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Musica

58. Festival Internazionale di Musica Contemporanea

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Limes
20 | 09 | 2014

20 > 21 settembre, 3 > 12 ottobre 2014

Il 58. Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, diretto da Ivan Fedele, inizierà il 20 e 21 settembre con un omaggio a Steve Reich, Leone d’oro alla carriera per la Musica, e proseguirà la sua programmazione dal 3 al 12 ottobre. BIGLIETTERIA >>
 
Il titolo Limes suggerisce musiche lontane nello spazio e nel tempo: con l’Eco Ensemble di Berkeley e la musica della Bay Area, l’Orquesta Sinfónica de Euskadi tra tradizione basca e modernità, il Meitar Ensemble di Tel Aviv, il coro polifonico di tradizione albanese Violinat e Lapardhase, le musiche anatoliche, crogiuolo di culture (siriana, iraniana, turca, armena), rivisitate dalle improvvisazioni etnico-colte della Galata Electroacustic Orchestra. Radici etniche, folklore, tradizioni popolari, presentate nella loro versione originale o filtrate attraverso la lente della contemporaneità, percorrono la 58ma edizione del Festival in un rimando continuo tra antico e moderno. [ VIDEO ]
 
20 sono le novità del Festival, fra cui i brevi atti unici, esito di Biennale College, scritti da compositori per lo più non ancora trentenni: Tre cose (a caso) sull'amore di Claudio Gay (1988), O-X-A di Accursio Cortese (1980), MagenZeit Opera di Gabriele Cosmi (1988), The Myth of Homo Rudolphensis di Yair Klartag (1985). Accanto a questi giovani compositori, molti altri sono i nomi da scoprire: Edward Hamel (1986), Amir Shpilman (1980), Ondrej Adámek (1979), Ofer Pelz (1978), Aaron Einbond (1978), Giovanni Dario Manzini (1978), Yotam Haber (1977), Andrea Manzoli (1977), Dai Fujikura (1977), John MacCallum (1976), Erel Paz (1974), Franck Bedrossian (1971), Admir Shkurtaj (1969), ma anche un nome come Denys Bouliane (1955), considerato fra i maggiori compositori del Canada, o ancora lo spagnolo di origine basca Ramón Lazkano (1968), o il cipriota Yannis Kyriakides (1969). Ci sono poi alcuni giovani compositori italiani, ormai di casa nelle programmazioni internazionali, tanto da aver scelto, anche per questo motivo, di risiedere all’estero: Daniele Ghisi (1984), Oscar Bianchi (1975), Stefano Bulfon (1975), Aureliano Cattaneo (1974) e Silvia Borzelli (1978).  
Oltre ai grandi ensemble europei – Intercontemporain, Divertimento, Contempoarte, Eco Ensemble – anche quest’anno il Festival dedica uno spazio al “solismo creativo”, ai singoli interpreti e alla loro innovativa pratica d’esecuzione che ha sempre svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica contemporanea, offrendo la ribalta ad artisti in ascesa e ad altri di fama consolidata. Ci saranno i poco più che trentenni Matteo Cesari, flautista, e Dario Calderone, contrabbassista, con un recital dedicato; il pianista Francesco Prode e il percussionista Dario Savron in coppia per il secondo recital in programma. A loro si aggiungono molti nomi, come il fuoriclasse del violino Francesco D’Orazio, solista con l’Orchestra del Teatro La Fenice, il violoncellista Aser Polo e la clarinettista Shizuyo Oka con l’Orquesta de Euscadi.
Mai come quest’anno, poi, le altre arti - cinema, teatro, danza – sono presenti nel Festival, scoprendo nella musica un terreno comune sul quale incrociare le proprie esperienze creative in una dimensione di “arte globale” che le coniuga e valorizza ulteriormente.
Ci saranno brevi coreografie di Virgilio Sieni create sulle musiche originali di Giovanni Dario Manzini e le celebri Vesalii Icones di Peter Maxwell Davies – un concerto-spettacolo che incrocia nuovamente danza e musica e rende omaggio al grande compositore inglese nel suo ottantesimo compleanno.

In occasione della 14. Mostra Internazionale di Architettura, alle Corderie dell’Arsenale, il Festival presenterà il film Mancanza-Inferno di Stefano Odoardi, girato all’Aquila, città distrutta dal terremoto del 2009 e non ancora ricostruita, con le musiche di Andrea Manzoli; l’opera da camera di Amir Shkurtaj Katër i Radës sul drammatico affondamento della motovedetta albanese, e il concerto della Galata Electroacustic Orchestra che getta un ponte ideale tra le culture musicali mediterranee.
Nuove collaborazioni, coproduzioni e co-commissioni con l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, i Cantieri Teatrali Koreja, Gaudeamus Muziekweek, Mata Festival di New York, Ensemble Intercontemporain si aggiungono al tradizionale sodalizio con il Teatro La Fenice e la sua orchestra, portando alcuni appuntamenti oltre Venezia.
