Orchestra di Padova e del Veneto
mercoledì 30 settembre ore 21.00
Teatro alle Tese – Arsenale
Nilsson / Adams / Webern / Stravinskij / Zappa
- Ivo Nilsson More Objects with Destinations (2009, 8’) prima es. ass.
- John Adams Son of Chamber Symphony (2007, 23') prima es. it.
- Anton Webern Variazioni op. 30 per orchestra (1940, 8’)
- Igor Stravinskij Concertino (1952, 6’)
- Frank Zappa The Perfect Stranger (1984, 13’)
direttore Renato Rivolta
Orchestra di Padova e del Veneto
Una compagine orchestrale che da più di quarant’anni dà impulso alla vita musicale dell’area veneta, con oltre 120 concerti l’anno e una propria stagione a Padova, attività in tutta Italia e tournée all’estero, l’Orchestra di Padova e del Veneto sarà a Venezia e alla Biennale con un concerto che avvicina maestri del passato, Webern e Stravinskij, ad autori delle nuove generazioni e figure di fama, Ivo Nilsson e John Adams, per concludersi con un compositore atipico come Frank Zappa, autore che si muove in una zona liminare tra rock sperimentale e musica colta, amato da Boulez e dal suo ensemble.
A creare legami e risonanze fra le musiche in programma è la bacchetta di Renato Rivolta, flautista e compositore prima di divenire, nel 1989, quando è chiamato come assistente e collaboratore da Peter Eötvös, direttore d’orchestra alla testa delle più prestigiose formazioni europee del repertorio moderno.
Del quarantenne norvegese Ivo Nilsson (1966), invitato alla Biennale la prima volta nel 2004, verrà presentato in prima esecuzione assoluta More objects with destinations, versione ampliata di un pezzo nato come colonna sonora del video di Gary Hill Objects with destinations, a sua volta originato da una commissione per il cinquantesimo anniversario del Museum of Modern Art di Stoccolma. “L’idea complessiva del video mostrava quanto fosse facile manipolare visivamente oggetti di uso quotidiano - martelli, raschietti, pinze - muovendoli in diverse direzioni, fino a farli sovrapporre l’uno all’altro. La musica è costruita in modo simile, intorno a tre oggetti musicali che si muovono a diverse velocità (33, 45 e 78 rpm, come su un giradischi) e a volte si arrampicano uno sull’altro” (I. Nilsson).
La serata prosegue con Son of Chamber Symphony, per la prima volta eseguito in Italia, di John Adams, autore controverso, ma fra i più eseguiti e popolari degli Stati Uniti, vincitore anche di tre premi Pulitzer per la musica. Originariamente commissionato dalla Stanford University, la Carnagie Hall e il San Francisco Ballet (infatti il pezzo ebbe anche una versione coreografata da Mark Morris), Son of Chamber Symphony germina direttamente dal precedente Chamber Orchestra, scritto nel 1992, di cui condivide l’aspetto “acrobatico, quasi aerobico” . Suddiviso in tre movimenti, “il ritmo nervoso è dovuto in parte a una destinazione coreografica. Un battito vivace avvia il primo movimento. Note brevi e secche di fiati bassi e archi si mischiano a campionature di suoni di pianoforte preparato. Il tessuto del brano si infittisce fino a dar luogo a una polifonia ‘impazzita’ di fiati alti punteggiata dagli ottoni. Il secondo movimento utilizza un modello familiare in Adams: una lunga, aerea melodia che serpeggia e si insinua in una delicata serie di accordi ‘strimpellati’… Un movimento che deraglia e interrompe il sentimento lirico quasi facendone la parodia. Il movimento finale è una figura tratta da un’aria di Nixon in China” (dalla presentazione del 12/05/09 alla Walt Disney Concert Hall).
Al centro del concerto dell’Orchestra di Padova e del Veneto, due autori che hanno influenzato un’intera generazione: Anton Webern (1883-1945) con Variazioniper orchestra op. 30 e Igor Stravinskij (1882-1971) con Concertino. Non a caso accostati, dal momento che nel suo ultimo periodo compositivo Stravinskij, abbracciando il linguaggio della scuola di Vienna inizialmente osteggiata, si esprime con parole di profonda ammirazione proprio per Webern.
È lo stesso Webern a definire la novità del suo stile in Variazioni, “che nel materiale segue esattamente le leggi della natura come le forme del passato seguivano la tonalità, dunque uno stile che forma una tonalità che sfrutta in maniera ancora diversa le possibilità offerte dalla natura del suono”.
Del Concertino (1952) di Stravinskij esiste un’edizione originaria che risale a più di 30 anni prima, al 1920. Questo lasso di tempo testimonia il percorso di un artista eclettico come Stravinskij che, nelle note di presentazione alla prima esecuzione della versione del ’52, scriveva: “Oggi, l’idea che avevo di quest’opera mi spinge ad amputarla assai considerevolmente per chiarire alcune delle armonie e per rendere più trasparente il fraseggio del pezzo”. Se il primo violino conserva un ruolo di primo piano come solista, gli strumenti dell’orchestra si suddividono in gruppi di due o di tre.
Compositore autodidatta e onnivoro, anarchico e provocatore, Frank Zappa (1940-1993) sfida ogni definizione con il suo irripetibile sincretismo musicale. L’amore per Varèse e Stravinskij, l’attrazione per la composizione a tutto tondo, l’idea di vedere le sue musiche realizzate da organici sempre più allargati fino alla grande orchestra sono tutti elementi che indirizzano la ricerca musicale di Frank Zappa. Lumpy Gravy (1967) è presentato anche alla Royal Albert Hall di Londra; Uncle Meat, dello stesso anno, è un collage sonoro in cui riecheggiano motivi stravinskiani e varèsiani; 200 Motels (1970) è un film musicale che avrà anche una versione live all’Ucla con la Los Angeles Philharmonic diretta da Zubin Metha; il percorso di Zappa procede fino alle grandi partiture per orchestra sinfonica, registrate dalla London Symphony Orchestra che le eseguì sotto la direzione di Kent Nagano (pubblicate nel 1983 e nel 1987). Sarà Pierre Boulez, poi, a commissionargli un brano per il suo ensemble, l’Intercontemporain. Nasce così The Perfect Stranger, che verrà pubblicato in un album omonimo, con la direzione dello stesso Boulez (1984). E sarà per l’Ensemble Modern che Zappa creerà il suo ultimo lavoro, The Yellow Shark, eseguito anche alla Scala di Milano dal Divertimento Ensemble. Come ha detto Boulez: “per Frank Zappa verrà il tempo in cui gli verrà riconosciuto il giusto merito, ossia di essere uno dei più grandi compositori del ‘900”.






