la Biennale di Venezia
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Musica


Silvia Mandolini, Brigitte Poulin

martedì 29 settembre ore 18.00
Teatro Piccolo Arsenale
Lutoslawsky / Berio / Magnanensi / Sokolovic / Xenakis


- Witold Lutoslawski Partita per violino e pianoforte (1984, 16’)
- Luciano Berio Sequenza VIII per violino solo (1976, 13’)
- Giorgio Magnanensi ...per essere fresco... per violino e pianoforte preparato (2004, 8’)
- Ana Sokolovic Danses et interludes per pianoforte (2003, 15’)
- Iannis Xenakis Dikhthas per violino e pianoforte (1979, 12’)
violino Silvia Mandolini
pianoforte Brigitte Poulin

Sia il violino che il pianoforte sono stati terreno di sperimentazione ed elaborazione di idee per moltissima musica contemporanea, partecipando appieno all’evoluzione del linguaggio musicale; e per quanto il loro accostamento susciti memorie squisitamente romantiche, i due strumenti hanno saputo ispirare alcune delle più belle pagine della musica del nostro tempo.
 
Brigitte Poulin al pianoforte e Silvia Mandolini al violino, due artiste quebecchesi di nascita (ma la Mandolini è di genitori italiani e in Italia è tornata ad operare), sono le protagoniste di un duplice concerto nella stessa serata. Il primo impagina brani di compositori che hanno trovato spazio e voce nell’America del Nord, pur essendo di provenienza europea, come l’italiano Giorgio Magnanensi e la serba Ana Sokolovic, accanto ai suoni inconfondibili dei Maestri Lutoslawski, Xenakis, Berio. Il secondo concerto accosta invece pagine di Franco Donatoni a quelle del veneziano Marino Baratello.
 
Con una carriera divisa tra Europa, Canada e Stati Uniti, Brigitte Poulin ha al suo attivo l’incisione delle opere per pianoforte di Satie (Amberola), di R. Murray Schafer (Centrediques), di Cherney con la violista Laura Wilcox (SNE) e l’integrale delle melodie di Jean Langlais con il soprano Louise Marcotte (Fonovox). E’ fra i fondatori del Trio Phoenix (flauto, violoncello, pianoforte) e, lo scorso anno, del sestetto Transmission. Il suo repertorio, come recita la biografia, “spazia dall’invenzione del pianoforte alla sua decostruzione”. Con studi all’Accademia di musica di Vienna e al Conservatorio di Montréal, fra i suoi insegnanti vi sono: Lorraine Vaillancourt, Krassimira Jordan, Hans Graf, David Lutz ed il quartetto Alban Berg. Nei corsi di perfezionamento ha ricevuto i preziosi consigli di Gyorgy Sebok, Menahem Pressler, Leon Fleisher, John Perry, Lorand Fenyves, Martin Isepp e Janos Starker.
Violinista per le più grandi orchestre – dall’Orchestre Baroque de Montréal a Santa Cecilia, dalla Victoria Symphony Orchestra del Canada, dove è stata solista, all’Orchestra della Rai. Silvia Mandolini è dal 2008 violinista stabile dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Dopo gli studi al Conservatorio di Montréal con Raymond Dessaints, e dopo il perfezionamento all’Università McGill con Mauricio Fuks, Silvia Mandolini ha proseguito i suoi studi al Conservatorio di Milano con Daniele Gay e, sempre in Italia, ha frequentato i corsi di Maya Jokanovic e Carlo Feige.
 
Originariamente concepito per violino e pianoforte su commissione di Pinchas Zuckerman e Mark Neikrug che lo eseguirono per primi nel 1985, Partita, del Maestro polacco Witold Lutowslaski (1913-1994), ebbe anche una successiva versione per violino e orchestra dedicata ad Anne-Sophie Mutter. Come la maggior parte degli autori dell’Europa orientale, anche Lutoslawski fa tesoro dell’esperienza bartókiana, per concentrarsi successivamente, via via che entra nell’orbita dell’evoluzione musicale occidentale – attraverso Cage e Boulez, sugli aspetti formali dell’opera, che crea in maniera totalmente originale.
Sequenza VIII, scritta nel ’76 per Carlo Chiarappa, e parte del ciclo compositivo a cui Luciano Berio (1925-2003) si dedicò a partire dal 1958 per più di 30 anni, consegnando alla letteratura musicale uno dei suoi capolavori, è destinata al violino solo. Costantemente appoggiata “su due note (la e si) che, come in una ciaccona, costituiscono la bussola nel percorso abbastanza differenziato del pezzo… Sequenza VIII diventa, inevitabilmente, un omaggio a quel culmine musicale che è la Ciaccona della Partita in re minore di Johann Sebastian Bach in cui - storicamente - coesistono tecniche violinistiche passate, presenti e future” (L. Berio).
 
Collocati al centro della serata, sono i due brani di Giorgio Magnanensi e Ana Sokolovic. Del compositore bolognese residente in Canada viene eseguito … per essere fresco…, un pezzo per violino e pianoforte preparato scritto nel 2004 e dedicato alle due interpreti. Scrive l’autore: “La comunicazione musicale esiste ad un livello puramente emozionale.  L'emozionalitá è immanente, l'espressione è definitivamente legata all'istante, l'istante è imprescindibilmente trascendente”.  Della belgradese Ana Sokolovic(1968) si presenta Danses et interludes, un brano del 2003 costituito da sei danze e tre interludi ispirati ai ritmi delle musiche e delle danze tradizionali balcaniche, ma anche alle cadenze della lingua serba. Sono le donne “che ballano silenziose (senza musica) e il tintinnare delle loro collane fatte di numerose minuscole medagliette di metallo” a rimanere ricordo vivido nella mente dell’autrice.
 
Il brano di Iannis Xenakis (1922-2001), Dikhthas, commissionatogli dalla città di Bonn per il 30° Festival Beethoven del 1980, conclude la serata. Nelle note di programma Xenakis presenta l’opera come “un personaggio con due nature; è ‘duale’ (dikhthas), poiché le nature si contraddicono, pur fondendosi a volte nel ritmo e nell’armonia. Questo confronto è realizzato in un flusso dinamico variabile che sfrutta i tratti specifici dei due strumenti”.