Presentazione di Ivan Fedele - prima parte  [ VIDEO ]
Presentazione di Ivan Fedele - seconda parte  [ VIDEO ]
 
STEVE REICH E LA MUSICA AMERICANA
Ritmi africani e balinesi, ars antiqua, jazz modale, cantillazione ebraica, la lezione di Berio e di Milhaud: sono le suggestioni che Steve Reich veicola in una musica originale, superando e modificando l’orizzonte minimalista da cui era partito.
Alla musica di Steve Reich, che ha saputo conquistare un pubblico sempre più vasto, rende omaggio il 58. Festival Internazionale di Musica Contemporanea con la consegna del Leone d’oro alla carriera il 21 settembre al Teatro alle Tese [ VIDEO ] dove verrano eseguiti due lavori dei più celebrati di Reich. Il primo è City Life, composto nel 1995 e nato dalla commissione congiunta di tre grandi ensemble europei – Intercontemporain, Ensemble Modern e London Sinfonietta. È un poema sinfonico sulla città di New York, che cerca di coglierne il cuore pulsante: suoni acustici amplificati di un classico organico orchestrale si fondono con la colonna sonora del traffico di un giorno qualunque nella metropoli americana. Il secondo brano è Triple Quartet del 1998 per quartetto d’archi amplificato e nastro preregistrato; una versione alternativa del pezzo prevede l’organico di tre quartetti d’archi (da cui il titolo) o orchestra d’archi. A eseguire i due brani sarà l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari diretta da Jonathan Stockhammer.
Attorno all’universo sonoro di Steve Reich, i due concerti dell’Eco Ensemble Berkely (20 e 21 settembre, Teatro Piccolo Arsenale) ampliano il panorama musicale americano e la sua molteplicità di stili, con particolare riguardo alla Bay Area, in un movimento di influenze che dall’Europa porta all’America e viceversa.
Il primo concerto presenta tutti brani in prima italiana che si servono dell’informatica musicale – tra estensione e manipolazione del suono – nei suoi sviluppi più avanzati della ricerca del CNMAT (Center for New Music and Audio Techonologies) con cui l’Eco Ensemble e i suoi compositori collaborano abitualmente. C’è la musica saturata del francese Franck Bedrossian - allievo di Grisey, Murail, Stroppa, Leroux, e dal 2008 insegnante di composizione all’Università di Berkeley - che con Swing allude al mondo del jazz e al movimento del suono, al suo repentino e imprevedibile cambio di direzione; c’è Cindy Cox, attiva a livello internazionale come compositrice e come interprete e responsabile del dipartimento musicale dell'Università di Berkeley, che presenta un brano, Pianos, nel quale lo strumento si espande in un “super pianoforte” per mezzo dei timbri e dei colori selezionati dalla Cox per una tastiera midi che interagisce con l’ensemble. Ci sono Edmund Campion e John MacCallum che sviluppano la tecnica del defasaggio di Steve Reich grazie alle nuove tecnologie che ne aumentano la precisione fino a controllare le più infinitesimali variazioni di tempo. Sia in Auditory Fiction di Campion – già studente alla Columbia University e ricercatore all’Ircam con Gérard Grisey, vincitore di premi importanti come il Prix de Rome, Nadia Boulanger, Paul Fromm e Charles Ives – sia in Delicate Texture of Time di Mac Callum – che di Campion è stato allievo tra Europa e America - i musicisti dell’Eco Ensemble utilizzano il sistema della click-track, che consente loro di suonare avendo sempre nell’orecchio una pulsazione ritmica di riferimento, in pratica un altro direttore d’orchestra.
Il secondo concerto, con una novità per l’Italia e una prima assoluta, vede Steve Reich con Nagoya Marimbas, in cui il compositore riprende il defasaggio delle prime opere ma con un materiale melodico più ricco e una maggior complessità che implica gran virtuosismo degli interpreti; John Adams, autore fra i più eseguiti e popolari degli Stati Uniti, vincitore di tre premi Pulitzer per la musica, con Gnarly Buttons per clarinetto e ensemble di 13 elementi, fra cui anche un suonatore di banjo, mandolino e chitarra; Philippe Leorux, raffinato tessitore di trame acustiche ed elettroniche, a lungo all’Ircam e poi in Canada, oggi in residenza al Meitar Ensemble di Tel-Aviv, con De la Texture che prende le mosse dalla musica di Rameau e Couperin, dalle idee barocche sulla tessitura e la molteplicità ritmica che nasce dalla sovrapposizione di molteplici voci; infine Aaron Einbond, con studi ad Harvard con Mario Davidovsky, poi alle università di Cambridge e Berkeley prima di approdare all’Ircam, con Edmund Campion e Philippe Leroux, che opera sull’intersezione tra musica strumentale, installazione sonora, campionamento e nuove tecnologie, alla Biennale con una nuova creazione.
