musicale, siamo di fronte ad una grande orchestra senza percussioni. Eseguito per la prima volta a Donaueschingen, in quello stesso ’67, dall’Orchestra di Baden cui era dedicata insieme al direttore Ernest Bour, è Ligeti, nelle note di programma, ad esprimere l’idea che effonde da questa scrittura musicale così particolare: “dietro la musica c’è un’altra musica, e un’altra dietro ancora, in una prospettiva infinita, come quando ci si riflette in uno specchio doppio”.
 
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