la Biennale di Venezia
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Musica


Spectra Ensemble

lunedì 28 settembre ore 18.00
Teatro Piccolo Arsenale
Varèse / Fafchamps / Furlani / Gervasoni / Brewaeys

- Edgar Varèse Octandre per sette strumenti a fiato e contrabbasso (1923, 8’)
- Jean-Luc Fafchamps Lettre Souffie: Sh(în)  (2009, 12') prima es. italiana
- Paolo Furlani Suite da concerto da “Singin’ in the Brain” (2000, ver. 2009, 10’) prima es. ass.
- Stefano Gervasoni Gramigna per cimbalom e ensemble (2009, 10') prima es. ass.
- Luc Brewaeys Cardhu per sette strumenti e percussioni (2008, 13’) prima es. it.
cimbalom Luigi Gaggero
direttore Filip Rathé
Spectra Ensemble
 
Da oltre quindici anni lo Spectra Ensemble – fondato nel 1993 – è attento a creare un rapporto di dialogo e scambio tra la nuova produzione musicale belga e la scena internazionale. Forte di questa idea e di un nucleo stabile di otto strumentisti di altissima qualità, lo Spectra Ensemble commissiona regolarmente nuovi lavori, contribuendo alla formazione di un repertorio contemporaneo in un Paese che, soprattutto grazie a Lucien Goethals e Karel Goeyvaerts, ha dato il suo contributo all’evoluzione della musica dei nostri giorni. Sono oltre 70 le opere di autori principalmente belgi commissionate ed eseguite dallo Spectra Ensemble, fra cui quelle di Pierre Bartholomée, Joachim Brackx, Boudewijn Buckinx, Frits Celis, Claude Coppens, Raoul Desmet, Alvaro Guimaraes, Filip Rathé, Hans Roels, André Laporte, Geert Logghe, Frank Nuyts, Lucien Posman, Jan Rispens, Lucien Goethals, Violeta Dinescu (Germania), Niki Kemp (Inghilterra) e Gilberto Mendes (Brasile).
Il concerto della formazione belga intreccia musiche di Paolo Furlani, Stefano Gervasoni e Luc Brewaeys, musicisti appartenenti alla stessa generazione anche se di diversa formazione, per concludersi con Octandre, un altro dei punti cardini dell’estetica di Varèse, dopo Integrales, Hyperprism e Arcana, in un ideale omaggio al compositore che percorre l’intero arco del Festival.
 
Eseguito in prima mondiale a New York nel 1924, Octandre è un ulteriore esempio della tecnica compositiva maturata da Varèse (1883-1965), che rifiuta qualsiasi “discorso” e procede per frammenti o agglomerati sonori. Assolutamente insolito per l’autore franco-americano è invece la totale assenza di percussioni nell’organico, che affida pertanto il pulsare nervoso e barbarico del brano agli ottoni. Octandre si divide nei seguenti tempi, ognuno introdotto da uno strumento diverso: Assez lent, Très vif et nerveux, Grave-Animé et jubilatoire.
 
Membro dell’Ictus Ensemble, Jean-Luc Fafchamps è passato dalla composizione per piccole formazioni, caratterizzate da un interesse per le armonie non temperate e le polifonie di timbri (A garden per quintetto di strumenti a fiato, Bryce per quintetto di clarinetti), a lavori di ampio respiro che rinivano uno all’altro e in cui si dispiega un gusto per le costruzioni paradossali e senso della sintesi. E’ il caso di Lettre Soufie: Sh(în), tassello di una vasta rete di cicli, le lettere Soufi, appunto, concepite come un manifesto per la scrittura il cui obiettivo è l’apertura stilistica come esercizio retorico, con un sistematico utilizzo di corrispondenze analogiche.
 