 
IL CONCERTO INAUGURALE E IL TEATRO MUSICALE DI BIENNALE COLLEGE
Dopo l’anticipazione di settembre, il Festival inaugura il 3 ottobre al Teatro Malibran con l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, partner storico della Biennale Musica. In programma un trittico di compositori fra i più eseguiti delle ultime generazioni: il francese Pascal Dusapin, autore del fortunato Perelà Uomo di fumo, che alle correnti francesi degli anni Novanta tra spettralismo e ricerca scientifica, contrappone l’artigianalità del comporre con una ricchezza di influenze stilistiche senza eguali; l’americano John Adams, che ha affinato l’energia ritmica del minimalismo con le armonie e i colori orchestrali tardo-romantici, Kaija Saarihao, tra le ancora poche personalità femminili ad essere entrata prepotentemente nel mondo della creazione musicale, divenendone una delle voci più forti e originali - e anche più richieste dai programmatori di tutto il mondo - del panorama musicale contemporaneo (nel 2003 la sua prima opera - L’amour de loin, libretto di Amin Maalouf e regia di Peter Sellars - riceve uno dei massimi premi per la composizione, il Grawemeyer Prize). Di Kaija Saarihao verrà eseguito in prima italiana Graal théâtre, concerto per violino e orchestra che si avvale della partecipazione di Francesco D’Orazio; in prima italiana è anche la suite tratta dall’opera Doctor Atomic di John Adams, messa in scena per la prima volta nel 2005 con libretto e regia di Peter Sellars. Di Dusapin si eseguiranno Go ed Exeo, tratti dalla serie 7 Solos pour Orchestre, in cui la compagine orchestrale viene trattata come un’unico strumento. Sul podio Pascal Rophé, impostosi proprio con il repertorio del xx secolo.
Successivamente, il 4 ottobre debutteranno al Teatro Piccolo Arsenale i quattro brevi atti unici, esempio di teatro musicale da camera, nati dall’esperienza innovativa di Biennale College, condivisa da tutti i Settori della Biennale di Venezia e volta a promuovere i giovani talenti offrendo loro di operare a contatto di grandi maestri del settore per la messa a punto di spettacoli.
Le opere sono state selezionate attraverso una call internazionale per progetti di teatro musicale presentati in team: compositore, librettista, regista, scenografo. I giovani artisti selezionati hanno partecipato a tre fasi di elaborazione del loro progetto – nel corso dello scorso Festival e poi dal 6 al 10 dicembre 2013 e dal 15 al 26 marzo 2014; altre due tappe sono in programma tra giugno e luglio e a partire dal 22 settembre fino all’approdo sul palcoscenico del Teatro Piccolo Arsenale in un’unica serata. I tutor che hanno acccompagnato gli artisti nella messa a punto dei loro progetti sono: David Moss, vocalist e percussionista, Giuliano Corti, drammaturgo, Giancarlo Cauteruccio, regista, Ljuba Bergamelli, soprano, Jo Bullit performer, Claudio Ambrosini, compositore, Jean-François Peyret, regista, Ivan Fedele, compositore. Anche gli 11 cantanti protagonisti sulle scene sono stati selezionati tramite audizioni, svoltesi a marzo, con giovani artisti provenienti dai Conservatori di tutta Italia.
Tre cose (a caso) sull'amore di Claudio Gay, per la drammaturgia di Laura Tassi, la regia di Chiara Passaniti e la scenografia di Tommaso Osnaghi, pone al centro dell’opera quello che potrebbe sembrare il classico triangolo: lei, lui e l’analista. In realtà è un rapporto di coppia osservato da un terzo, in un mondo in cui i media e i social network ci illudono di tessere una rete enorme di relazioni mentre non fanno che aumentare la nostra incapacità di relazionarci davvero.
O-X-A di Accursio Cortese, che si avvale di Antonio Di Marca per il libretto e la regia e di Isabella Terruso per la scenografia gioca sul significato del “per” del titolo che richiama, oltre al gergo giovanile, la croce in legno utilizzata dal puparo per muovere i suoi pupi. Le lettere O e A richiamano i due protagonisti, Orlando e Angelica, che si trasforemeranno anche in Arlecchino e Smeraldina passando dalla tradizione dei pupi siciliani alla commedia dell’arte, dall’Orlando Furioso al Servo di due padroni di goldoniana memoria.
MagenZeit Opera di Gabriele Cosmi, libretto di Michelangelo Zeno, regia di Alberto Oliva e scene di Marco Ferrara, si ispira alle suggestioni della Zeitoper di Weimar e mette in scena lo scontro generazionale attraverso la surreale contrapposizione tra l’ingordigia di una madre obesa e tirannica e l’incosistenza di una figlia al limite dell’anoressia. In mezzo un malcapitato dottore conteso fra le due parti e vittima, col suo candore, di colossali fraintendimenti.
The Myth of Homo Rudolphensis dell’israeliano residente a Berlino Yair Klartag, libretto di Yael Sherill, regia di Franziska Guggenbichler e scene di Aileen Klein si interroga sull’esistenza assurdamente breve dell’Homo Rudolfensis, una specie che sarebbe comparsa 2 milioni di anni fa in Africa e che gli autori vedono come infinitamente sensibile e onesta per poter coesistere con l’Homo habilis che in breve lo soppianterà.
 
CULTURE ANTICHE E LONTANE, TRA TRADIZIONE E MODERNITA’
All’unicità della cultura basca, al suo legame con la musica antico quanto la sua storia millenaria, il Festival dedica due concerti con l’Orquesta Sinfónica de Euskadi (9 e 10 ottobre, Teatro alle Tese). Compagine basca internazionalmente nota e per la prima volta in Italia, l’Orquesta Sinfónica de Euskadi è protagonista di un dittico in cui patrimonio musicale delle origini, magia ancestrale dei suoni e musica d’avanguardia si alternano, e a tratti si fondono. Per la prima volta alla Biennale, Harkaitz Martinez e Mikel Ugarte, ovvero il duo Oreka TX, che dal 2001 ha collaborato con un’invidiabile schiera di star internazionali (Pat Metheny, Dulce Pontes, Hevia, Taraf de Haïdouks, Manu Dibango), si esibiranno in una performance d’improvvisazione per txalaparta, il tradizionale strumento a percussione basco dalle sonorità ricche di echi arcaici e che richiede una grande abilità tecnica.
L’Orquesta Sinfónica de Euskadi sarà interprete di un concerto di autori di riferimento del panorama internazionale, a cui sono stati commissionati brani per il trentennale dell’Orchestra (2012), da cui il titolo Tesela: brevi tasselli di musica (di 6/7 minuti ciascuno) che compongono un mosaico di modi e pensieri molto diversi tra loro. Alcuni compositori hanno scelto di misurarsi con la tradizione declinandola in maniera diversa: Michael Finnissy, studioso di culture popolari che considera “vicino al cuore della musica”, in Zortziko ha ripreso danze tipiche basche, rintracciate in parte nelle pagine pianistiche di Charles Valentin Alka, in parte in una collezione di folklore basco. Peter Eötvös per The Gliding of the Eagle in the Skies ha trovato un elemento tradizionale di ispirazione nel tamburo basco, scoperto ascoltando “le straordinarie liriche tradizionali” di questo popolo. Il brano di Isabel Mundry, Calles y sueños nasce invece da un’immagine tutta interiore, quella di un luogo sconosciuto, che la porta a muoversi su una strada immaginaria. James Dillon riecheggia fin dal titolo, White Numbers, il motivo della sua ispirazione: la labirintica composizione su fondo bianco su cui sono incisi dei numeri, nota anche come The Lily White, di Robert Rauschenberg. Il brano di Mario Lavista, Tres cantos a Edurne, è di ispirazione religiosa e, come un trittico pittorico, si dipana in tre parti interrelate. Mauricio Sotelo è autore di Urrutiko Urdin (Azzurro di lontananza) che evoca un orizzonte impreciso tra mare e cielo. Gérard Pesson in Ravel à son âme rende omaggio a Ravel partendo da una melodia scritta dal compositore nel 1923, a sua volta in omaggio a Ronsard. Infine, il direttore Ivan Fedele, affascinato dalle sonorità arcaiche, come testimoniano le sue Folk Dances, ha composto Txalaparta, facendo reagire in un originale alchimia l’antico strumento percussivo con l’orchestra sinfonica.
La stessa orchestra presenterà, in un secondo concerto, le musiche di tre tra i migliori compositori spagnoli di origine basca. Si tratta di Luís De Pablo, figura seminale della musica europea, con un brano dedicato al grande violoncellista Aser Polo, Frondoso misterio,allusione al mistero della morte adombrata da un bosco impenetrabile in cui l’autore utilizza un “gioco contraddittorio tra il tempo che trascorre in costante movimento e l’immobilità delle altezze” (L. De Pablo); Gabriel Erkoreka, classe 1969, largamente eseguito in Gran Bretagna, con Océano, che egli stesso dichiara occasione per uno studio sulle dinamiche: “un mare di dinamiche non equalizzate che come un respiro regolare e asimmetrico allo stesso tempo, simula il movimento oscillatorio delle onde”; e infine Ramón Lazkano, del 1968, che nel brano Ortzi Isila (Cieli silenziosi) articolato in 5 sezioni, ognuna focalizzata su un particolare strumento dell’orchestra in relazione funzionale con il clarinetto, adombra reminiscenze di natura opposta, da Mahler a Lachenmann.
Dirige entrambi i concerti José Ramón Encinar, direttore di fama internazionale ma anche noto compositore, cresciuto alla scuola di Donatoni all’Accademia Chigiana.