All’origine della Suite da concerto di Paolo Furlani (1964), presentata in prima esecuzione assoluta, è l’opera Singin’ in the Brain, nata su sollecitazione di Salvatore Sciarrino. Della vicenda dell’opera originaria, liberamente ispirata a Reminiscenza di Oliver Sacks, un reale caso clinico di epilessia musicale, la Suite ripercorre i momenti salienti attraverso quattro movimenti musicali. Scrive l’autore: “La musica di tutta l’opera è costruita quasi come… una sonata bitematica: da una parte la canzone irlandese Plúirín na mBan Donn Óg cantata in lingua gaelica, che ossessivamente perseguita la protagonista; dall’altra il neurologo, caratterizzato musicalmente dall’uso grottesco, un po’ sadico, del clarinetto piccolo. La sua musica è ‘spettrale’, basata sugli armonici naturali del suono Do# (un omaggio a Gérard Grisey, la cui prematura scomparsa mi colpì fortemente, all’epoca della composizione dell’opera). La canzone irlandese parla di un sogno d’amore, e forse per questo è stata rimossa dalla protagonista. Nella Suite da concerto il riaffiorare della canzone originale nella purezza del ricordo è affidato ad uno strumento ‘da lontano’, ma le note della sua melodia – con la presenza forte del tritono Mi Sib – saranno… sempre presenti, essendo state ripetutamente moltiplicate ed esplose all’interno della partitura, creando quindi un percorso inverso, dalle Variazioni al Tema. Nella scena finale il Tema, assente, sarà solo evocato, in negativo: il …sordo calco vagheggiato da Nise”.
 
Figura appartata rispetto al panorama musicale attuale, ma apprezzatissimo e fra i nomi italiani più noti ed eseguiti all’estero, soprattutto in Francia, dove viene scoperto nei primi anni ’90, Stefano Gervasoni (1962) sarà alla Biennale Musica con una nuova creazione per il Festival, Gramigna. La sua musica, scrive un finissimo studioso come Philippe Albèra, “è scossa da spasmi e singulti, slanci ed estasi fuggitive, umore e candore, illuminazioni. Non deriva da un soggetto definito e volontario, ma registra le proprie molteplicità devianti, il suo carattere inafferrabile. Dietro al nitore delle sonorità, la dissoluzione delle figure è all’opera: le composizioni giocano su pulsioni contrarie, essendo la scrittura quella di un soggetto frammentato alla ricerca di una configurazione introvabile. Ciò che essa fissa è condotto in modo spietato a una forma di decomposizione che ne rivela precisamente la fragilità e, al tempo stesso, una bellezza fugace”. Ad accompagnare l’ensemble Spectra nella nuova creazione di Gervasoni sarà un virtuoso del cimbalom, noto a livello mondiale: Luigi Gaggero.
 
Della musica “spettralmente sinfonica” di Luc Brewaeys (1959), punteggiata da accenti lirici, soprattutto nei suoi ultimi lavori, è un esempio il brano presentato in prima italiana in concerto, Cardhu, originariamente commissionato dal Transit Festival di Leuven (Belgio) e dall’Ensemble Spectra. “Il pezzo è un’ulteriore indagine dei problemi spettrali/armonici che ho, in un certo senso, scoperto con la mia opera L’uomo dal fiore in bocca. La musica è ancora sostanzialmente spettrale, ma estendo le armonie con l’uso frequente di quarti di tono aggiuntivi che non fanno necessariamente parte della serie principale di armonici. Ho scoperto che, nonostante queste aggiunte, la musica è rimasta sorprendentemente consonante, e allora ho voluto proseguire su questa strada, utilizzando anche molti (la maggior parte abbastanza lenti) glissandi. D’altra parte, recentemente mi sono abbastanza occupato del concetto di movimento nella musica spettrale e ho provato ad estendere questa idea in Cardhu. I tempi sono fluttuanti: è la prima volta dopo secoli che scrivo accelerandi e ritardandi, e immagino che avranno sicuramente una certa influenza sulla percezione della musica. Infine, si palesano anche alcuni aspetti melodici, anche se in modo meno preminente. I passaggi veloci sono inizialmente molto brevi, quasi dei segnali per la musica più lenta che segue, ma nel corso del pezzo questi passaggi guadagnano importanza e gradualmente diventano più lunghi, per culminare nella Sezione Aurea del pezzo. Verso la fine, la differenza tra questa musica ‘veloce’ e ‘(più) lenta’ è quasi del tutto abolita e il pezzo finisce – per così dire – in “totale armonia” con sé stesso” (Luc Brewaeys).
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