Con il Meitar ensemble di Tel-Aviv il Festival approda in aree geograficamente meno note ma oggi assai fertili e attive sulla scena con artisti entrati numerosi nei circuiti internazionali della musica colta (6 ottobre, Ca’ Giustinian). Fondato dal pianista Amit Dolberg, in 10 anni di vita l’ensemble ha commissionato ed eseguito più di 200 nuovi brani, collaborando con Mark Andre, Walter Zimmermann, Philippe Leroux (attualmente in residenza), Matthias Pintscher, Fabian Panisello, Vladimir Tarnopolsky, Giya Kancheli e con molti compositori israeliani. Il concerto in programma alla Biennale, che è occasione per conoscere i compositori degli anni più recenti di quest’area geografica, presenta tre prime assolute: Approach Prune Destroy Begin, commissionato da Gaudeamus Muziekweek, Mata Festival e Biennale di Venezia al ventisettenne Edward Hamel, che basa il brano su frasi musicali ricorsive; Estro poetico armonico di Yotam Haber e la nuova creazione di Erel Paz, autore di una musica sensibile alle più ricercate sfumature orchestrali, in una fusione convincente tra melodia e armonia. A queste novità assolute si aggiungono Chinese Whispers per ensemble amplificato di Ofer Pelz, che utilizza ripetizione e variazione per deconfigurare il “messaggio” originario; e Continuo(ns) di Philippe Leroux, dove il “continuo” del titolo allude alla tecnica di scrittura barocca da cui Leroux è profondamente affascinato.
 
MUSICA E DANZA
Compositori, musicisti, danzatori e coreografi si incontrano nei due progetti ideati in condivisione dai direttori dei Settori Danza e Musica della Biennale di Venezia, Virgilio Sieni e Ivan Fedele.
Sul tema dell’anatomia verrà condivisa la produzione di Vesalii Icones di Peter Maxwell Davies, parte di un concerto interpretato dal Contempoarte Ensemble sotto la direzione di Mauro Ceccanti (7 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale) e pensato in omaggio ai prossimi ottant’anni del vitalissimo maestro inglese, reduce dal Barbican di Londra, dove ha appena debuttato con la sua decima sinfonia diretta da Antonio Pappano.
Nella sua concezione simultanea per la danza e per la musica, Vesalii Icones, qui coreografato e interpretato da Jari Boldrini e dal violoncellista Vittorio Ceccanti, intreccia le stazioni della Croce con i disegni anatomici del De humani corporis fabrica di Vesalius (1543), realizzati da pittori della scuola di Tiziano. Con Vesalii Icones, che ha contribuito a creare la fama di Peter Maxwell Davies, verrà eseguito Fantasia and two Pavans, emblematico del suo polistilismo, volto a recuperare antiche forme gregoriane, rinascimentali, barocche, ma anche balli di sala. Il concerto riserva la prima esecuzione assoluta di Sonata for violin alone che Maxwell Davies ha composto nel 2013 per Duccio Ceccanti.
Indigene (8 ottobre, Corderie dell'Arsenale) è il dittico coreografico di Virgilio Sieni creato sulle musiche originali di Giovanni Dario Manzini, autore di musica sinfonica e da camera, che ha studiato arti visive oltre a composizione con l’improvvisatore jazz Tim Richards e alla Scuola di Fiesole con Andrea Portera, ed è stato selezionato lo scorso anno da Peter Eötvös per la finale del Concorso internazionale di composizione intitolato a Toru Takemitsu. Strutturata sul gioco combinatorio del duetto e del quartetto, la coreografia, con le 4 giovanissime interpreti di Buttefly Corner, avrà due fasi di presentazione: la prima durante il Festival di Danza alle Corderie dell’Arsenale per il ciclo Vita Nova, e la seconda nel corso del Festival di Musica.

MUSICA ALLE CORDERIE
Quattro spettacoli del 58. Festival sono strettamente legati al tema dell’allestimento della Mostra di Architettura alle Corderie dell’Arsenale, con un particolare riferimento alla storia recente del nostro Paese.
Il film Mancanza-Inferno di Stefano Odoardi, con le musiche di Andrea Manzoli, uno dei giovani compositori italiani più in vista (3 ottobre). Il film, girato all’Aquila, città distrutta dal terremoto del 2009 e non ancora ricostruita, è la storia visionaria di un Angelo molto umano – ispirato alle Elegie duinesi di Rilke e interpretato da Angélique Cavallari - che si aggira per le strade di una città in rovina e abbandonata, una città-inferno in cui 20 abitanti dell’Aquila si trovano imprigionati senza un’apparente possibilità di uscita. La musica si fonde con le immagini in un abbraccio estremo e indissolubile. Il film è un viaggio dentro le rovine di ogni essere umano. Mancanza-Inferno, prodotto dalla Strike fp e O film, è la prima parte di una Trilogia che sarà completata dagli episodi sul Purgatorio e Paradiso.
Stefano Odoardi, filmmaker e artista visuale che vive tra l’Italia e l’Olanda, è al suo terzo lungometraggio dopo l’esordio con Una ballata bianca. L’autore delle musiche Andrea Minzoli si è diplomato in composizione al Conservatorio Nazionale di Strasburgo perfezionandosi a Santa Cecilia; le sue musiche sono eseguite dall’Orchestra Sinfonica A. Toscanini, I Pomeriggi Musicali, i Neue Vocalsolisten, Algoritmo Ensemble, Orchestra della Toscana, fra gli altri.
Katër i Radës (Il naufragio, 12 ottobre), opera da camera del compositore albanese Admir Shkurtaj, realizzata in collaborazione con i Cantieri Teatrali Koreja di Lecce diretti da Salvatore Tramacere, ha come soggetto l’affondamento nel Canale d’Otranto della motovedetta Katër i Radës carica di 120 profughi in fuga dall’Albania piombata nel caos, speronata dalla nostra motovedetta Sibilla che ne contrastava il tentativo di approdo sulla costa italiana. In quel Venerdì Santo del 1997 perirono oltre 80 persone (31 avevano meno di 16 anni). La vicenda è diventata tragico simbolo dei “boat people” alla ricerca di un paese che restituisca loro la libertà e la dignità di esseri umani. Alessandro Leogrande, autore del reportage narrativo Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli 2011, Premio Ryszard Kapuscinski e Premio Paolo Volponi), firma il libretto dell’opera. A raccontare musicalmente la storia è Admir Shkurtaj, arrivato in Italia nel 1991, dove si diploma al Conservatorio di Lecce in composizione e in musica elettronica. Compositore e strumentista-improvvisatore (la fisarmonica è il suo strumento d’elezione), Shkurtaj scrive musica per teatro, film, formazioni cameristiche e orchestra. L’amore per la sua terra e per Bartók si riversa nella passione per le tradizioni musicali. Segue l’opera il concerto del coro polifonico albanese Violinat e Lapardhase (I violini di Lapardhà, in provincia di Valona), tra le formazioni più note in Albania, con esibizioni in Italia, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Grecia, Macedonia. Fondato nel 1983, è composto da 5 voci tutte maschili: tre principali, divise in Marres, che espone il canto, Kthyesi e Hedhesi in contrappunto al primo; le ultime due voci eseguono il cosiddetto Iso o bordone. Il coro ha un repertorio di più di 260 brani tra canti e melodie strumentali affidate al flauto doppio (cyla dyjare). I brani più conosciuti sono: Leggenda di Tana, Leggenda del ponte, Leggenda di Ymer Aga, Cosa hanno visto gli occhi di Joanina, Otranto. Autore dei testi e delle musiche è il rapsoda Fetì Ibrahimi.
Infine, Compasso da navegare propone il tema storico del Mare Nostrum, il Mediterraneo, nel concerto della Galata Electroacustic Orchestra (GEO), composta da 34 musicisti provenienti da Università e Conservatori di Istanbul, Barcellona, Cagliari e Genova diretti da Roberto Doati e Tolga Tüzün, in cui musica etnica e improvvisazione si fondono in un ambiente elettronico che ne moltiplica ed elabora le seducenti sonorità. L’originale organico della GEO, che prende il nome dal quartiere genovese di Istanbul, fonde infatti antico e moderno, tradizioni e generi musicali diversi, facendo dialogare strumenti classici (violoncello, arpa, percussioni), con altri della tradizione popolare anatolica (ney, tar, baglama, kemençe), e altri ancora appartenenti a mondi sonori diversi, come il jazz (sax, chitarra elettrica e basso elettrico), cui si aggiungono, in un’alchimia irripetibile, voci ed elettronica. La metafora usata per il concerto, Compasso da navegare, è il Portolano: ogni “nave” (un gruppo di musicisti) trasporta e “scarica” le proprie merci, la propria identità musicale, per caricarne altre. Il concerto è inserito nell’installazione sonora di Sinan Bökesoy, giovane compositore turco e artista multimediale, che costruirà un “ponte” tra il Bosforo e Venezia, mescolando il tappeto sonoro del porto di Istanbul con il continuum musicale, nel passaggio da uno stile all’altro, della musica dal vivo della GEO.

DAI SOLISTI AI GRANDI ENSEMBLE
Ogni anno il Festival offre la ribalta a grandi interpreti – dai nomi stabilmente presenti nelle istituzioni musicali ai nuovi e nuovissimi del panorama internazionale. È l’importanza della prassi esecutiva nella musica contemporanea, di cui l’interprete è anche ri-creatore, non solo virtuoso artefice.
Protagonisti del primo recital in programma (7 ottobre, Ca’ Giustinian) sono il ventottenne flautista Matteo Cesari, allievo di Mario Caroli, premiato con il Kranichsteiner Musikpreis di Darmstadt e Stipendienpreis del 44th Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, già solista per l’Intercontemporain, e il trentacinquenne contrabbassista Dario Calderone, allievo di Stefano Scodanibbio, primo premio al concorso W. Benzi e Stipendiumpreiz dell’Internationales Musikinstitut di Darmstadt, solista per molte orchestre e lo scorso anno fondatore dell’ensemble Maze. Il concerto impagina due novità assolute, entrambe per contrabbasso, composte dall’italiano Oscar Bianchi, vincitore del Gaudeamus nel 2005, in residenza a Berlino, Varsavia e Johannesburg, e dal cipriota Yannis Kyriakides, direttore artistico dell’ensemble MAE e docente di composizione al Conservatorio dell’Aia, interessato alla combinazione tra forme tradizionali e mezzi digitali. Si ascolteranno inoltre: Ira-Arca per flauto basso e contrabasso, che Beat Furrer, co-fondatore e anima del Klangforum Wien, basa sul principio formale dell’hoquetus, alternando periodi di quasi immissione ed emissione del respiro; own pace (amnesia 3), terzo di un ciclo di 5 pezzi tutti dedicati al tema dell’oblio, a frammenti musicali di “materiali dimenticati” qui trasformati e ricodificati da Silvia Borzelli, italiana residente ad Amsterdam; e beyond (a system of passing) di Matthias Pintscher, autore di successo e attivo come direttore d’orchestra in tutta Europa. Corona questa sequenza di autori Ioji Yuasa, figura essenziale della musica giapponese, fondatore dell’Experimental Workshop di Tokyo con Toru Takemitsu, vincitore di due Prix Italia (1966 e 19667) e del Suntory Music Award (1996). A Venezia presenterà Termes of temporal detailing - Hommage to David Hockney.
Il secondo recital in programma, con pianoforte e percussioni (11 ottobre, Ca’ Giustinian), si avvale dell’alto livello tecnico e interpretativo di Francesco Prode, dal curriculum importante e ricco, dedito al contemporaneo dopo l’incontro con Stockhausen a Kürten nel 2005, e Dario Savron, che ha suonato con orchestre come la Royal Concertgebouw di Amsterdam, della Radio olandese, del Teatro dell’Opera di Roma, dell’Arena di Verona, ed è attivo anche come compositore. Il concerto affianca nomi di rilievo: Philippe Hurel, fondatore con André Valade dell’ensemble Cort-circuit con un brano in omaggio al maestro dello spettralismo francese, Tombeau in Memoriam Gérard Grisey; Luigi Nono con uno dei suoi pezzi più eseguiti, ...sofferte onde serene…, dove il pianofote dal vivo si amplia con quello elaborato e registrato su nastro (Alvise Vidolin all’elettronica); il compositore franco-greco Georges Aperghis, punto di riferimento obbligato del teatro musicale francese, con Quatre pièces fébriles, che definisce “un gioco di specchi tra pianoforte e marimba, tra attacchi taglienti e la loro risonanza”. Infine il compositore italo-tedesco Fabio Nieder, con la passione per il canto di tradizione tedesca che eredita da una formazione in ambienti culturali mitteleuropei, da cui il rapporto privilegiato con il Lied, come quello composto per Dario Savron, Thümmels Vergissmein-Lied per marimba, cantante e soundfile, un pezzo di alta acrobazia, dove il cantante è lo stesso percussionista, un “strumento-uomo” come scrive Nieder, dato che il canto sembra uscire dalla marimba insieme alle note, fuse in un colore complesso con i rumori di “onde corte”, pioggia, grandine, acqua, vento, fino al rumore “bianco”.  
Dall’interpretazione solista ai grandi ensemble europei con l’Intercontemporain e il Divertimento, formazioni illustri dedicate alla musica contemporanea. Il Divertimento Ensemble, diretto da Sandro Gorli (10 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale), focalizza il concerto su quattro autori italiani appartenenti alle nuove generazioni: Daniele Ghisi con Abroad, che mette in musica le poesie inglesi di Pessoa contrapponendo l’universo acustico dei Sonetti (letterariamente accademici) a quello elettroacustico delle Iscrizioni (all’insegna della libertà espressiva); Stefano Bulfon con Die Art des Meinens costruito tra “scrittura evolutiva e procedimenti pseudo-iterativi”; Aureliano Cattaneo con Canto, in cui cerca la continuità della nota cantata e la sottile vibrazione della “messa in voce”; infine Fabio Nieder, autore di Der Schuh auf dem Weg zum Saturnio che, con il brano dedicato a Dario Savron, costituisce uno dei tanti tasselli della futura opera Thümmel ovvero l’estinzione della parola, ispirata alla figura omonima del pittore triestino.
In apertura di concerto Nordwesten, uno degli otto capitoli di Die Stücke der Windrose di Mauricio Kagel, un viaggio musicale attraverso le culture più diverse (klezmer, indios, sonorità polinesiane, jazz e ragtime), che ci obbliga a cambiare ogni volta punto di vista sfidando le convenzioni. Protagonista è una Salonorchester, ensemble originariamente destinato alle musiche da ballo nei salotti e nei caffè, che Kagel sceglie in nome del “grande valore della musica folclorica”. Con Nordwesten si parte per le Ande: “In questo pezzo mi sono riferito per la prima volta alla musica autoctona delle Ande sudamericane – scrive Kagel. Inoltre in Nordwesten, dopo la prima parte nella quale si avvicina al podio una processione indiana immaginaria, ha luogo un ballo di commiato, che ho scritto usando una polipentatonia rigorosa, come omaggio a un sistema sonoro che ci è sicuramente rimasto estraneo”.
L’Intercontemporain in scena con i suoi 14 affiatati musicisti diretti dal giovane franco-canadese Jean Michaël Lavoie (11 ottobre, Teatro alle Tese), che ha debuttato al Teatro alla Scala nel 2011 e poi con l’Orchestra di Radio France e la Toronto Symphony Orchestra, fra le altre, presenta un programma di grande interesse con alcuni compositori in forte ascesa, appartenenti agli anni ’80 e provenienti da Israele, Repubblica Ceca, Giappone.
In prima esecuzione assoluta verrà eseguito un nuovo lavoro, commissionato dall’ensemble e dalla Biennale di Venezia, dell’israeliano Amir Shpilman, che ha studiato composizione con Efim Yoffe a Tel-Aviv, poi a Parigi e infine a New York, dove ha conseguito il master alla City University con Jason Eckardt. Attivo anche come interprete e organizzatore, Shpilman è stato membro del ConTempo ensemble di Ursula Oppens, ha fondato il Cuny NewMusic Festival e fondato l’ensemble Moto Perpetuo. Il suo recente brano Hedef per 15 strumenti è stato eseguito in prima mondiale da membri dell’ensemble Intercontemporain e Modern congiunti sotto la guida di Matthias Pintscher, vincendo il primo premio dell’Heidelberg Spring Festival, Young Composers Academy.
Chamber Nôise per violoncello e contrabbasso è presentato dal trentacinquenne ceco Ondrej Adámek, che ha ricevuto commissioni da importanti ensemble e istituzioni musicali (Klangforum Wien, Festival di Lucerna, Diotima String Quartet, Donaueschingen Festival, Warsaw Autumn). Nella sua musica il suono acquista un colore particolare con nuove tecniche esecutive cheAdámek ha ideato per gli strumenti classici, o con strumenti nuovi di sua invenzione, o ancora con la combinazione tra video, suoni elettroacustici e ensemble strumentale.
Dai Fujikura, nativo di Osaka ma fin da giovanissimo residente a Londra, dove ha studiato con Edwin Roxburgh, Daryl Runswick e George Benjamin, è alla Biennale con Fifth Station. La sua carriera è stata fulminante e oggi la sua musica è eseguita da Caracas a Oslo,  a Lucerna e Parigi, ma soprattutto Dai Fujikura riceve commissioni dalle migliori istituzioni musicali, come recentemente dai BBC Proms; in Francia la sua prima opera, con il coreografo e regista Saburo Teshigawara, è coprodotta dal Théâtre des Champs Elysées, l’Opera di Losanna e quella di Lille; la sua musica è programmata ai Festival di Lucerna, Salisburgo, Punkt di Oslo; ha lavorato con direttori come Pierre Boulez, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös, Jonathan Nott, Alexander Liebreich. Il primo disco interamente dedicato alla sua musica, Secret Forest, è stato pubblicato da NMC nel 2012 e nel 2013 Commons ha pubblicato Mirrors con quattro dei suoi lavori orchestrali. Un prossimo album di suoi lavori è in pubblicazione con l’etichetta Kairos. Fujikura ha collaborato anche con il mondo del pop e del jazz sperimentale: con Ryuichi Sakamoto, David Sylvian, Jan Bang.
Accanto a questi autori più giovani, il pianista, violinista e compositore Denys Bouliane, allievo di Ligeti alla Hochschule für Musik di Amburgo dal 1980 all’85, dopo il master in composizione alla Laval University di Québec City, oggi fra i maggiori esponenti canadesi della musica contemporanea, assurto negli ultimi vent’anni a fama europea con esecuzioni dei maggiori ensemble e orchestre (Modern, Court-Circuit, Icarus, MuikFabrik, London Sinfonietta, Mozarteaum Orchester Salzburg e WDR Sinfonieorchester). Alla Biennale verrà eseguito Rythmes et échos des rivages anticostiens, una visionaria ricostruzione della musica dei propri antenati, immaginati sulle sponde dell’Isola canadese di Anticosti. Il concerto si conclude con un brano del maestro György Ligeti: Concerto da camera per 13 strumentisti, appartenente alla fine degli anni ’60, il periodo più fertile del compositore ungherese, che dopo tante sperimentazioni approda a una totale libertà di linguaggio musicale che egli stesso definisce con non poca ironia “né tonale, né atonale”.